Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 10 Agosto.

Accadde che:

1860 (161 anni fa): avviene la strage di Bronte, un episodio avvenuto durante la spedizione dei Mille, in seguito a un’insurrezione popolare nei confronti dei nobili e della borghesia locale, della quale furono vittime sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, comandate da Nino Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo degli arresti tra la popolazione civile, ai quali seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi. Quando Bixio cominciò la propria inchiesta sui fatti accaduti una larga parte dei responsabili era fuggita altrove, mentre alcuni colsero l’occasione per accusare gli avversari politici. Il tribunale misto di guerra, in un frettoloso processo durato meno di quattro ore, giudicò ben 150 persone e condannò alla pena capitale l’avvocato Nicolò Lombardo (che, acclamato sindaco dopo l’eccidio, era stato additato come capo della rivolta), insieme con altre quattro persone: Nunzio Ciraldo Fraiunco, Nunzio Longi Longhitano, Nunzio Nunno Spitaleri e Nunzio Samperi. All’alba del 10 agosto, i condannati vennero portati nella piazzetta antistante il convento di Santo Vito e collocati dinanzi al plotone d’esecuzione. Alla scarica di fucileria morirono tutti, ma nessun soldato ebbe la forza di sparare a Nunzio Ciraldo Fraiunco, il povero pazzo del paese, che risultò incolume. Il poveretto, nell’illusione che la Madonna Addolorata lo avesse miracolato, si inginocchiò piangendo ai piedi di Bixio invocando la vita; ricevette una palla di piombo in testa e così morì, colpevole solo di aver suonato una trombetta di latta. Alla luce delle successive ricostruzioni storiche si è appurato come Niccolò Lombardo fosse totalmente estraneo alla rivolta e, invitato a fuggire da più parti, si sarebbe rifiutato per poter difendere il proprio onore. Nel racconto “Libertà”, inserito tra le Novelle Rusticane di Giovanni Verga, viene ripreso il tema della strage, secondo Sciascia in chiave apologetica per Bixio e i garibaldini, e di accentuazione delle responsabilità dei rivoltosi: l’omissione della presenza storica dell’avvocato Lombardo e, soprattutto, la trasformazione letteraria del “Pazzo del paese” (tra i condannati a morte di Bixio) in “Nano”, per attenuare la gravità della condanna capitale di un innocente, per giunta non in pieno possesso delle sue facoltà mentali. I fatti di Bronte sono citati anche da Carlo Levi ne Le parole sono pietre”.

1916 (105 anni fa): durante la  Prima guerra mondiale, a Pola, viene giustiziato dagli austriaci Nazario Sauro comandante marittimo e patriota, medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Si dice che prima di porgere il collo al boia gridò tre volte “Viva l’Italia Morte all’Austria”. Il 30 luglio 1916, in qualità di ufficiale di rotta, si imbarcò a Venezia, al comando del tenente di vascello Ubaldo degli Uberti, con il quale avrebbe dovuto effettuare un’incursione su Fiume, ma l’unità, spostata improvvisamente dalla corrente, andò ad incagliarsi sullo scoglio della Galiola, all’imbocco del golfo del Quarnaro. Risultati vani tutti i tentativi di disincaglio, distrutti i cifrari di bordo e le apparecchiature e predisposta per l’autoaffondamento, l’unità fu abbandonata dall’equipaggio e Sauro, allontanatosi volontariamente da solo su un battellino, venne intercettato dal cacciatorpediniere  Satellit e fatto prigioniero. Alla cattura, seguì il processo nel tribunale della Marina austriaca di Pola. Dopo aver dichiarato la falsa identità di Nicolò Sambo, Sauro venne riconosciuto dai concittadini. Infine, il confronto drammatico con la madre che, pur di salvarlo dalla forca, negò di conoscerlo. La condanna a morte arrivò, ugualmente, eseguita tramite impiccagione. Dopo l’esecuzione, avvenuta alle 19:45, il corpo di Nazario Sauro fu sotterrato di notte e in maniera segreta dagli austriaci, in area sconsacrata nei pressi del cimitero militare. Solo al termine della guerra la Marina italiana riuscì a sapere il luogo ove era stato sepolto e provvide a riesumarne la salma, per dargli una degna sepoltura. Gabriele D’Annunzio, quando seppe dell’impiccagione di Nazario Sauro e venne a conoscenza del contenuto delle lettere, chiamò Stringari dicendogli: «L’ho incomodata, ma sono certo di essere perdonato quando ella sappia che si tratta del glorioso Nazario Sauro, che prescelse lei a depositario delle due mirabili lettere-testamento, destinate una alla moglie e una al figlio Nino. Io intendo illustrare ed esaltare la figura del Martire».

