Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 10 Giugno.

Accadde che:

1940 (81 anni fa): durante la seconda guerra mondiale, l’Italia dichiara guerra a Francia e Regno Unito. Di fronte alla “Folla oceanica” di Piazza Venezia, Benito Mussolini pronuncia il suo discorso più celebre, di certo quello dalle conseguenze più tragiche, annunciando l’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale: “Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate! L’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano…”. Il discorso interrotto più volte da scrosci di applausi della folla esultante, segnerà l’inizio di un conflitto dove l’Italia sconterà sanguinose perdite, fronti interni e una povertà economica drammatica.

1981 (40 anni fa): avviene l’incidente di Vermicino, dove il piccolo Alfredo Rampi di appena sei anni, cade in un pozzo artesiano, in cui morirà dopo esservi rimasto intrappolato per giorni. Tutto iniziò nel tardo pomeriggio del 10 giugno, intorno alle 19:20, la famiglia Rampi era andata a stare nella loro seconda casa a Vermicino, tra Roma e Frascati. Alfredino stava rientrando a casa da una passeggiata con il padre: il bambino chiese di fare un tratto di strada da solo, attraverso i prati, ma il padre lo perse di vista. Non trovandolo, la famiglia iniziò a cercarlo nelle campagne circostanti fino a quando, in serata allertarono le forze dell’ordine. La nonna del bambino chiese di andare a vedere in un pozzo scavato in un terreno vicino, dove si stava costruendo una casa. Inizialmente, l’ipotesi fu scartata perché il pozzo era coperto da una lamiera tenuta ferma da sassi. Solo in un secondo momento si scoprì che il proprietario del terreno l’aveva chiuso dopo la caduta di Alfredino, ignorando che il bambino fosse scivolato nel pozzo. Un agente della polizia però insistette nell’ispezionare il pozzo e, infilando la testa, sentì i lamenti del bambino. Partirono così in serata le operazioni di soccorso, che da subito si rivelarono molto complicate: il bambino era bloccato a una profondità di 36 metri, in un cunicolo. Il primo tentativo di salvataggio fu fatto legando una tavoletta di legno a una corda che, calata nel pozzo avrebbe permesso al bimbo di aggrapparsi. Ma la corda si spezzò lasciando la tavoletta incastrata a 24 metri di profondità ostruendo il condotto. Il bambino però rispondeva ai soccorritori e alla famiglia grazie a un’elettrosonda calata nel cunicolo da alcuni operatori Rai. Si tentò di scavare un tunnel parallelo che sarebbe poi stato collegato, attraverso un cunicolo orizzontale. Le operazioni di scavo proseguirono per tutto il giorno successivo alla caduta, l’11 giugno, con non pochi problemi. In molti punti si incontrarono tratti di roccia che resero necessario l’arrivo di perforatrici sempre più potenti. Le operazioni di scavo continuarono tutto il giorno fino a quando alle 23 fu autorizzato a scendere nel pozzo un volontario siciliano dal fisico minuto, Isidoro Mirabella,  ribattezzato “l’Uomo ragno”. L’uomo non riuscì ad avvicinarsi ad Alfredino, ma poté parlargli. Il giorno dopo, il 12 giugno, le operazioni di scavo per completare il tunnel continuarono, nel frattempo il bambino aveva smesso di rispondere ai soccorritori. Un soccorritore si calò nel tunnel appena scavato calcolando, che Alfredino si trovava ormai a una profondità di 60 metri. L’unica possibilità rimasta era la discesa di volontari lungo il pozzo: il primo a prestarsi fu uno speleologo, senza successo, poi ci provò, un tipografo d’origine sarda Angelo Licheri, piccolo di statura e molto magro. Si fece calare nel pozzo originario per tutti e 60 i metri di profondità: riuscì a toccare Alfredino, ad allacciargli l’imbracatura, ma l’imbracatura si aprì. Provò a tirarlo su prendendolo per le braccia, ma il bambino scivolò ancora più in profondità. Licheri fu tirato su dopo 45 minuti e con un polso rotto. All’alba un altro speleologo provò a imbracare Alfredino, ma il bambino scivolò. Al secondo tentativo, senza esito, l’uomo riferì che con ogni probabilità il piccolo non respirava più. Nel pomeriggio, attraverso una piccola telecamera, fu individuato il corpo senza vita di Alfredino. Si decise quindi di immettere azoto liquido nel tunnel per conservare il cadavere del bambino che fu recuperato 28 giorni dopo, l’11 luglio. La mancanza di organizzazione e coordinamento dei soccorsi, ai limiti dell’improvvisazione, fecero capire l’esigenza di una nuova struttura organizzativa per poter gestire le situazioni di emergenza e negli anni successivi portò alla nascita della Protezione Civile, all’epoca ancora solo sulla carta

Nato oggi:

1921 (100 anni fa): nasce a Mon Repos (Corfù) il principe Filippo, già Philip Mountbatten, duca di Edimburgo. È stato il marito della regina Elisabetta II nonché, il Lord High Admiral della Royal Navy, titolo cedutogli dalla consorte in occasione del suo novantesimo compleanno. Filippo era sposato con la regina Elisabetta II dal 20 novembre 1947 e ha avuto quattro figli: Carlo, Anna, Andrea. Nipote del re di Grecia Costantino I, prima del matrimonio rinunciò ai propri titoli greci, fu accolto nella chiesa d’Inghilterra e adottò il cognome Mountbatten. Il giorno dopo il suo matrimonio ottenne il trattamento di “Altezza Reale” e il giorno seguente i titoli di Edimburgo. La regina Elisabetta II lo ha creato principe del Regno Unito nel 1957. Come consorte della sovrana ha affiancato la regina nei suoi viaggi ufficiali nel Commonwealth e nel mondo, apparendo frequentemente agli occhi del pubblico. È stato il più longevo consorte di un monarca britannico, con 73 anni e 71 giorni di matrimonio. Oltre agli attributi regali, Filippo è stato anche un noto sportivo e patrono di una serie di organizzazioni. Sin dalla sua visita in Antartide del 1956, si è impegnato per sensibilizzare l’opinione pubblica sul rapporto uomo-ambiente, tema sul quale ha anche pubblicato degli scritti. Filippo è negli anni divenuto noto per i propri modi schietti e sinceri, liberi dal protocollo e spesso irriverenti o fuori dalle righe, oltre che per le sue gaffes. È morto il 9 aprile 2021 all’età di 99 anni nel Castello di Windsor, due mesi prima di quello che sarebbe stato il suo 100º compleanno, è stato il consorte più longevo nella storia inglese. La sua morte ha avviato l’Operazione Forth Bridge, il nome in codice dato al piano per l’organizzazione della sua cerimonia funebre. I funerali si sono svolti il 17 aprile 2021, nella Cappella di San Giorgio al Castello di Windsor, ed è stato sepolto nella Royal Vault.