Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 13 Giugno.

Accadde che:

313 (1709 anni fa): viene promulgato l’editto di Milano da Costantino e Licinio, garantendo anche ai cristiani, come a tutti, la libertà di seguire la religione preferita. Oltre a riconoscere la libertà di culto, l’editto di Milano determina l’obbligo di restituire tutti i luoghi, beni e possedimenti in precedenza acquistati, requisiti o tolti ai cristiani durante il lungo periodo delle persecuzioni. Esso aprì un’epoca nuova nei rapporti tra potere imperiale e chiesa; nel corso degli anni, infatti, molti cristiani entrarono a far parte dell’amministrazione imperiale e l’imperatore concesse numerosi privilegi alle loro comunità, come l’immunità fiscale per tutti i beni e per tutti i membri del clero. Allo stesso tempo, offrì la possibilità di ricorrere ai tribunali ecclesiastici per dirimere alcune questioni di carattere legale. Furono, inoltre, incentivate, anche da parte della famiglia imperiale, le donazioni alla chiesa, utilizzate anche per costruire i primi imponenti luoghi di culto: le basiliche cristiane. In realtà, l’avvicinamento di Costantino al cristianesimo ebbe ragioni più che altro politiche: l’imperatore aveva compreso che la chiesa cristiana si stava avviando a diventare una grande forza sociale e organizzativa, che poteva contribuire al rafforzamento dello stato che lui stesso perseguiva.

1946 (76 anni fa): in Italia, Umberto II di Savoia lascia l’Italia dopo il referendum istituzionale del 2 Giugno, che mutò l’assetto istituzionale del Paese con la scelta popolare prevalentemente indirizzata verso la repubblica.Nato, a Racconigi, nel 1904, da Vittorio Emanuele III e da Elena Petrovič Njegoš del Montenegro, si sposò a Roma, nel 1930, con Maria José, figlia di Alberto I del Belgio. Fu comandante supremo delle forze armate durante la guerra contro la Francia nel 1940 e luogotenente generale del Regno dal 5 giugno 1944. Successe al padre in veste di re il 9 maggio 1946 (da qui l’appellativo di “re di maggio”, datogli dai repubblicani), in seguito all’abdicazione di Vittorio Emanuele III. Quest’ultimo cercò così di salvare l’immagine della dinastia sabauda; pesavano, infatti, la sua fuga da Roma nel settembre 1943, che aveva lasciato l’esercito allo sbando, l’apertura di credito a Mussolini nel 1922 e la firma delle leggi razziali del 1938. La sera del 12 giugno Umberto II apprese telefonicamente che il Governo aveva arbitrariamente affidato i poteri ad Alcide De Gasperi. Il 13 giugno 1946, quando la Corte di Cassazione riconosce i risultati del referendum, l’erede di Vittorio Emanuele III decise di partire per Cascais, presso Lisbona, prendendovi dimora sotto il nome di conte di Sarre. L’ultimo Re del Regno d’Italia non sapeva che non avrebbe rimesso più piede nel Paese. Pensava, infatti, si trattasse di un allontanamento temporaneo, com’era stato per altri regnanti europei, che dopo un breve esilio avevano fatto poi ritorno nei rispettivi paesi. Non poteva immaginare che nel 1947 sarebbe stato pubblicato un articolo della Costituzione che recitava: “I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno sul territorio nazionale “. Dal suo esilio portoghese, Umberto leggeva molto e seguiva le vicende italiane con il massimo interesse. Lo aggiornavano sulle vicende italiane Falcone Lucifero, suo unico rappresentante in Italia, e le migliaia di italiani che lo andavano a trovare. Li riceveva tutti, sempre gentile come sua abitudine. Non si trattava di udienze, ma di incontri quasi familiari. L’ultimo sovrano d’Italia viaggiava moltissimo, aveva varie amicizie, andava a teatro, a messa e due volte l’anno in pellegrinaggio a Fatima. Era benvoluto dalla gente del posto e non solo per gli aiuti economici che spesso gli chiedevano e che lui non rifiutava, ma per la sua semplicità. Era tranquillo, sorridente e all’apparenza sereno anche se, chi lo conosceva bene, vedeva in lui un tormento interiore.

Nato oggi:

1888 (134 anni fa): nasce, a Lisbona, Fernando Pessoa poeta e scrittore, considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese. Si tratta di un portoghese che compone i suoi primi scritti in inglese, un poliedrico, un insofferente, un inquieto. Fernando Pessoa è autore dei più bei versi del 1900, ha attorno alla sua figura qualcosa di enigmatico, che investe e invade gran parte della sua vita e delle sue opere. Il critico letterario Harold Bloom lo definì, insieme con Pablo Neruda, il poeta più rappresentativo del XX secolo. In Pessoa è del periodo dell’infanzia la comparsa del primo personaggio di fantasia, il Chevalier de Pas, attraverso il quale scrive lettere a se stesso. “Mensagem” (Messaggio) è il titolo dell’unica raccolta di versi in lingua portoghese curata personalmente dal poeta: pubblicata nel 1934 ottiene un premio governativo di 5 mila escudos. L’opera comprende scritti di teologia, occultismo, filosofia, politica, economia, nonché altre discipline. Pessoa si delinea una personalità complessa e dettata da quella fervida fantasia che tendeva a creare tutt’attorno sé un mondo fittizio. Lui non firmò mai con il suo nome. È in questo modo che l’autore portoghese ha rappresentato l‘essere inquieto, quelle turbolenze dell’uomo del ‘900, nascondendo la propria identità sotto una moltitudine di eteronimi (più di 40), una sorta di alter ego poetici con tanto di biografie e di un proprio stile.  A seguito di una crisi epatica, causata presumibilmente dall’abuso di alcool, Pessoa muore, in un ospedale di Lisbona, il 30 novembre 1935. Una delle frasi più celebri è la seguente: “NON SONO NIENTE, NON SARÒ MAI NIENTE, NON POSSO VOLER ESSERE NIENTE. A PARTE QUESTO HO DENTRO DI ME TUTTI I SOGNI DEL MONDO”.