Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 24 Luglio.

Accadde che:

1943 (78 anni fa): avviene la seduta segreta del Gran consiglio del fascismo, in cui viene discusso l’Ordine del giorno Grandi, che porterà alle dimissioni di Benito Mussolini. Gli eventi furono il risultato di manovre politiche parallele avviate dal gerarca Dino Grandi e dal re Vittorio Emanuele III, il cui esito finale fu la caduta del governo fascista dopo quasi ventuno anni, l’arresto di Mussolini e la conseguente nomina da parte del re di un nuovo capo del governo nel maresciallo dell’esercito Pietro Badoglio. Alle 17:00 del 24 luglio, i 28 membri del Gran Consiglio del Fascismo si incontrarono attorno a un massiccio tavolo a forma di U nella “Stanza del pappagallo” di Palazzo Venezia. I consiglieri erano tutti in uniforme fascista con sahariana nera. Il posto di Mussolini era un’alta sedia, e il suo tavolo era decorato con un drappo rosso coi fasci. Per la prima volta nella storia del Gran Consiglio, né le guardie del corpo di Mussolini, i Moschettieri del Duce, né un distaccamento dei battaglioni “M” erano presenti nel massiccio palazzo rinascimentale. Mussolini iniziò a parlare per primo, riassumendo la situazione bellica, poi Grandi illustrò il suo ordine del giorno con il quale chiedeva in sostanza il ripristino “Di tutte le funzioni statali” e invitava il Duce a restituire il comando delle forze armate al re. Mussolini, invece, affermò impassibile di non avere nessuna intenzione di rinunciare al comando militare. Si avviò il dibattito che si protrasse fino alle undici di sera. Grandi diede un saggio delle sue grandi capacità oratorie: dissimulando abilmente lo scopo reale del suo O.d.G., si produsse in un elogio sia di Mussolini sia del re. Alla fine, il Capo del governo non espresse alcun parere e, adottando un atteggiamento passivo, decise di passare subito alla votazione degli O.d.G. La votazione sull’ordine del giorno Grandi si concluse con: 19 voti a favore (tra cui quello di Galeazzo Ciano), 7 contrari, uno  astenuto, mentre Roberto Farinacci uscì dalla sala. L’indomani, domenica 25 luglio, Mussolini si recò a Villa Savoia, residenza reale per un colloquio con il re, che durò venti minuti: il re comunicò a Mussolini la sua sostituzione da capo del governo con il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio; poi lo fece arrestare all’uscita di Villa Savoia, con la motivazione di aver portato il popolo italiano nella seconda guerra mondiale, di essersi alleato con la Germania nazista e di essere responsabile della disfatta nell’invasione della Russia.

1949 (43 anni fa):  Fausto Coppi vince il Tour de France precedendo in classifica Gino Bartali, primo ciclista a fare l’accoppiata Giro-Tour nello stesso anno. Soprannominato “il Campionissimo” o “l’Airone”, fu il corridore più famoso e vincente dell’epoca d’oro del ciclismo, considerato uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi. Formidabile passista, ottimo scalatore e buon velocista, era un corridore completo, adatto ad ogni tipo di competizione su strada. Professionista dal 1939 al 1959, si impose sia nelle più importanti corse a tappe, sia nelle maggiori classiche di un giorno. Vinse cinque volte il Giro d’Italia e due volte il Tour de France. Leggendaria fu la sua rivalità con Gino Bartali, che divise l’Italia nell’immediato dopoguerra. Celebre, nell’immortalare un’intera epoca sportiva, è la foto che ritrae i due campioni, mentre si passano una bottiglietta durante una salita al Tour del 1952. Le sue imprese e le tragiche circostanze della morte ne hanno fatto un’icona della storia sportiva italiana e, a decenni dalla scomparsa, la sua popolarità e fama appaiono immutate. Il 1949 è l’anno della sua definitiva consacrazione internazionale. Dopo una serie di vittorie, affronta il suo primo Tour de France. L’”Airone” vince quel Giro con 23’47” su Bartali e 38’27” su Giordano Cottur. Il giornalista Mario Ferretti apre la sua radiocronaca con una frase entrata nella storia del ciclismo: «Un uomo solo è al comando; la sua maglia è bianco-celeste; il suo nome è Fausto Coppi».

Nato oggi:

1802 (219 anni fa): nasce a Villers-Cotterêts (Francia)  Alexandre Dumas, spesso chiamato Alexandre Dumas padre per distinguerlo dal figlio omonimo, scrittore e drammaturgo. Maestro del romanzo storico e del teatro romantico, è famoso soprattutto per i capolavori “Il conte di Montecristo” e la trilogia dei moschettieri formata da “I tre moschettieri”, “Vent’anni dopo e “Il visconte di Bragelonne“. Con l’arrivo del successo, Dumas inizia a condurre una vita al di sopra delle proprie possibilità economiche, eccentrica e piena di eccessi. Nel 1844 acquista un terreno nei pressi di Parigi, dove fa costruire il “Castello di Montecristo”, un edificio in cui si mescolano diversi stili, dal rinascimento, al gotico, al barocco. Nel 1847 inaugura un proprio teatro, il “Théâtre-Historique”, dove vengono rappresentate le opere dei maggiori autori del passato. Dopo solo tre anni però il teatro fallisce. Rovinato dai debiti vende all’asta il suo castello e nel 1851, cercato da più di 150 creditori, deve riparare in Belgio, ritornando a Parigi nel 1854. Grande ammiratore di Garibaldi, cerca di inviare armi alla Spedizione dei Mille. Entra a Napoli assieme alla spedizione e rimane nel capoluogo campano per tre anni, dove è “Direttore degli scavi e dei musei”, ma nel 1864 lascia la sua carica pressato dal malumore dei napoletani, che poco tollerano la presenza di uno straniero a ricoprire una carica così prestigiosa. Dal suo soggiorno a Napoli, Dumas scrive “Il Corricolo” e “La San-Felice”, biografia romanzata di Luisa Sanfelice, nobildonna napoletana che appoggiò la Repubblica Partenopea. Muore il 5 dicembre 1870 a  Senna marittima (Francia). Le sue ceneri furono trasferite al Panthéon, di Parigi, il 30 novembre 2002.