La “linea dura” di Francesco con due (per ora) Vescovi calabresi…

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Le dimissioni del vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea prima e dell’arcivescovo di Catanzaro-Squillace dopo hanno in comune lo stesso retroterra: quello della complicata religiosità popolare che nutre la fede cristiana nella nostra Regione. Adesso la Chiesa, anche in Calabria, è chiamata ad avviare il percorso sinodale (che vuol dire “camminare insieme”), voluto fortemente da Bergoglio. Una sfida che vede tutti coinvolti e che può aiutare a superare queste recenti ferite.

Le dimissioni del vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea prima e dell’arcivescovo di Catanzaro-Squillace dopo hanno in comune lo stesso retroterra: quello della complicata religiosità popolare che nutre (e a volte condiziona) la fede cristiana nella nostra Regione. Monsignor Luigi Renzo, originario di Campana e della Chiesa di Rossano-Cariati, ha dovuto gestire il “fenomeno” Natuzza Evolo, che vorrebbe fare di Paravati una sorta di nuova Lourdes. È stato lui ad avviare nel 2014 la causa di beatificazione della mistica stimmatizzata, ma poi sono sorti contrasti sulla gestione dell’enorme patrimonio destinato all’apertura del santuario. Renzo ha rivendicato la primizia diocesana su ogni altro ente, ma evidentemente il braccio di ferro è stato più duro del previsto e ha creato tensioni che hanno portato alla fine all’abbandono forzato della guida pastorale. Ad amministrare per qualche mese la diocesi di Mileto è stato chiamato il vescovo di Locri, Francesco Oliva. Don Attilio Nostro, il nuovo vescovo appena eletto, chiamato da Roma ma nativo di Palmi, avrà una bella gatta da pelare…

Ancora più aggrovigliata la situazione a Catanzaro, dove pure dietro alle dimissioni dell’arcivescovo c’è la figura di un’altra donna che afferma di avere visioni ed esperienze mistiche. Ma a differenza di Natuzza, non è considera santa dalla Chiesa, che anzi la bolla come impostora. Si tratta di Maria Marino Marraffa, nativa di Trapani, che nel 1979 fondò a Catanzaro il Movimento Apostolico spinta da supposte rivelazioni divine. Il Movimento si estese rapidamente, fu tollerato dall’arcivescovo Fares, riconosciuto dal successore Cantisani e sostenuto da Ciliberti, già vescovo di Gerace-Locri. Nel suo seno fiorirono molte vocazioni sacerdotali, tanto che oggi una buona fetta del clero catanzarese proviene proprio dal gruppo della Marino. Perfino uno dei segretari particolari di papa Francesco è un ex adepto del Movimento Apostolico, sciolto dalla Santa Sede dopo la visitazione apostolica del teologo Ignazio Sanna, arcivescovo di Oristano.   

 Bertolone, siciliano di San Biagio Platani, si è ritrovato in mano una matassa aggrovigliata. Forse in questi anni avrebbe dovuto usare la forbice anziché provare a sbrogliare il filo. Ma non era facile, se si considera che il Movimento Apostolico aveva trovato nella Chiesa accrediti ai più alti livelli. La vicenda della Marino, e il “commissariamento” deciso dal Vaticano, hanno indebolito Bertolone e alimentato voci minacciose di inchieste penali che potrebbero vederlo coinvolto per la (presunta) gestione opaca e lobbistica delle risorse ecclesiali. Sarebbe clamoroso se Bertolone finisse nel mirino del procuratore Gratteri, considerato che egli è stato il postulatore delle cause di beatificazione di don Pino Puglisi e del giudice Livatino.

Resta il fatto che due vescovi scelti da Benedetto XVI sono stati costretti a lasciare il proprio incarico, nonostante mancasse poco tempo al termine naturale del mandato, che sarebbe scaduto al compimento dei 75 anni. È la conferma della linea dura di Francesco, che ha deciso di non usare mezze misure quando c’è il rischio di scandali, sia che riguardino gli abusi sessuali che l’amministrazione finanziaria e l’uso del denaro.

Adesso la Chiesa, anche in Calabria, è chiamata ad avviare il percorso sinodale (che vuol dire “camminare insieme”), voluto fortemente da Bergoglio. Una sfida che vede tutti coinvolti e che può aiutare a superare queste recenti ferite.

Enzo Romeo*

*Vaticanista Tg2