Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 22 Maggio.

Accadde che:

1963 (59 anni fa): il Milan diventa campione d’Europa per la prima volta nella sua storia, grazie alla vittoria in rimonta per 2-1 sul Benfica. È anche la prima squadra italiana a conquistare questo titolo. il Milan batte 2-1 i portoghesi, vincendo la Coppa allo stadio imperiale di Wembley, così il capitano Cesare Maldini alza al cielo il più importante trofeo internazionale per club. Il Milan si presentava al via profondamente rinnovato sia in campo che in panchina. La guida tecnica era stata assunta da Nereo Rocco, mentre in campo stava crescendo una generazione di giovani di valore come Trapattoni, Radice, Mora e soprattutto il golden boy del calcio nostrano: Gianni Rivera, non ancora ventenne, eppure già affermato anche in Nazionale. A completare il mosaico c’erano poi i due brasiliani: il trentenne Dino Sani, geniale regista, e José Altafini, giovane bomber campione del mondo con il Brasile nel ’58, detto “Mazzola” per la sua somiglianza con il grande Valentino.

2004 (18 anni fa): Felipe, principe delle Asturie sposa Letizia Ortiz, ex giornalista. La donna mal vista a corte per un matrimonio lampo con un suo ex professore, vicina alle sinistre e soprattutto «plebeya», come in molti la definivano sprezzanti, è stata la prima futura regina di Spagna a non avere una goccia di sangue blu nelle vene. Con Letizia, però, Felipe si impuntò. «Principessa si nasce», disse l’allora regina Sofia al figlio, quando si rese conto che l’ex playboy aveva trovato quella giusta. «O sposo Letizia o non mi sposo», la celebre frase che fece arrendere la sovrana. Entrati in campo, quando la popolarità di casa Borbone era ai minimi storici, si sono impegnati e si stanno impegnando al massimo per ridare dignità ad un’istituzione sofferente. La coppia ha avuto due figlie: Leonor, nata il 13 ottobre 2005, e Sofia il 29 aprile 2007.

Scomparso oggi:

2010 (12 anni fa): muore, a Gioiosa Jonica, Gaetano Briguglio letterato e filosofo. Nato, a Gallico, il 24 settembre 1943 è stato un uomo di prodigiosa moralità, spendendo la sua intera vita per il riscatto del Mezzogiorno e della Calabria. Pensatore marxista senza deviazioni, docente di filosofia di grande fascino, ha portato la sua attenzione d’intellettuale vero sui problemi del Sud e sulla cultura meridionale. È stato anche un poderoso critico cinematografico. Tra i suoi saggi: “Il carcere militare in Italia” e “Introduzione a M.La Cava, corrispondenze dal Sud Italia”. Lo ricordiamo con le parole della figlia Cristina, scritte qualche anno fa: “Gaetano Briguglio, di origini siciliane, non si considerava un “Calabrese di mestiere”. Aveva scelto la Calabria o, forse, la Calabria aveva scelto lui, come atto d’amore verso una terra di non facile lettura, complessa, contraddittoria, ma senza farne una bandiera per il fanatismo meridionalista di stampo nostalgico o, peggio ancora, per un ostentato campanilismo. Il suo lavoro di intellettuale e di studioso si è sviluppato in due direzioni. Quello che ha scritto: “Il carcere militare in Italia”, gli articoli sulla rivista “Filorosso”, i saggi su Alvaro e il cinema e quelli su Mario La Cava, le conferenze, gli scritti critici, gli appunti, ma anche tutto ciò che non ha scritto. E, quasi certamente, proprio questa seconda parte è quella più significativa. E poi, la passione civile, mai sopita, nonostante le trasformazioni politiche a cui ha assistito, mai da spettatore passivo, dal PCI, al PDS, “Ai girotondi”, fino al PD, passando per l’impegno sindacale e per il volontariato. Tutto condensato con applicazione quotidiana nel lavoro di insegnante, svolto con grande senso di responsabilità, consapevole della delicatezza del compito, ma anche del privilegio di svolgere un lavoro nobile ed essenziale. “Faccio quello che mi piace e mi pagano per farlo”, amava dire. C’era in lui, che, pur avendo avuto altre importanti opportunità, ha insegnato per oltre trenta anni filosofia e storia al Liceo Classico di Locri, un’etica, ma soprattutto un’estetica della professione. Alcune delle sue passioni le ha innestate nel mondo della scuola, come quelle per il cinema e il teatro, promuovendo una conoscenza non autoreferenziale, ma capace di vivificare il mondo intorno. L’insegnamento è stato per Briguglio, di fatto, una parte essenziale del suo impegno civile e della sua speculazione filosofica. Come molte testimonianze di ex-alunni lasciano trasparire, egli pensava davanti ai suoi allievi e, le volte che gli riusciva, con i suoi allievi. Le sue lezioni non erano un semplice mezzo per comunicare un pensiero già formato e concluso, ma costituivano un “Laboratorio” di idee, in cui ogni pensiero, sostenuto da un’argomentazione logica, aveva pieno diritto di cittadinanza. Convinto che la curiosità e l’intelligenza “Filosofica”siano doti sommamente democratiche, non credeva in una scuola classista o che consegni agli studenti esclusivamente abilità e competenze immediatamente utili al lavoro. Per lui la scuola doveva insegnare un “Metodo” per la vita, a “Conoscere sé stessi” e a immaginare ciò che ancora non c’è. Un luogo che non trasmetta un sapere tassonomico o enciclopedico, ma che indichi una direzione per trovare ciò che si cerca. Con onestà intellettuale, con ironia, non prendendosi troppo sul serio, ma prendendo ogni cosa sul serio, Gaetano Briguglio, insieme ad altri intellettuali di grande spessore, quali erano, solo per citarne alcuni, Carmelo Filocamo, Sisinio Zito, Pasquino Crupi, Ciccio Modafferi, ha inciso un segno nella storia del nostro territorio, se non altro per la passione, il rigore per lo studio, la necessità di vivere per porsi delle domande e non per confezionare risposte, che migliaia di alunni, oggi adulti, hanno ereditato da lui”.