Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 7 Agosto.

Accadde che:

1420 (601 anni fa): inizia la costruzione della cupola a copertura della crociera del Duomo di Firenze di Santa Maria del Fiore, un edificio destinato a cambiare la storia del mondo. Un’impresa considerata “impossibile” a cui sarà in grado di dare risposta solo un uomo, Filippo Brunelleschi di cui erano note non solo la maestria d’architetto, ma an­che l’intelligenza. Con questo capolavoro inizia, convenzionalmente, la grande stagione dell’Umanesimo e del Rinascimento. La Cupola è innanzitutto il simbolo dell’Universo, del suo ordine e della sua bellezza; per i cristiani parla di Dio e del suo ricongiungimento con gli uomini. Un’immensa struttura, si presume costituita da più di 4 milioni di mattoni. Sarà il modello per altre cupole nel mondo, prima fra tutte quella di San Pietro in Vaticano su progetto di Michelangelo. Grazie alla fondamentale rilevanza che essa ha rivestito per il successivo sviluppo dell’architettura e della moderna concezione del costruire, essa è tutt’oggi considerata da alcuni la più importante opera architettonica mai edificata in Europa dall’epoca romana. Nel 1418 l’Opera del Duomo bandì un concorso pubblico per la costruzione della cupola. In seguito al concorso, che pure ufficialmente non ebbe vincitori, Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti furono nominati capomaestri. Nel 1423 Ghiberti venne estromesso dai lavori, che passarono interamente in mano a Brunelleschi. Il cantiere procedette così senza apprezzabili interruzioni, fino a quando, nell’agosto del 1436, venne celebrato ufficialmente, con la solenne benedizione di Papa Eugenio IV, il completamento della fabbrica. Terminata la costruzione della cupola venne indetto un altro concorso pubblico per la lanterna, vinto sempre da Brunelleschi. I lavori iniziarono però solo nel 1446, pochi mesi prima della morte dell’architetto; essi proseguirono allora sotto la direzione dell’amico e seguace Michelozzo di Bartolomeo, per essere infine terminati da Antonio Manetti il 23 aprile 1461.

1974 (47 anni fa): Philippe Petit cammina su un cavo d’acciaio teso tra le cime delle Twin Towers di New York,  a più di 400 metri di altezza. Fece avanti e indietro per otto volte sul cavo di acciaio lungo più di 60 metri, vestito di nero e con un’asta per tenersi in equilibrio: camminò, si sdraiò sul filo, si inginocchiò e salutò gli spettatori-osservatori, che nel frattempo avevano preso a osservarlo e applaudirlo. La polizia, che era accorsa nel frattempo, gli ordinò di fermarsi, e quando decise di farlo fu arrestato. Agli agenti che lo arrestavano, Petit disse: «quando vedo tre arance, faccio il giocoliere, quando vedo due torri, ho voglia di passare da una all’altra». Visto il successo dell’impresa, che nel frattempo aveva ottenuto grande copertura mediatica, il procuratore distrettuale di New York fece cadere tutte le accuse formali a suo carico: lo condannò soltanto ad esibirsi per i bambini a Central Park. Nato in una famiglia piccolo borghese di Nemours, una cittadina a sud di Parigi, a sedici anni scoprì la sua passione per il funambolismo e prese ad addestrarsi da autodidatta. La sua prima performance, che lo fece conoscere al mondo, fu a Parigi nel 1971: Petit tese una corda tra i due campanili della cattedrale di Notre Dame e camminò tra le torri, mentre dal basso lo osservavano stupite centinaia di persone, ma l’impresa che lo rese definitivamente celebre, però, fu quella compiuta camminando su una fune tesa tra le Twin Towers di New York.

Scomparso oggi:

1957 (64 anni fa): muore a  North Hollywood (California) Oliver Norvell Hardy attore comico. Nato ad Harlem (Georgia) il 18 gennaio 1892, ha costituito con Stan Laurel la più famosa coppia comica della storia del cinema.  Il duo Laurel & Hardy, in Italia, fu ribattezzato “Stanlio e Ollio. Hardy è stato un innovatore soprattutto per quanto concerne la gestualità, fatta di movenze buffe, ma al contempo eleganti e agili, nonostante la sua non indifferente mole fisica. In particolare il talento comico di Oliver Hardy era caratterizzato dal camera-look: un espediente cinematografico consistente nel rivolgersi direttamente agli spettatori per ricercarne la complicità, guardando direttamente nella cinepresa. Questo meccanismo filmico, gradito dal pubblico che si sentiva così coinvolto nel racconto cinematografico, fu uno dei punti di forza dell’attore americano nelle pellicole con Stan Laurel. Da ragazzo i suoi lo iscrivono dapprima all’accademia militare della Georgia, in seguito al conservatorio di Atlanta dove ottiene buoni risultati. Tuttavia, le difficoltà economiche in cui versa la sua famiglia gli impediscono di proseguire la carriera di cantante. Dopo i 18 anni attirato inesorabilmente dal cinema e dallo spettacolo, si adatta a fare qualunque cosa pur di stare in quel mondo che adora. Nel 1913  si presenta alla Lubin Motion Picture e ottiene un contratto come attore a Jacksonville. Farà il cattivo, per cinque dollari la settimana. Nel 1915 recita il suo primo film comico da protagonista, dal titolo “L’aiutante attacchino”. In California incontra per la prima volta Stan Laurel, i due si ritrovano, ancora una volta, insieme per puro caso e da qui nascerà il sodalizio che si consolida pian piano, fino ad arrivare al grande successo. Negli “Anni d’oro”, quelli degli Hal Roach’s Studios, dal 1926 al 1940, Stan Laurel e Oliver Hardy producono 89 film, di cui 30 cortometraggi muti e 43 cortometraggi sonori. Dopo tanto successo, però, arriva la parabola discendente. Stan si ammala durante la lavorazione del loro ultimo film “Atollo K” e anche la salute di Oliver è pessima. Alla morte di Oliver Stan, pur consapevole delle pessime condizioni dell’amico, rimase comunque sconvolto alla notizia. Dichiarò alla stampa: «Che cosa c’è da dire. È scioccante, naturalmente. Ollie era come un fratello. Questa è la fine della storia di Laurel e Hardy». Includendo anche le pellicole in cui appare senza Laurel, dal 1914 al 1951, Hardy ha interpretato oltre 250 film, il che fa di lui uno degli attori più prolifici della storia del cinema. Il doppiaggio italiano di Oliver Hardy, quella particolare voce riconoscibile tra mille, appartiene a un vero mito del cinema di casa nostra, il grandissimo Alberto Sordi.