Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 28 Luglio.

Accadde che:

1794 (227 anni fa):  a Parigi, Maximilien de Robespierre, chiamato “L’Incorruttibile” leader rivoluzionario francese dei giacobini, viene ghigliottinato in Place de la Revolution (odierna Place de la Concorde). In Francia, infatti, molti iniziarono a ritenere sempre più eccessive e non necessarie le misure terroristiche di Robespierre, così egli si trovò sempre più isolato all’interno dello stesso Comitato di Salute Pubblica, anche grazie a politiche percepite come sempre più assolutistiche, come l’instaurazione di un culto della dea Ragione come nuova religione di Stato, finché, rifugiatosi all’Hotel de Ville dopo essere stato arrestato e poi rilasciato, di nuovo arrestato fu condotto moribondo, alla ghigliottina. Di professione avvocato, alla convocazione degli Stati Generali del maggio 1789, fu eletto come membro del terzo stato, cominciò così la sua carriera politica. Nei suoi interventi, al riguardo dell’elaborazione della nuova Costituzione, si batté perché non fossero concessi privilegi e fu tra coloro che proposero e votarono la nascita della Prima Repubblica Francese, l’adozione del nuovo calendario rivoluzionario, la Costituzione Civile del Clero, labolizione della tortura, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, l’abolizione dei cosiddetti “reati immaginari” come l’omosessualità o l’eresia. Con l’abolizione della monarchia, il 21 settembre 1792, e la nascita della Repubblica, il potere passò nelle mani della Convenzione Nazionale, il nuovo nome dell’Assemblea Costituente, guidata prima dai Girondini e poi dai Montagnardi, dei quali facevano parte i Giacobini  e del Comitato di Salute Pubblica, di cui Robespierre divenne uno dei membri a partire dal luglio del 1793, sostituendo Danton come principale leader del gruppo. Sebbene da sempre in linea di massima contrario alla pena di morte, successivamente si convinse che andasse invece usata nel tempo della guerra e della rivoluzione. Votò così a favore della condanna a morte di Luigi XVI e approvò le leggi del Terrore volute dal Comitato di Salute Pubblica. ll numero delle vittime causate dal periodo del Terrore è quantificabile con difficoltà. Tra le persone ghigliottinate vi furono nobili come la regina Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, il chimico Antoine-Laurent de Lavoisier, oltre che rivoluzionari come lo stesso Danton.

1914 (107 anni fa): scoppia la Prima guerra mondiale: l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, dopo che questa non è riuscita a rispettare tutte le condizioni dell’ultimatum del 23 luglio, che gli era stato posto a seguito dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, per mano del nazionalista serbo Gavrilo Princip. La decisione arrivò al termine di quella che è definita “Crisi di luglio”. Nei giorni successivi all’assassinio, infatti, la Germania insistette affinché l’impero austro-ungarico attaccasse rapidamente la Serbia, offrendo la propria disponibilità  a entrare nel conflitto, anche nel caso di un impegno della Russia. Ne seguirono complesse trattative che partorirono l’ultimatum consegnato alla Serbia il 23 luglio, con l’obbligo di rispondere entro le ore 18 del 25 luglio. Due minuti prima della scadenza fissata, il primo ministro serbo Pašić consegnò la risposta all’ambasciatore austriaco, von Gieslingen. Questi, constatato che la replica rispondeva solo parzialmente alle dure richieste da parte austro-ungarica, comunicò immediatamente la decisione di abbandonare Belgrado con tutto il personale diplomatico. I due giorni seguenti furono frenetici, ma ogni ulteriore tentativo di diplomazia fallì, così si arrivò alla dichiarazione di guerra. Ciò determinò  l’irrimediabile acuirsi della crisi e la progressiva mobilitazione delle potenze europee per il gioco delle alleanze tra i vari stati. La Russia, in nome dell’amicizia etnica ed economica con la Serbia, iniziò la mobilitazione del proprio esercito. Allarmata dalla mobilitazione della Russia, la Germania le dichiarò guerra il 1º agosto 1914 e, seguendo lo schema del piano Schlieffen, due giorni dopo attaccò la Francia. Con l’invasione tedesca del Belgio,  anche la Gran Bretagna il 4 agosto dichiarò guerra alla Germania. La diplomazia aveva ormai lasciato il posto alle armi. Con la dichiarazione di guerra dell’Austria-Ungheria alla Serbia del 28 luglio 1914, per l’Italia si pose il problema di decidere o meno sulla neutralità contemplata dal trattato della Triplice, il quale all’articolo 4 prevedeva che in caso una delle potenze firmatarie avesse attaccato un paese terzo, le altre due alleate avevano il diritto di rimanere neutrali, ma l’l’esercito italiano era del tutto impreparato ad una guerra su vasta scala, pertanto dichiarò la sua neutralità. La I Guerra Mondiale si concluse definitivamente l’11 novembre 1918, il bilancio in vite umane e feriti fu senza precedenti: 8,5 milioni i morti e 20 milioni i feriti gravi. Alle perdite umane, si aggiunse l’enorme distruzione di risorse materiali, che a livello economico si tradussero in un enorme aumento dei debiti pubblici degli stati.

