Il tempo dei ricordi

51

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 7 Giugno.

Accadde che:

1926 (95 anni fa): Antoni Gaudì, l’architetto spagnolo tra i massimi esponenti del Modernismo catalano, ideatore a Barcellona di capolavori quali Parco Guell, Casa Batllò, Casa Milà, inseriti (con altri quattro) nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco,  viene investito da un tram  (il primo messo in circolazione nella città), ma per il suo aspetto dimesso venne scambiato per un povero vagabondo e trasportato all’ospedale della Santa Croce, ospizio per mendicanti. Riconosciuto soltanto il giorno successivo, morì il 10 giugno. Nonostante questa fine quasi miserabile, Barcellona onorò l’artista che l’aveva arricchita con edifici di straordinaria, innovativa bellezza disponendone la sepoltura nella cripta della Sagrada Familia, forse la sua opera più significativa e famosa, dopo un funerale cui parteciparono migliaia di cittadini, per i quali il grande artista era ormai diventato “L’architetto di Dio.” Del resto, negli ultimi dieci anni di vita si era completamente dedicato alla realizzazione di quel tempio espiatorio, che riassumeva le principali tematiche della sua originalissima visione, capace di armonizzare arte, architettura e vita. La sua carriera di architetto è caratterizzata dall’elaborazione di forme straordinarie, imprevedibili e oniriche, realizzate utilizzando i più diversi materiali (mattone, pietra, ceramica, vetro, ferro), da cui Gaudí seppe trarre le massime possibilità espressive, con una profonda attenzione per le lavorazioni artigianali. La profonda fede cattolica dell’artista, la sua spiritualità ed il suo peculiare misticismo permeano tutte le sue opere, costellate di motivi simbolici complessi, ricorrenti e spesso non immediatamente evidenti. La sua architettura è una complessità architettonica, la ricerca della sintesi fra statica e plastica. Il suo assioma è che l’architettura crea un organismo, il quale, come tale, deve sottostare alle leggi della natura. In tempi recenti ha preso corpo l’iniziativa, promossa da un comitato di 30 ecclesiastici, accademici, designer ed architetti, di proporre l’architetto catalano per la beatificazione e la canonizzazione. L’arcivescovo di Barcellona, ha avviato il processo di canonizzazione nel 1998, definendo Gaudí “Un laico mistico”. Nel 2003, conclusa la fase diocesana, la documentazione è stata quindi inviata alla Santa Sede, il Vaticano ha dato via libera per alla beatificazione, nominandolo “Servo di Dio”. Il processo di beatificazione ha suscitato discussioni tra chi vorrebbe che Gaudí venisse ricordato, essenzialmente, per le sue opere e per la sua influenza artistica e coloro che ricordano la sua vita austera e cristianamente coerente.

1984 (37 anni fa): durante un comizio a Padova, sul palco di Piazza della Frutta, in vista delle successive elezioni europee, il leader del PCI Enrico Berlingueviene colpito da un ictus. Iniziò a sentirsi male, mentre si apprestava a pronunciare la frase: “Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda.” Pur palesemente provato dal malore, continuò il discorso fino alla fine, nonostante anche la folla, dopo i cori di sostegno, urlasse: «Basta, Enrico!». Alla fine del comizio rientrò in albergo, dove si addormentò sul letto della sua stanza, entrando subito in coma. Dopo il consulto con un medico, venne trasportato all’ospedale e ricoverato in condizioni drammatiche. Morì l’11 giugno a causa di un’emorragia celebrale. Il presidente della Repubblica Sandro Pertini, che si trovava già a Padova per ragioni di Stato, si recò in ospedale per constatare le condizioni di Berlinguer. Fece in tempo a entrare in stanza per vederlo e baciarlo sulla fronte. Si impose, poche ore dopo il decesso, per trasportare la salma sull’aereo presidenziale, dicendo: «Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta». Commovente fu il suo saluto al funerale, il 13 giugno, al quale partecipò circa un milione di persone: il presidente si chinò con la testa sopra la bara, baciandola tra gli applausi dei presenti.  Anche coloro che erano in assoluto politicamente più distanti da Berlinguer, ovvero Giorgio Almirante e Pino Romualdi, rispettivamente segretario e presidente del Movimento Sociale Italiano, riconoscendo il rigore morale dell’avversario, parteciparono al funerale. Il corteo con la bara, accompagnato dalla musica dell’ Adagio in sol minore di Remo Giazotto, sfilò dalla sede del PCI, in via delle Botteghe Oscure, a piazza San Giovanni, rendendo palese l’ammirazione che una larga parte dell’opinione pubblica italiana aveva nei confronti di Berlinguer. Le imminenti elezioni europee, anche in ragione dell’ondata emotiva determinata dalla morte del leader comunista, videro un grande successo del PCI che, per la prima e unica volta nella storia, superò la DC, affermandosi come primo partito italiano (33,3% contro 33,0%); Berlinguer, candidato nella circoscrizione centrale, ottenne oltre 710 mila voti di preferenza (a fronte degli 836 mila conseguiti alle europee di cinque anni prima). Per evocare la forte ascesa del PCI, si è a lungo parlato di “Effetto Berlinguer”, sebbene una parte degli osservatori politici e alcuni esponenti del partito avessero negato che il successo elettorale fosse da ricondurre alla scomparsa del segretario. Per decisione della famiglia, secondo la volontà espressa alla moglie, Berlinguer è stato sepolto a Roma nel cimitero di Prima Porta, nonostante il Partito desiderasse che fosse tumulato al  Cimitero del Verano, nel mausoleo in cui già riposavano i dirigenti comunisti Palmiro Togliatti, Giuseppe Di Vittorio e Luigi Longo e dove nel 1999 sarebbe stata sepolta anche Nilde Iotti.

 Scomparso oggi:

2003 (18 anni fa): muore a Polistena (Reggio Calabria) Antonio Piromalli critico letterario, scrittore e poeta.  Nato a Marapoti (Reggio Calabria) il 3 settembre 1920, è stato l’intellettuale che più di tutti ha fatto per la Calabria alla quale con la sua “Letteratura calabrese” ha dato la consapevolezza del possesso di una grande civiltà letteraria. Indicato come il maestro di tutti quegli intellettuali calabresi, che hanno accolto l’obbligo etico di far uscire la Calabria dallo stato d’assedio di culture nemiche. Tra le sue opere: “La cultura a Ferrara ai tempi di Ludovico Ariosto” e “Letteratura e cultura popolare”. Come ha scritto Giorgio Bàrberi Squarotti,  Piromalli è una delle rare ed ultime figure di “Letterato intero”, per il quale “Letteratura e passione della scrittura e severità e rigore politico, vita e storia, politica, lingua e invenzione sono fortemente legati”. Ne è un chiaro segno anche la sua produzione poetica, iniziata fin da adolescente, sviluppatasi ad attraversare e superare l’ermetismo per giungere a connotazioni di forte tensione morale e di dura satira sociale. La sua attività critica ha esaminato nel corso degli anni ogni epoca letteraria, ma ha guardato con interesse particolare alle culture popolari e subalterne, in aperta polemica contro il consueto opportunismo “Del letterato formalista che salta sempre sul carro del vincitore”.