Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 21 Giugno.

Accadde che:

1887 (134 anni fa): avviene il giubileo in occasione del cinquantesimo anniversario del  regno della regina Vittoria. Fu celebrata con un banchetto, a cui furono invitati 50 re e principi europei, insieme ai capi di governo delle colonie e dei domini britannici d’oltremare. Il giorno successivo partecipò ad una processione all’aperto, attraverso Londra, scortata dalla cavalleria indiana coloniale. Al suo ritorno a Palazzo, andò al suo balcone e fu acclamata dalla folla. Nella sala da ballo distribuì alla sua famiglia spille realizzate per il Giubileo. La sera fu portata, sulla sedia, per sedersi e guardare i fuochi d’artificio nel giardino del palazzo. In quei giorni Vittoria giunse, probabilmente, all’apice della sua popolarità. Lo scrittore e geografo John Francon Williams pubblicato “L’Atlante del Giubileo dell’Impero Britannico” per commemorare il Giubileo di Vittoria. Molte città  commissionarono nuovi edifici per celebrare l’evento, incluso il “Queens Arcade” di Leeds. Vittoria è stata regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda dal 20 giugno 1837 e Imperatrice d’India dal 1876 fino alla sua morte. Il suo lunghissimo regno viene anche conosciuto come epoca vittoriana. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1861, la regina entrò in uno stato di lutto e sconforto: per il resto della vita indossò sempre abiti neri, cessò di apparire in pubblico e smise di visitare Londra, al punto che presto guadagnò il nomignolo di “Widow of Windsor”, mentre parallelamente si indeboliva l’immagine della monarchia. In seguito, incominciò a infittire una relazione con un cameriere scozzese, John Brown; si parla di una relazione romantica e di un matrimonio segreto fra i due, fatto per cui divenne nota anche con il nome di “Signora Brown”, per quanto l’effettiva celebrazione del matrimonio sia controversa: infatti, un diario recentemente scoperto riporterebbe la confessione fatta sul letto di morte dal cappellano della regina, il quale avrebbe detto a un politico di avere celebrato le nozze clandestine fra la regina e il cameriere Brown, ma tale testimonianza non è accolta da molti storici. Va aggiunto che Vittoria pretese di essere seppellita, alla sua morte, con due ricordi nella bara: a destra un cappello del principe Alberto, mentre nella sinistra dei capelli di Brown con un suo ritratto. Nel settembre 1896 Vittoria superò quanto a longevità sul trono ogni altro monarca inglese, scozzese o britannico (in epoca successiva il primato fu battuto da Elisabetta II). Su richiesta della regina ogni manifestazione pubblica dovette essere posticipata al  1897, per il Diamond Jubilee (60 anni di regno). Vittoria morì alle 18:30 del 22 gennaio 1901, dopo un regno di 63 anni, 7 mesi e 2 giorni. I suoi funerali furono celebrati il 2 febbraio e, dopo due giorni di lutto nazionale, venne tumulata al Mausoleo Frogmore, accanto al marito. A Vittoria succedette il primogenito, principe di Galles, che regnò con il nome di Edoardo VII. La morte di Vittoria segnò la fine della dinastia degli Hannover, il figlio di Edoardo VII e suo successore, Giorgio V, cambiò il nome del casato in Windsor, dal suono più inglese, durante la prima guerra mondiale. La monarchia di Vittoria divenne più simbolica che politica, con forte enfasi sulla moralità e sui valori della famiglia vittoriana, in contrasto con gli scandali sessuali, finanziari e personali legati ai precedenti membri della famiglia degli Hannover, che avevano portato discredito alla monarchia. Il suo regno creò per i britannici il concetto di ‘monarchia di famiglia’, in cui anche la crescente classe media potesse identificarsi.

2001 (20 anni fa): negli Stati Uniti venne emesso un francobollo riportante l’effige di Frida Kahlo, scelta da un autoritratto eseguito nel 1933, a memoria di una degli artisti più importanti del centro America del ‘900.  Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderon, nasce in Messico a Coyoacan il 6 luglio del 1907, muore giovane a soli 47 anni. Figlia di un tedesco ebreo, che era emigrato in Messico, proviene dall’Ungheria. Essa stessa amava dire di essere nata nel 1910, ed essere quindi figlia della Rivoluzione Messicana. Subito invalida per essere portatrice di spina bifida, malattia prima ritenuta una poliomielite, che la segnerà per tutta la vita. Ma i problemi per lei saranno molteplici, rimasta vittima giovanissima di un incidente stradale, fu devastata da un palo mentre si trovava su di un bus, subì innumerevoli operazioni chirurgiche, che la costrinsero per periodi lunghissimi a letto. Cominciò a leggere e a dipingere, per prima cosa il suo piede. I genitori le regalarono quindi un letto opportunamente attrezzato, con uno specchio sul soffitto, fu l’inizio di una serie di autoritratti impressionanti. Una volta capace di camminare, portò le sue opere a Diego Rivera, grande pittore dell’epoca, che diventerà famosissimo per aver dipinto il volto di Lenin sul corpo di un operaio al Rockefeller Centre di New York e che diventerà suo marito nel 1929. Attivista del partito comunista, si separò da Rivera che l’aveva tradita con la sorella nel 1939, per poi risposarlo nel 1940. Il poeta e saggista surrealista André Breton, quando vide per la prima volta il suo lavoro ne rimase talmente colpito da proporle una mostra a Parigi e proclamò che Frida fosse “Una surrealista creatasi con le proprie mani”. In ogni caso, nonostante l’accento posto sul dolore, sull’erotismo represso e sull’uso di figure ibride, la visione di Frida era ben lontana da quella surrealista: la sua immaginazione non era un modo per uscire dalla logica e immergersi nel subconscio, ma piuttosto il prodotto della sua vita che lei cercava di rendere accessibile attraverso un simbolismo. La sua idea di surrealismo era giocosa, diceva che esso “è la magica sorpresa di trovare un leone nell’armadio, dove eri sicuro di trovare le camicie”. Nella sua casa, la casa Azul, oggi vive uno dei maggiori musei messicani il “Frida Kahlo”. Resta per il momento la prima donna ispanica ritratta su di un francobollo, emesso dagli Stati Uniti d’America.

Nato oggi:

1928 (93 anno fa): nasce a Reggio Calabria Giuseppe Morabito poeta. Esopo contemporaneo, ha rinnovato l’eterna giovinezza della favola che non può invecchiare, come la poesia non può morire. Forte è stata la sua denuncia, in chiave sfarzosamente sarcastica, della classe politica meridionale e calabrese. Tra le sue opere: “E cuntamila ru peri” e “L’undata”. È stato un autore che ha ben interpretato il nostro tempo nella sua rapida trasformazione, con un linguaggio arricchito che recupera i termini della nostra tradizione per adattarli alla contemporaneità, sempre impegnato e operante in un progetto poetico di riscatto e di crescita civile. Ha tratteggiato il rapporto di amore con la propria città, individuandone il fascino naturale e le avversità storiche. Muore a Reggio Calabria il 9 luglio 2004.