Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 28 Maggio.

Accadde che:

1606 (415 anni fa): Caravaggio viene ferito in duello e a sua volta ferisce mortalmente il rivale Ranuccio Tomassoni, per una discussione apparentemente causata da un fallo nel gioco della pallacorda. L’artista, che era arrivato a Roma nel 1592, viene condannato alla decapitazione, una condanna che poteva esser eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per strada. Con l’aiuto del principe Filippo I Colonna  riesce a lasciare Roma, raggiungendo  Napoli. Per i Colonna, Caravaggio eseguì in quel periodo diversi dipinti, su tutti “La Cena in Emmaus”, nella scarna versione oggi a Brera. Quello raccontato non è il primo episodio del genere: frequentemente l’artista si era reso protagonista di risse e litigi, che spesso sfociavano il lesioni nei confronti dei suoi contendenti. Nei suoi dipinti cominciarono ossessivamente a comparire teste mozzate, e il suo macabro autoritratto prendeva spesso il posto del condannato.

1955 (66 anni fa): Maria Callas canta “La traviata”di Verdi al Teatro alla Scala di Milano, entrando subito nella storia, con una commovente interpretazione. Giuseppe Di Stefano e Ettore Bastianini facevano parte del cast, mentre a dirigere c’era il maestro Carlo Maria Giulini. Una serata rimasta a lungo nell’immaginario collettivo degli spettatori milanesi. È stata per molti la più grande cantante lirica della storia della musica, una diva capace di appassionare milioni di persone, grazie alla sua voce e alle sue magnifiche interpretazioni: Maria Callas era molto di più di un soprano, era una donna unica per talento, che ha però avuto una vita tribolata, nonostante i tantissimi successi. La sua vita è stata però spesso molto ambigua e ricca di momenti bui: la Callas aveva un temperamento irascibile, ebbe una tribolata relazione col miliardario Aristotele Onassis che andò su tutte le copertine dell’epoca e infine il suo repentino dimagrimento diede adito a numerose polemiche. Onassis lasciò la moglie per la Callas, un episodio che fece parlare per anni le riviste di rotocalchi, salvo poi ripagare con la stessa moneta la cantante per volare tra le braccia di Jackie Kennedy, vedova del presidente statunitense. E lo stesse fece la Callas, lasciando il marito Giovanni Battista Meneghini, industriale italiano che le permise di rilanciare la sua carriera, dopo la Seconda Guerra Mondiale, con tour di successo che la vide protagonista nel 1955, appunto, al Teatro alla Scala di Milano.

Nato oggi:

1839 (182 anni fa): nasce a Mineo (Catania) Luigi Capuana scrittore, critico letterario e giornalista italiano. Studioso di Zola e del naturalismo francese e interessato anche alla psicologia, viene considerato l’ideologo del Verismo. Egli intese realizzare un nuovo tipo di romanzo, costruito come un vero “Documento” che si occupasse di una realtà rurale e regionale, puntando l’attenzione soprattutto sulla psicologia dei personaggi, trattata però in modo del tutto impersonale. Lo scrittore doveva assumere dalla vita contemporanea la materia e narrare fatti realmente accaduti, senza limitarsi a ritrarli dall’esterno, ma ricostruendo la storia cogliendo e rivelando tutto il processo, mediante il quale il fatto si era prodotto. Per poter, inoltre, condurre una ricostruzione del tutto veritiera era necessario usare una prosa duttile e viva, non retorica, che risultasse aderente ai fatti. Si richiedeva, pertanto, un linguaggio che non alterasse in nessun modo il mondo che si voleva rappresentare e Capuana scelse di proposito la lingua italiana. Nel 1879 pubblica il suo primo romanzo. “Giacinta”. Nel romanzo si racconta la storia di una donna che, avendo subito una violenza sessuale da bambina, si trova a dover scontare con tutta la sua vita e fino al suicidio la “Colpa”, che il pregiudizio sociale non le perdona. Ma il capolavoro di Capuana fu un altro romanzo: “Il marchese di Roccaverdina” pubblicato nel 1901, dopo circa quindici anni di lavoro. Il romanzo intreccia motivi di carattere sociologico, sulla linea della più tipica narrativa verista, all’elemento psicopatologico. Muore a Catania il 29 novembre 1915.