La Calabria delle meraviglie di Arcangelo Badolati

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Il lavoro di Badolati è, principalmente, un atto d’amore per la sua terra, infangata dal fenomeno mafioso e per la sua Palmi che, fino al secolo scorso, ha rappresentato un faro di cultura e di civiltà per tutta la Regione. Lo scrittore sa che l’immagine che danno, oggi, i media sulla Calabria è drammaticamente vera, ma per lui che ha studiato a fondo la storia e la cultura calabrese è parziale e non rappresenta per nulla l’anima della Regione.

Pubblicazioni sulla Calabria, oggi non mancano certo, ma quelle che danno un visione organica sulla storia e cultura della Regione, secondo me, sono principalmente due: “La Calabria” di Corrado Alvaro e “La Calabria delle meraviglie” di Arcangelo Badolati.  Il libro di Alvaro è del 1925 e nasce come manuale sussidiario per le scuole calabresi, dato che la Riforma Gentile prevedeva lo studio della cultura regionale. Il libro, proprio perché strumento di cultura, è stato ristampato, alcuni anni fa, a cura del compianto Antonio Delfino. Il lavoro di Badolati, invece, è principalmente, un atto d’amore per la sua terra, infangata dal fenomeno mafioso e per la sua Palmi che, fino al secolo scorso, ha rappresentato un faro di cultura e di civiltà per tutta la Regione. Lo scrittore sa che l’immagine che danno, oggi, i media sulla Calabria è drammaticamente vera, ma per lui che ha studiato a fondo la storia e la cultura calabrese è parziale e non rappresenta per nulla l’anima della Regione. Badolati cita capi bastoni che ancora spadroneggiano in tanti paesi che un tempo producevano cultura, ma è attratto dalla Calabria storica: quella magno-greca, bizantina, basiliana, dai miti omerici e da quelli moderni, nati principalmente intorno al mare della Marinella di Palmi, dove ogni anno, nel mese di maggio i pescispada, non si sa per quali arcani motivi, si danno appuntamento per accoppiarsi e trovare la morte, dato che i pescatori li aspettano con i mezzi più efficaci per fiocinarli e venderli sul mercato. Un classico esempio di amore e morte che viene dalla natura. Badolati sa che, come tutte le cose umane, la mafia passerà, lasciando lutti e miseria; lui va alla ricerca di coloro che hanno fatto la storia e costruito opere di civiltà durature. Badolati è un giornalista e scrittore poliedrico, conosce come nessun altro la storia della mafia calabrese e dei suoi misfatti per averla vissuta e raccontata quotidianamente sui media, ma questo rappresenta il lato nefasto della Regione che, ancora oggi, resta un Paradiso avvelenato da pochi diavoli. La lezione del libro è questa: bisogna partire proprio dal passato per fare emergere in noi energie nuove per un cambiamento morale e culturale. Nel Cinquecento, Camillo Costanzo non è partito da Bovalino per evangelizzare il Giappone per poi essere arso vivo? Da questo punto di vista, il libro dovrebbe circolare in tutte le nostre scuole; l’attuale normativa scolastica, fra l’altro, lo consente; l’Ente Regione ha facoltà di concorrere alla costruzione del curriculum scolastico. Badolati fa nei riguardi della Calabria un’operazione simile a quella che ha fatto nel secolo scorso Nicola Misasi nei riguardi del brigantaggio. Misasi ha presentato al mondo della cultura l’altra faccia del brigantaggio; Badolati ci presenta la faccia più autentica della Calabria, quella storica: filosofi, letterati, papi, santi, bellezze naturali che sempre hanno incantato il mondo. Nel suo lavoro parte da un Classico: il De Antiquitate et situ Calabriae dell’umanista di Francica Raffaele Barrio, il primo ad avere scritto un libro sulla Calabria, che allora contava circa centomila anime. Sulle varie popolazioni che nel corso della storia hanno abitato il territorio nell’antichità ha scritto G. Vico, nel “De antiquissima italorum sapientia”. Anche il lavoro di Barrio sulla Calabria, oltre ad essere frutto di lunghi studi, è fatto con amore: Omnium regionum Italiae Calabria est vetustissima, nobilissima, optme. Il lavoro di Badolati esamina percorsi storici e geografici dimenticati; tanti nostri paesi oggi spopolati e infestati dalla mafia nel passato elaborarono cultura. Questo avvenne, prima, con la colonizzazione greca, ad iniziare dal settimo sesto secolo a. C. e nacque la civiltà Magna Grecia, diffusa in tutta la Regione, l’unica assieme a quella contadina passata da queste parti. Una ventata nuova in Calabria arriva con i Basiliani. Furono i monaci italo-greci a diffondere su una terra, in maggior parte pagana, la religione cattolica e l’amore per il lavoro e la preghiera, sulla scia di San Benedetto. Con l’arrivo dei Basiliani in ogni parte della Calabria nascono monasteri e con essi rinasce l’agricoltura, la zootecnia, l’artigianato, e la cultura. Si scoprono i testi greci ed i monasteri sono veri e propri centri culturali. Furono appunto due monaci basiliani a diffondere il greco in Italia: Barlaam, vescovo di Gerace e maestro di Francesco Petrarca e Boccaccio, e Leonzio Pilato traduttore di Omero, entrambi di Seminara. Paesi come Palmi, Scilla, Gioia Tauro, Taurianova, Cittanova, e tanti altri, oggi tristemente noti per la presenza di grandi famiglie mafiose, nel passato, anche recente, hanno irradiato cultura. Badolati con pazienza certosina ci presenta i siti culturali della Magna Grecia sparsi su tutta la Regione: Locri, Medma, Reggio, Crotone, Metaponto, Sibari Thuri, etc, ed i personaggi del tempo. Ci presenta altresì gli uomini illustri che del loro passaggio hanno lasciato tracce indelebili: Gioacchino da Fiore che ha profetizzato tempi nuovi e mondi nuovi. Cassiodoro, segretario di Teodorico, che lavorò per governare uno Stato di barbari e romani ed alla fine, caduto in disgrazia, si ritirò a Squillace nella sua Calabria, dedicandosi alla preghiera e alla trascrizione dei codici latini e greci, rendendo un gran servizio alla cultura; San Bruno che a Serra San Bruno costruì la Certosa e insegnò ai suoi seguaci la via del silenzio e della preghiera per meglio accogliere Dio. Il grande Cilea che arrivò nei teatri lirici del mondo; Manfroce, a cui la sorte non diede il tempo di dimostrare tutto il suo valore; Tommaso Campanella che sognava tempi nuovi e mondi nuovi con la cacciata degli spagnoli; Bernardino Telesio, che ancor prima di Galilei, criticò l’aristotelismo e indicò un nuovo metodo, aprendo, prima di Galilei, la strada alla scienza moderna. Non è possibile sintetizzare il libro di Badolati; va studiato da cima a fondo con pazienza ed amore come ha fatto l’autore per scriverlo.

Bruno Chinè