Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 20 Marzo.

Accadde che:

1800 (222 anni fa): il fisico e chimico italiano Alessandro Volta rende pubblica l’invenzione della pila con una lettera inviata a Joseph Banks, presidente della Royal Society di Londra. L’invenzione della pila valse a Volta fama e onori internazionali. Il 7 novembre 1801 ne illustrò il funzionamento all’Institut de France a Parigi di fronte a Napoleone Bonaparte, che in tale occasione lo nominò conte in onore delle sue ricerche. La pila di Volta è stato il primo generatore di corrente elettrica della storia. Egli costruì una colonna formata da coppie di dischi di rame e di zinco impilate le une sulle altre e separate con un disco di panno imbevuto di acido solforico diluito; costruì quindi proprio una pila, da cui il nome. Poiché zinco e rame, a contatto con la soluzione acida, si caricano l’uno negativamente e l’altro positivamente, si creava una piccola differenza di potenziale per ogni coppia di dischi. Agli estremi della pila, quindi, tale differenza di potenziale risultava la somma di quella di tutte le coppie. Volta collegò attraverso un filo di rame il disco di zinco all’estremità superiore della pila con il disco di rame all’estremità inferiore e ottenne così un passaggio continuo di corrente elettrica che circolava dal polo positivo (il rame) al polo negativo (lo zinco), per ritornare al polo positivo dopo aver attraversato l’interno della pila.

2003 (19 anni fa): inizia la Seconda Guerra del Golfo, l’invasione dell’Iraq da parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti, definita dagli oppositori del conflitto in tutto il mondo, la “Guerra del petrolio”. L’obiettivo dichiarato, a un anno e mezzo dagli attacchi dell’11 settembre 2001, era la fine del regime di Saddam Hussein, accusato di volersi dotare di armi di distruzione e di legami con il terrorismo islamico. Secondo il presidente Bush, l’operazione, sottolineò Bush, era finalizzata ad assicurare “che i cittadini degli Stati Uniti ed i nostri amici ed alleati non vivano alla mercè di un regime fuorilegge che minaccia la pace con armi di distruzione di massa”.  Dopo poco più di un mese, il primo maggio,  George W. Bush dichiarerà la fine della guerra. Ma nonostante il rovesciamento di Saddam Hussein, la resistenza irachena sarà durissima e il cammino verso la normalizzazione pieno di battute d’arresto. La “coalizione” impegnò complessivamente nel corso degli anni circa 300mila soldati, provenienti da 38 Paesi, gli iracheni erano almeno 400mila soldati regolari, oltre ai componenti della Guardia Repubblicana. Anche altre nazioni diedero indirettamente il proprio sostegno all’operazione, ma dal 2004 la coalizione cominciò ad assottigliarsi. L’Italia, la cui base principale era Nassiriya, si ritirò nel 2006, ma pagò un sanguinoso tributo. Gli attentati contro le nostre forze armate partecipanti alla missione militare di peacekeeping “Operazione Antica Babilonia”, uccisero 50 persone, tra cui cui 25 italiani.

Scomparsa oggi:

1994 (28 anni fa): viene assassinata, a Mogadiscio (Somalia), Ilaria Alpi giornalista e fotoreporter. Nata, a Roma, il 24 maggio 1961, laureata in lingue e letteratura araba, nel 1990 vince il concorso per giornalisti Rai, ed è assunta da RaiSat come inviata. Nei Balcani conosce Miran Hrovatin, con cui inizia a indagare sui traffici di armi. Nel luglio 1993, diventa inviata del Tg3 in Somalia. Il 12 marzo 1994 la Alpi torna in Somalia insieme a Hrovatin, perché stava seguendo dei soldi, 1400 miliardi di lire, provenienti dal Fondo italiano per la cooperazione per l’Africa, fondato nel 1985. Questo denaro era stato utilizzato per costruire infrastrutture e per dare impulso all’economia somala. Fu costruita un’autostrada che attraversa il deserto, la Garoe-Bosaso, sotto la quale, secondo le informazioni che Ilaria stava raccogliendo, probabilmente sono stati nascosti rifiuti tossici esteri. Un’altra parte di quel denaro del Fondo fu destinato all’acquisto di pescherecci da donare al governo somalo. Quando la Alpi e Hrovatin si recarono a Bosaso il 15 marzo, stavano indagando nello specifico sul sequestro della Farah Omar, uno dei pescherecci di proprietà delle Shifco. Intervistarono il sultano Mussa Bogor, che raccontò loro che i pescherecci partivano dalla Somalia carichi di pesce, ma tornavano carichi di armi. È probabile che la giornalista fosse in possesso di documenti che dimostravano un traffico di rifiuti tossici e di armi: armi fornite ai pirati somali, in cambio dello smaltimento dei rifiuti nocivi. Quel 20 marzo, erano passate da poco le 14.30 quando una Toyota attraversa la capitale somala, diretta verso l’Hotel Amana. A bordo ci sono la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e il cineoperatore Miran Hrovatin: sono appena tornati dal Nord del Paese, dove hanno incontrato il sultano del Bosaso. A poca distanza dall’albergo, da una Land Rover scendono diverse persone armate, almeno sette, e fanno fuoco. Un proiettile di kalashnikov colpisce alla tempia Ilaria Alpi, ed una raffica raggiunge Hrovatin.