Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 5 Maggio.

Accadde che:

1789 (232 anni fa): a Parigi hanno inizio gli Stati Generali, convocati da Luigi XVI allo scopo di raggiungere un accordo tra le classi sociali, per risolvere la grave crisi politica, economica, sociale e finanziaria che affliggeva da anni la Francia. Furono gli ultimi dell’Ancien Régime, crollato a seguito della Rivoluzione. Essi contavano 1139 membri di cui 291 rappresentanti del Primo Stato (clero), 270 per il Secondo Stato (aristocrazia) e 578 per il Terzo Stato (popolo, in particolare la borghesia). I deputati degli Stati generali furono presentati al re: secondo un’antica usanza, Luigi XVI ricevette nella sua stanza di lavoro, con entrambi i battenti aperti, i rappresentanti del clero poi, con un solo battente aperto, i deputati della nobiltà. Il re si trasferì, infine, nella sua camera da letto, per assistere alla sfilata dei deputati del Terzo Stato. Questa curiosa etichetta ricordava le divisioni sociali, espressione della medievale distinzione, di cleroguerrieri e lavoratori. La seduta inaugurale si svolse in una sala dell’Hôtel des Menus-Plaisirs, a Versailles, ribattezzata per la circostanza “Sala dei tre Ordini”, alla presenza di Luigi XVI e di Maria Antonietta.

1948 (73 anni fa): l’Italia Repubblicana ha il suo emblema, al termine di un percorso creativo durato ventiquattro mesi, due pubblici concorsi e un totale di 800 bozzetti, presentati da circa 500 cittadini, fra artisti e dilettanti.  La commissione premiò la proposta di Paolo Paschetto: l’artista, ricompensato con ulteriori 50 000 lire, incaricato di disegnare la versione definitiva dell’emblema. L’emblema uscito vincitore dal concorso non ottenne però riscontri favorevoli, venendo spregiativamente definito una “Tinozza”. È stata, quindi, istituita una nuova commissione, che bandì radiofonicamente un secondo concorso. Ancora una volta risultò vincitore Paolo Paschetto, il risultato finale fu una stella bianca a cinque punte simmetriche centrata su una ruota dentata, simbolo del lavoro e del progresso e circondata da un ramo di ulivo e una frasca di quercia. Elemento centrale dell’emblema è la stella bianca a cinque punte, detta anche Stella d’Italia, che è il più antico simbolo patrio italiano, dato che risale all’antica Grecia. Essa vuole l’Italia rappresentata come un’avvenente donna cinta da una corona turrita. Nell’emblema repubblicano la Stella d’Italia è sovrapposta a una ruota dentata d’acciaio, simbolo del lavoro, che è alla base della Repubblica. L’insieme è racchiuso da un ramo di quercia, situato sulla destra, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano e da uno di olivo, situato sulla sinistra, che rappresenta la volontà di pace dell’Italia, sia interna che nei confronti delle altre nazioni. L’emblema della Repubblica Italiana non si può definire stemma in quanto è privo dello scudo.

Scomparso oggi:

1821 (200 anni fa): muore a  Sant’Elena (isola situata nell’Oceano Atlantico)  Napoleone Bonaparte politico e generale francese. Nato ad Ajaccio (Corsica) il 15 agosto 1769, è stato fondatore del Primo Impero francese e protagonista della prima fase della storia contemporanea europea detta “Età Napoleonica”. Grande uomo di guerra, protagonista di oltre venti anni di campagne in Europa, è stato considerato il più grande stratega della storia dallo storico militare Basil Liddell Hart; mentre lo storico Evgenij Tàrle non esita a definirlo “L’incomparabile maestro dell’arte della guerra” e “Il più grande dei grandi”. Grazie al suo sistema di alleanze e a una serie di brillanti vittorie contro le potenze europee, conquistò e governò larga parte dell’Europa continentale, esportando gli ideali rivoluzionari di rinnovamento sociale e arrivando a controllare numerosi Regni tramite persone a lui fedeli. La disastrosa campagna di Russia del 1812, segnò il tramonto del suo dominio sull’Europa. Sconfitto definitivamente dalla settima coalizione, nella battaglia di Waterloo, il 18 giugno 1815, trascorse gli ultimi anni di vita in esilio all’isola di Sant’Elena, sotto il controllo dei britannici. In occasione della sua morte, Alessandro Manzoni compose l’ode “Il 5 maggio”, in cui il poeta risaltò le battaglie e le imprese dell’ex imperatore, nonché la fragilità umana e la misericordia di Dio.