Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 23 Maggio.

Accadde che:

1618 (403 anni fa): avviene la Seconda defenestrazione di Praga, che provoca la Guerra dei trent’anni. Le origini della guerra furono varie, anche se la principale fu l’opposizione religiosa e politica tra cattolici e protestanti, provocata dalla rottura dell’unità cristiana, ad opera di Martin Lutero. Al castello di Hradcany, noto anche come Pražský hrad (ovvero “Castello di Praga”), alcuni rappresentanti dell’aristocrazia, catturarono due governatori imperiali e un loro segretario e li lanciarono fuori dalle finestre del castello. Questi caddero da una altezza di circa 15 metri, ma nessuno di loro si ferì gravemente, anche grazie alla pendenza del terreno, che attutì l’impatto. La sopravvivenza dei tre delegati imperiali fu vista, in ambienti cattolici, come una grazia divina e il segno che la lotta cattolica era più che approvata da Dio. Alla defenestrazione di Praga seguì la rivolta degli abitanti della Boemia e dei possedimenti asburgici circostanti; i ribelli elessero loro re Federico V del Palatinato, invocando l’aiuto dell’Unione Evangelica. Dopo alcuni successi limitati dei boemi, le forze imperiali procedettero all’invasione e pacificazione dei territori ribelli, culminata nella netta vittoria della battaglia della Montagna Bianca. Nel 1648, con la Pace di Vestfalia, la guerra terminò con la vittoria dei protestanti sui cattolici.

1992 (29 anni fa): avviene la Strage di Capaci, in cui una bomba fa saltare in aria l’autostrada 29, mentre transitano le auto del giudice Giovanni Falcone e della sua scorta. Oltre al giudice, morirono altre quattro persone: la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato e gli agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Vi furono 23 feriti, fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. L’uccisione di Falcone venne decisa nel corso di alcune riunioni delle “Commissioni” regionale e provinciale di Cosa Nostra, avvenute tra il settembre-dicembre 1991. Gli agenti Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo, che viaggiavano nella terza auto (la Croma azzurra) erano feriti ma vivi: dopo qualche momento di shock, riuscirono ad aprire le portiere dell’auto ed una volta usciti si schierarono a protezione della Croma bianca, temendo che i sicari sarebbero giunti sul posto per dare il “Colpo di grazia”. A giungere sul luogo furono, invece, vari abitanti delle zone limitrofe, intenzionati a prestare i primi soccorsi; tra questi vi fu anche il fotografo Antonio Vassallo, che però abbandonò il luogo dopo che l’agente Corbo lo scambiò erroneamente per uno dei sicari. Il giudice Falcone e Francesca Morvillo erano ancora vivi e coscienti, ma versavano in gravi condizioni: grazie all’aiuto degli abitanti, si riuscì a tirare fuori la moglie del giudice dal finestrino. Per liberare il giudice, dalle lamiere accartocciate, fu invece necessario attendere l’arrivo dei Vigili del Fuoco. Giovanni Falcone e Francesca Morvillo morirono in ospedale nella serata dello stesso giorno, per le gravi emorragie interne riportate, il primo alle 19.05 tra le braccia di Paolo Borsellino; la seconda poco dopo le 22, durante un’operazione chirurgica. La strage di Capaci, festeggiata dai mafiosi nel carcere dell’Ucciardone, provocò una reazione di sdegno nell’opinione pubblica. La mafia di Corleone ha pagato con 24 ergastoli la strage di Capaci.

Scomparso oggi:

1933 (88 anni fa): muore a Siderno Superiore (Reggio Calabria) Giomo Trichilo poeta. Nato a Siderno Superiore il 17 gennaio 1847, proveniva dal mondo contadino, sapeva scrivere appena la sua firma. La poesia, tuttavia, gli fiorisce dal cuore con fertilità prodigiosa. È riuscito ad esprimere, in modo eccellente, la poesia della sua terra, con particolare riferimento agli aspetti sociali della Calabria postunitaria, stigmatizzando le problematiche della povertà, dell’emigrazione e della sopraffazione operata dai notabili del tempo; scrisse anche versi in favore dei Reali d’Italia e della guerra in Libia: “Pe’ quantu sangunusa fu a battaglia, viva lu nostru Rre, viva l’Italia!”. Ebbe un forte sentimento religioso, ed una carica d’umanità che lo rese molto popolare e benvoluto. Non tutta la sua ricca produzione artistica è stata pubblicata, molti dei suoi versi sono stati tramandati solo oralmente. Morì di polmonite all’età di 86 anni, per sua volontà la tomba venne ornata con una semplice croce di ferro, recante la scritta Trichilo Girolamo-Poeta. In suo onore è stato indetto il “Premio Letterario Giomo Trichilo”.