Il volto demoniaco del potere

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L’umanità cosiddetta civile e cristiana ha imboccato la strada  della sopraffazione e del genocidio dei propri simili, non da ora, ma da sempre; basta girare un po’ la testa verso la storia e vediamo i Romani che sottomettono, derubano e schiavizzano quasi tutto il mondo conosciuto all’epoca, Alessandro Magno, Carlo Magno, gli Arabi, i Mongoli e poi gli spagnoli prima e dopo la scoperta dell’America, gli inglesi che occupano buona parte del pianeta, per non dire degli austriaci, dei francesi, degli olandesi, dei tedeschi di Hitler e degli stessi italiani che, anche se in ritardo per ragioni storiche, non desistono dal tentare di costruire l’Impero.

 Certamente, qualunque cosa accada alla fine di questa tragica situazione europea a causa dell’occupazione russa dell’Ucraina, sarà destinata a causare profondi cambiamenti nel mondo. Può succedere che le ferite inferte al popolo ucraino, finiranno per procurare anche al signor Putin effetti indesiderati in patria da parte di quella parte di popolo russo (e non è poco) che non condivide il sogno  imperialista del piccolo, ma pericoloso zar russo; succederà, quasi certamente, uno squilibrio dell’economia europea e quindi mondiale con conseguenze imprevedibili; sarà scombussolato il progetto di avviare il modo di vivere e di operare dei popoli verso l’obiettivo di salvare il mondo dalla crisi ecologica globale. Gli equilibri politici mondiali saranno scossi in modo, probabilmente, definitivo e importante. Fino a quando la Cina, che ha come scopo ultimo il comando economico del mondo, potrà mantenere l’atteggiamento ambiguo, che sa di equidistanza, in una situazione che contrasta palesemente con i suoi interessi? E l’America che sta perdendo il suo ruolo di prima potenza economica e politica del mondo, per una serie di errori basati sull’arroganza e sugli interventi militari gratuiti e terroristici nel mondo, che fanno epoca dal 1945 in Giappone con la bomba atomica, alla Corea, al Vietnam, all’Iraq e alla Siria. Un mondo così non può andare lontano. Il pericolo atomico è dietro l’angolo, il pericolo della crisi alimentare e della crisi ecologica sono palpabili per chi vede oltre il proprio naso. Un fatto è certo però, l’umanità cosiddetta civile e cristiana ha imboccato la strada  della sopraffazione e del genocidio dei propri simili, non da ora, ma da sempre; basta girare un po’ la testa verso la storia e vediamo i Romani che sottomettono, derubano e schiavizzano quasi tutto il mondo conosciuto all’epoca, Alessandro Magno, Carlo Magno, gli Arabi, i Mongoli,  e poi gli spagnoli prima e dopo la scoperta dell’America, gli inglesi che occupano buona parte del pianeta, per non dire degli austriaci, dei francesi, degli olandesi, dei tedeschi di Hitler e degli stessi italiani che, anche se in ritardo per ragioni storiche, non desistono dal tentare di costruire l’Impero. Tutto ciò anche se son popoli del cristianissimo continente europeo e anche se i grandi pensatori europei rinascimentali e post rinascimentali condannano la guerra in modo deciso e intransigente. A partire da Erasmo da Rotterdam che dice di essa: La guerra è fatta apposta per la gente perduta, parassiti, ruffiani, briganti, sicari, villani, imbecilli, indebitati, tutta quanta insomma la feccia umana. E dai visionari del mondo migliore: Tommaso Moro e Tommaso Campanella; il primo nell’opera Utopia dice degli utopiani: abborriscono guerre e battaglie come cose veramente bestiali e non di meno diffuse, più diffuse fra gli uomini che fra le bestie. Mentre Tommaso Campanella ha scritto Città del sole dove presenta un nuovo mondo basato sull’uguaglianza, sulla pace e sull’abolizione della proprietà che è il primo motivo delle guerre; e poi nel X madrigale: guerre, ignoranze, tirannie ed inganni/ mortalità, omicidi, morte e guai/ son begli al mondo, come a noi la caccia. Tutti e tre i filosofi hanno avuto, per il loro modo di pensare, guai infiniti e pesanti conseguenze. Il loro parlare fu vano. Non si fermarono le guerre, i soprusi e le angherie contro i più miseri, e qualcuno degli stessi pontefici come Giulio II, s’impegnò di persona in parecchie campagne militari.

Fortunato Nocera