Il tempo dei ricordi

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Foto: www.anfp.it

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 23 Maggio.

Accadde che:

1430 (592 anni fa): durante l’assedio di Compiegne, da parte delle truppe borgognone, Giovanna d’Arco viene catturata mentre tenta una disperata ritirata. Questi la condussero a Rouen, la capitale dei loro domini in Francia, e accettarono di buon grado l’idea dell’Università di Parigi di processare Giovanna per diverse accuse di eresia e stregoneria. Se per i francesi, infatti, la ragazza era stata mandata da Dio, per gli inglesi e i loro alleati continentali era una creatura diabolica. Il duca di Bedford, governatore della Francia inglese, aveva già scritto al suo giovane nipote Enrico VI d’Inghilterra, proclamato dai suoi sostenitori anche re di Francia, che la disfatta inglese a Orléans era stata provocata da «una seguace del maligno chiamata la Pulzella», la quale aveva fatto ricorso a incantesimi e stregonerie. Giovanna verrà processata e condannata a morte per eresia, perché nel XV secolo le donne non si potevano vestire da uomini. Un secondo processo, nel 1456, la riconoscerà innocente e la riabiliterà.

1992 (30 anni fa): avviene la strage di Capaci, un attentato di stampo terroristico – mafioso compiuto da Cosa Nostra per uccidere il giudice Giovanni Falcone. Quel giorno, il giudice Falcone stava tornando a casa da Roma, come faceva solitamente nel fine settimana, insieme alla moglie Francesca. Angelo Corbo, uno dei poliziotti sopravvissuti, ha raccontato al “Fatto Quotidiano” che erano diretti a Favignana per vedere la mattanza dei tonni “…ma l’abbiamo vista in anticipo la mattanza. E i tonni eravamo noi”. Partito da Ciampino, con un jet di servizio intorno alle 16:45, atterra all’aeroporto Punta Raisi di Palermo dopo un volo di 53 minuti. Qui trova ad attenderlo tre Fiat Croma blindate con la scorta. Falcone si mette alla guida della Croma bianca. In macchina, con lui, ci sono la moglie e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. La macchina di Falcone è preceduta da una Croma marrone, con gli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, e seguita da una Croma azzurra con gli agenti Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Alle 17:58, al chilometro 5 della A29, nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, il sicario Giovanni Brusca aziona una carica di cinque quintali di tritolo, che era stata posizionata in una galleria scavata sotto la strada. Pochi istanti prima dello scoppio, Falcone aveva rallentato per prendere un mazzo di chiavi dal cruscotto della macchina. Un errore probabilmente fatale che porta le macchine da una velocità di 170 km orari a 120, rendendo così più facile il compito ai suoi carnefici. Lo scoppio, quindi, travolge in pieno solo la Croma marrone. I tre agenti della scorta muoiono sul colpo. La macchina di Falcone si schianta contro il muro di cemento. Il Giudice morirà durante il trasporto in ospedale a causa del trauma cranico, per via dell’impatto contro il parabrezza e da varie lesioni interne. La moglie Francesca, invece, in ospedale la sera alle ore 22:00. Una delle frasi più significative del giudice Falcone è la seguente: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Spero solo che la fine della mafia non coincida con la fine dell’uomo”.

Scomparso oggi:

1933 (89 anni fa): muore, a Siderno Superiore, Giomo Trichilo poeta. Nato, a Siderno Superiore, il 17 gennaio 1847, proveniva dal mondo contadino, sapeva scrivere appena la sua firma. La poesia, tuttavia, gli fiorisce dal cuore con fertilità prodigiosa. È riuscito ad esprimere, in modo eccellente, la poesia della sua terra, con particolare riferimento agli aspetti sociali della Calabria postunitaria, stigmatizzando le problematiche della povertà, dell’emigrazione e della sopraffazione operata dai notabili del tempo; scrisse anche versi in favore dei Reali d’Italia e della guerra in Libia: “Pe’ quantu sangunusa fu a battaglia, viva lu nostru Rre, viva l’Italia!”. Ebbe un forte sentimento religioso, ed una carica d’umanità che lo rese molto popolare e benvoluto. Non tutta la sua ricca produzione artistica è stata pubblicata, molti dei suoi versi sono stati tramandati solo oralmente. Morì di polmonite all’età di 86 anni, per sua volontà la tomba venne ornata con una semplice croce di ferro, recante la scritta Trichilo Girolamo-Poeta. In suo onore, è stato indetto il “Premio Letterario Giomo Trichilo”.