Il tempo dei ricordi

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Foto: Cisl Basilicata

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 19 Marzo.

Accadde che:

1945 (77 anni fa): durante la seconda guerra mondiale: Hitler emana un decreto, noto come decreto Nerone, con il quale ordinava la distruzione di tutte le infrastrutture tedesche, perchè non cadessero nelle mani degli alleati. All’inizio del 1945 la situazione per la Germania nazista era disperata. La maggior parte dei territori conquistati dai tedeschi erano stati liberati o riconquistati, l’offensiva delle Ardenne aveva fallito e gli eserciti alleati stavano avanzando sulla Germania sia dall’Est e dall’Ovest. Tuttavia, Hitler non era disposto a deporre le armi e ad accettare i termini della resa incondizionata. Il decreto era ufficialmente intitolato “Decreto riguardante le misure distruttive nel territorio del Reich” (in tedesco Befehl betreffend Zerstörungsmaßnahmen im Reichsgebiet) e solo, successivamente, diventò noto come decreto Nerone, a memoria dell’imperatore romano Nerone, a cui è tradizionalmente attribuita la progettazione del grande Incendio di Roma del 64 d.C. Il decreto, tuttavia, si rivelò inutile, dal momento che il ministro degli armamenti e della produzione bellica Albert Speer, cui sarebbe spettato il compito di rendere operative dette misure, si oppone strenuamente ad esse convincendo i generali a disattendere l’ordine.

1981 (41 anni fa): Papa Giovanni Paolo II celebra messa alla Finsider di Terni e pranza con gli operai: è la prima volta che un papa entra in una fabbrica. Si tratta di una visita storica, che ebbe echi in tutto il mondo, perché si trattava del primo approccio con il mondo del lavoro di un papa che era stato egli stesso operaio, in gioventù, nelle fabbriche polacche della Solvay. il papa visitò gli stabilimenti, si confrontò con il consiglio di fabbrica e pranzò con i lavoratori nella mensa aziendale. Gli operai delle acciaierie, in lotta proprio in quei giorni per difendere la fabbrica e il posto di lavoro, hanno parlato al Papa dei loro problemi e  delle loro ansie. “Scopo precipuo di questa visita (…) è di portare una parola di incoraggiamento a tutti i lavoratori. Fra poco visiterò nei rispettivi posti di lavoro gli operai delle acciaierie ed esprimerò loro la mia solidarietà, la mia amicizia e il mio affetto, avendo personalmente condiviso per alcuni anni la loro dura condizione di vita. Desidero anche ascoltare la loro voce, che mi è particolarmente cara e il mio pensiero andrà a tutti gli operai del mondo, in particolare a coloro che lavorano in condizioni non sicure o non sono adeguatamente retribuiti, nella comune convinzione che la soluzione di tanti loro problemi dipende dalla comprensione e dalla solidarietà di tutti gli uomini di tutti i Paesi. Desidero oggi rendere ai lavoratori, che trovano nell’artigiano di Nazaret un modello esemplare di impegno generoso, di lealtà a tutta prova e di responsabilità professionale e dare espressione alla difesa delle loro legittime aspirazioni, tra cui la giusta partecipazione al progresso economico e civile in un equa distribuzione dei benefici derivanti dal comune lavoro e nell’armonica intesa, che deve regnare tra i figli di una stessa comunità”. È questo un passaggio del discorso che, Papa Giovanni Paolo II, tenne di fronte alle autorità durante quella storica visita alla città di Terni e alle acciaierie.

Scomparso oggi:

2002 (20 anni fa): viene assassinato, a Bologna, da un commando di terroristi appartenenti alle Nuove Brigate Rosse, Marco Biagi. Nato, a Bologna, il 24 novembre 1950, è stato un giuslavorista e accademico, Dopo aver insegnato nelle università di Bologna, Pisa della Calabria e di Ferrara, dal 1987 è stato professore ordinario all’università di Modena. Nel 1991 costituì, all’interno del dipartimento di Economia aziendale dell’università di Modena, il Centro studi internazionali e comparati, attivo nell’ambito del diritto del lavoro e delle relazioni industriali. Dopo aver ricoperto diversi incarichi governativi a partire dall’inizio degli anni Novanta, nel 1998, è stato nominato consigliere dell’allora ministro del Lavoro Bassolino e del ministro dei Trasporti Treu, e nel 2001 consulente del ministro del Welfare R. Maroni. Nella sua attività di consulenza relativamente alla disciplina del lavoro, si era fatto promotore di una linea di maggiore flessibilità della forza lavoro, con l’obiettivo di abbassare i costi per i datori di lavoro e favorire l’aumento dell’occupazione. La sera del 19 marzo, poco dopo le 20, Biagi, in sella alla sua bici, percorse il tratto di strada che separava la sua abitazione di via Valdonica dalla stazione dove, poco prima, era sceso dal treno. Di sentinella alla stazione e lungo la strada che portava al suo domicilio c’erano già due persone che seguivano i suoi movimenti, avvertendo gli altri complici dei progressivi spostamenti dell’obiettivo. Alle 20:07 un commando formato da altri tre brigatisti, due a bordo di un motorino e un terzo (la staffetta) a piedi, lo aspettava di fronte al portone della sua abitazione, al civico 14. I due terroristi si fecero incontro al professore, indossando caschi integrali, e aprirono il fuoco esplodendo sei colpi in rapida successione in direzione di Biagi, per poi allontanarsi molto velocemente. Alle 20:15, Biagi morì tra le braccia degli operatori del 118 accorsi sul posto.  Nel compiere l’agguato, i brigatisti vennero agevolati soprattutto dal fatto che Biagi girava senza protezione dopo che, qualche mese prima, gli era stata revocata la scorta. ll documento di rivendicazione, a firma delle Nuove Brigate Rosse, venne inviato via mail, quella stessa notte, a 500 indirizzi di posta elettronica di diverse agenzie e quotidiani e, al suo interno, vi si individua una certa logica criminale dell’Organizzazione che progettava di colpire uomini dello stato legati a un contesto di ristrutturazione del mercato del lavoro.