Scomparso  oggi:

2004 (17 anni fa): muore a Orsigna (Pistoia) Tiziano Terzani giornalista e scrittore. Nato a Firenze il 14 settembre 1938, è stato un profondo conoscitore del continente asiatico e uno dei giornalisti italiani di maggior prestigio a livello internazionale,
autore, inoltre, di reportage e racconti tradotti in tutto il mondo. Un grande  maestro di vita, soprattutto negli ultimi anni del suo percorso, quando con il suo atteggiamento, la sua profonda comprensione della vita e della morte insegnò come si possa vivere e morire con infinita serenità, Le sue ultime memorie sono registrate in un’intervista televisiva intitolata “Anam, il senzanome e nel libro postumo “La fine è il mio inizio, in cui Terzani riferisce al figlio Folco le proprie riflessioni di tutta una vita. Terzani non fu molto conosciuto in Italia, durante la sua attività giornalistica, poiché la testata per la quale lavorava principalmente era un periodico tedesco, ma oggi è ampiamente riconosciuto quale uno dei massimi scrittori italiani di viaggi del XX secolo, appassionato cronista del proprio tempo, entusiasta ricercatore della verità degli avvenimenti e dei suoi protagonisti. Una mente tra le più lucide, progressiste e non violente di inizio XXI secolo. Terzani il successo l’ha sudato, conquistato di trincea in trincea, di viaggio in viaggio, di delusione in delusione. Uomo, giornalista, viaggiatore, ricercatore spirituale che non si è mai lasciato abbagliare dalle “Illuminazioni” facili e che ha sempre mantenuto i piedi ben saldi a terra anche sulle vette dell’Himalaya. Lo scrittore ha esposto il grande problema della società occidentale, la presunzione dell’uomo bianco che crede di essere superiore a tutti gli altri abitanti della Terra, ha chiarito come la civiltà occidentale, che si considera più evoluta di altre, abbia cancellato tradizioni millenarie come quelle legate alla popolazione aborigena. “Siamo noi che non vogliamo sentire che c’è altro al di là della materia. Tutto il mondo di oggi si fonda sulla materia. L’acquisizione, l’avere più che l’essere, la concorrenza. Pensa: un ragazzino oggi va a scuola e invece di scoprire le gioie della terra e del mondo, le regole e le meraviglie, la prima cosa che gli insegniamo e li imponiamo è essere concorrente del suo vicino”. In questo monologo sulla felicità ribadisce che tutto il nostro mondo è fondato sul profitto; che fin da piccoli, già dai primi anni di scuola, ci insegnano a sopraffare gli altri, con qualsiasi mezzo, per primeggiare. Ci spiega come le distorsioni del sistema economico moderno ci abbiano portato all’infelicità. “In tutta la mia vita ho visto rivoluzioni fallite. L’Unione Sovietica, i massacri di quel regime in nome di un sogno, un grande sogno orribile, un incubo… Risultato: una grande povertà sia materiale che spirituale. Allora forse è il momento di pensare che la sola rivoluzione che è possibile fare è dentro di noi, cominciare da noi”. La sola rivoluzione che è possibile fare è dentro di noi, egli  lo ha capito vivendo a diretto contatto con la natura, in una foresta di rododendri, su una delle montagne più alte dell’India. Qui ha compreso che le rivoluzioni violente e i massacri della storia non hanno portato alcuna felicità. Infine, vi lasciamo con questo aforisma: “Ormai nessuno ha più tempo per nulla. Neppure di meravigliarsi, inorridirsi, commuoversi, innamorarsi, stare con se stessi. Le scuse per non fermarci a chiedere se questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.”