Scomparso oggi:

258 (1763 anni fa): muore nella Chiesa di San Lorenzo in Panisperna (Roma)  San Lorenzo, uno dei sette diaconi di Roma. Nato nella Spagna romana il 31 dicembre d. C. venne martirizzato durante la persecuzione voluta dall’imperatore romano Valeriano nel 257. La Chiesa cattolica lo venera come santo. Ancora giovane, fu inviato a Saragozza per completare gli studi umanistici e teologici; fu qui che conobbe il futuro papa Sisto II. Questi insegnava in quello che era, all’epoca, uno dei più noti centri di studi della città e, tra quei maestri, il futuro papa era uno dei più conosciuti ed apprezzati. Tra maestro e allievo iniziarono un’amicizia e una stima reciproche. In seguito entrambi, seguendo un flusso migratorio allora molto vivace, lasciarono la Spagna per trasferirsi a Roma. Quando il 30 agosto 257 Sisto fu eletto vescovo di Roma, affidò a Lorenzo il compito di arcidiacono, cioè di responsabile delle attività caritative nella diocesi di Roma, di cui beneficiavano 1500 persone fra poveri e vedove. Al principio dell’agosto 258, l’imperatore Valeriano aveva emanato un editto, secondo il quale tutti i vescovi, i presbiteri e i diaconi dovevano essere messi a morte. Sorpreso mentre celebrava l’Eucaristia nelle catacombe di Pretestato, papa Sisto II fu ucciso il 6 agosto insieme a quattro dei suoi diaconi; quattro giorni dopo, il 10 agosto, fu la volta di Lorenzo, che aveva 33 anni. Non si è certi se egli fu bruciato con graticola messa sul fuoco. A partire dal IV secolo Lorenzo è stato uno dei martiri più venerati nella Chiesa di Roma. Costantino I fu il primo ad edificare un piccolo oratorio nel luogo del suo martirio. Tale costruzione fu ampliata e abbellita da Pelagio II. Secondo la leggenda, il giovane diacono Lorenzo fu arso vivo su una graticola, i cui carboni ardenti furono associati al fenomeno delle stelle cadenti, chiamate anche lacrime di San Lorenzo. Oggi però sappiamo bene che quelle che vediamo sono le Perseidi, uno sciame meteorico proveniente dalla Costellazione di Perseo, che attraversano la Terra durante il periodo estivo. Le prime osservazioni delle Perseidi risalgono al 36 d.C. ad opera dei Cinesi, ma le tradizioni più interessanti risalgono principalmente all’antica Roma e all’antica Grecia, dove le stelle cadenti erano viste come segni divini. Ad esempio, a Sparta, ogni 9 anni, il re veniva sottoposto al giudizio delle stelle: se infatti durante il nono anno veniva avvistata una stella cadente, ciò era considerato un segno sfavorevole degli dei e dunque il re veniva deposto. Inoltre, il periodo in cui noi guardiamo le stelle cadenti nell’antica Grecia veniva collegato alle falloforie, processioni sacre per rendere i terreni più fecondi e il raccolto più abbondante. A Roma, Agosto era il mese dedicato all’imperatore Augusto, durante il quale venivano celebrate molte feste legate al mondo agricolo. Tali festeggiamenti erano spesso accompagnati da processioni, durante le quali avvenivano i fescennini, versi mordaci e alquanto spinti il cui nome rimanda a “Fascinum”, con cui ci si riferisce sia al malocchio che al membro maschile. Durante queste processioni, veniva portato il fallo di Priapo, dio della fertilità: la pioggia di stelle cadenti veniva quindi associata all’eiaculazione di Priapo, con cui il dio rendeva fertili i campi e garantiva un buon raccolto per i mesi successivi. La religione cristiana ha assorbito in sé alcuni aspetti delle varie tradizioni pagane, in particolare di quella romana. Innanzitutto, il nome Lorenzo rimanda foneticamente alla controparte femminile di Priapo, Larentia, la Grande Madre che, accoppiandosi con tutti, produceva tutto quello che c’è sulla Terra. Tuttavia, la tradizione cristiana ha modificato totalmente quella pagana e le “Lacrime” di Priapo sono diventate le lacrime di San Lorenzo.