Il tempo dei ricordi

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Foto: studio rapido

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 14 Giugno.

Accadde che:

1934 (88 anni fa): avviene il primo incontro tra il Duce Benito Mussolini e il Fuhrer Adolf Hitler. I due dittatori si incontrarono a Stra (Venezia) e i loro colloqui si concentrarono principalmente sulla questione austriaca (il cancelliere tedesco puntava all’annessione dell’Austria). Hitler era bianco in volto come un lenzuolo, in abiti borghesi come un operaio vestito a festa per una gita domenicale, imbarazzato e si commosse quando strinse la mano al duce. L’incontro del primo giorno, nella storica villa di Stra fu un fiasco completo, così come l’intera serie degli incontri in quei giorni. Hitler parlò incessantemente per un’ora e mezza senza dar modo a Mussolini di aprire bocca. Come era comprensibile, quest’ultimo, abituato ad essere lui quello che parlava di più, non approvò visibilmente tanta presunzione. Tuttavia, con sforzo, riuscì a controllare la propria irritazione, perché fu ansioso che tutto andasse bene. Importante è la scelta del luogo e della data, entrambi di fatto proposti dal governo italiano per dimostrare il maggior peso politico di Benito Mussolini rispetto al Fuhrer. Hitler da oltre dieci anni desidera incontrare il suo idolo politico, ma qualcuno all’interno del partito nazista nutriva preoccupazioni: con la maturità raggiunta Mussolini, statista affermato e riconosciuto, avrebbe potuto influenzare Hitler e condizionarne la politica estera, mettendo a rischio gli interessi della Germania. Tra questi interessi uno in particolare non piace a Mussolini: la volontà dei nazisti di annettere l’Austria alla Germania. Mussolini in un discorso a Bari ironizza sulle teorie naziste sulla razza e liquida i tedeschi come incivili a confronto con l’eredità storica della cultura romana degli italiani. Alla fine del 1934, la relazione tra Mussolini e Hitler è a un passo dall’ostilità.

1966 (56 anni fa): il Vaticano, sotto il pontificato di papa Paolo VI, annuncia l’abolizione dell’Indice dei libri proibiti, elenco di pubblicazioni proibite dalla Chiesa cattolica, creato nel 1559 da papa Paolo IV. L’Indice dei libri proibiti è un catalogo di scritti che la Chiesa cattolica negli ha considerato non idonea alla lettura e per questo proibito. Il primo, il cosiddetto Indice Paolino, fu pubblicato da papa Paolo IV nel 1558 ed era composto da tre sezioni: la prima comprendeva intere opere scritte da autori non cattolici; la seconda conteneva 126 titoli di 117 e condannava solo parte delle opere; la terza comprendeva 332 opere di autori sconosciuti (tra le opere proibite il De Monarchia di Dante, Opera Omnia di Machiavelli, Decameron di Boccaccio ecc…). Altro Indice, l’Indice Tridentino, fu promulgato da papa Pio IV nel 1564 e proibiva i libri eretici. Negli anni, poi, seguirono altri Indici (l’ultima versione è datata 1948), fino alla definitiva abolizione.

Scomparso oggi:

1837 (185 anni fa): muore, a Napoli, a soli 39 anni, Giacomo Leopardi poeta, filosofo, scrittore e filologo. Nato, a Recanati (Marche), il 29 giugno 1798 è ritenuto il maggior poeta dell’Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale. Il padre riuscì a collezionare un’importante biblioteca domestica, contenente migliaia di libri e che vedrà il giovane Giacomo frequentatore assiduo, tanto che a tredici anni già conosceva il greco, il francese e l’inglese. Nella biblioteca di casa trascorrerà i “sette anni di studio matto e disperatissimo” nella volontà di impossessarsi del più ampio universo possibile: sono anni che compromettono irrimediabilmente la salute e l’aspetto esteriore di Giacomo. La verità è che il poeta soffriva di una forma di ipersensibilità che lo teneva lontano da tutto ciò che avrebbe potuto farlo soffrire. Il 1816 è l’anno in cui la vocazione alla poesia si fa sentire: accanto alle traduzioni del primo libro dell’ Odissea e del secondo dell’ Eneide, compone una lirica, “Le rimembranze,” una cantica e un inno. Nel 1831 vede la luce a Firenze l’edizione dei “Canti”. Nel 1836, compone due grandi liriche: “Il tramonto della luna” e “La ginestra”. Il suo pensiero e la sua poetica partono da una posizione di estremo pessimismo personale, causato dalla perdita della gioventù; per approdare  a un pessimismo cosmico, consapevole dell’«infinita vanità del tutto», comprendente l’umanità e l’intero universo. Leopardi colloca l’unica felicità possibile della vita umana nell’adolescenza, carica di aspettative e illusioni riguardo l’età adulta da cui resteranno tuttavia disingannati, per concludere che il piacere non è uno stato duraturo, ma solo un passaggio transitorio dal dolore alla noia. Tuttavia, egli esclude come soluzione finale quella del suicidio o dell’oblio: l’uomo, a suo giudizio, deve combattere questo assurdo destino se vuole sentirsi “Umano”. Il dolore va vinto con la lotta interiore e con la dignità di sé. Alla concezione pessimistica della filosofia bisogna opporre quella propositiva della poesia. Una delle sue frasi più belle è la seguente, che dimostra come il poeta abbia cercato fino all’ultimo istante della sua vita a d aggrapparsi ad uno spiraglio di speranza: “Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.”