Jovanotti merita la cittadinanza onoraria della Locride

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Jova grazie di tutto, potessi ti darei la cittadinanza onoraria della locride. Il tuo affetto, il tuo garbo, il tuo silenzioso interesse perpetuato negli anni è una gratificazione, una riconoscenza a quanti nell’eremo virtuale non vogliono traslocare la visione ampia di una bellezza che non sempre è necessario fotografare. Il tuo cuore ha lo stesso ritmo di tutta la Calabria che ama il mondo come te.

Marciti al buio delle chiacchiere sulle nostre tastiere, come eremi protetti da led, schermi che ti fanno dimenticare di vivere. Svelati nel caos delle accuse, delle visioni, delle purezze di coscienza fino alla chat privata. Solo polvere e ipocrisia.

“Jovanotti si futti i sordi.”

Memoria breve, parola da scrivere prontamente, commenta commenta, premi Bloc Maiusc che così gridi di più.  Alla salute, fotografa il bicchiere in mano abbracciato alle altre solitudini. Gira le tue storie a caccia dei very important pisciaturi.

Ho letto di tutto sulla visita di Lorenzo Cherubini. Ho pensato fosse stato meglio chiudere. Non dovevo leggere le opinioni degli altri.

Dovevo tornare ai giorni dopo del 16 ottobre 2005, ai giorni dei ventenni oggi quarantenni tra le vie di Locri. Ai concerti di etnofolk e funky, insieme, alle esibizioni in dialetto calabrese e al Capodanno 2006.

A “mbiviti nattu”.

Ai Quartaumentata, a Brunori, a Giacomo Triglia.

All’Unicef, all’ucraina, all’ambiente, alle gare di solidarietà, alle aste dei dischi, delle bici dei cappellini, alla beneficenza silenziosa.

Ai tour, all’evento più clamoroso di Italia, a Roccella, per due anni, per tre volte.

Ai videoclip tra Gerace e Scilla, alle parole sincere, riconoscibilmente autentiche. Agli occhi illuminati dal saluto del sole mediterraneo.

E poi noi permalosi, irritabili, sospettosi e avvelenati al solo sentir nominare la Calabria, che “se ci accusano sono stronzi, se ci apprezzano sono bugiardi”.  Martiri del giudizio esterno, incapaci di osservarci allo specchio.

Jova grazie di tutto, potessi ti darei la cittadinanza onoraria della locride. Il tuo affetto, il tuo garbo, il tuo silenzioso interesse perpetuato negli anni è una gratificazione, una riconoscenza a quanti nell’eremo virtuale non vogliono traslocare la visione ampia di una bellezza che non sempre è necessario fotografare.

Il tuo cuore ha lo stesso ritmo di tutta la Calabria che ama il mondo come te.

Tu dici ca s’accorgiunu sti politici?

“Sì, ma adesso basta piangere

Ora è tempo di rinascere

Avanti amici

Giorni nuovi che si aprono

Sento il vento che mi chiama e partirò

Sempre navigando in un bicchiere di Mediterraneo”

Ruggero Brizzi