L’attentato alla Procura e l’operazione “strade sicure”… Per chi?

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Consolato Minniti è senza ombra di dubbio uno dei più bravi giornalisti di giudiziaria in circolazione e infatti… non fa più questo mestiere. Ogni tanto, per fortuna, pubblica qualche memoria sul web de LaCNews24 “solo ricostruzioni storiche e roba che non sia indagine in corso o processi” come mi ha detto lui stesso quando l’ho sollecitato a scrivere più spesso. Di recente, ha ricordato lo strano attentato alla Procura generale del 3 gennaio 2010, che ha portato la nostra città sulle prime pagine dei giornali con la conseguente attribuzione del blasone più alto nell’araldica mafiosa. Vi invito pertanto ad andare a leggere il suo articolo sul sito de LaCNews24 (3 gennaio h. 21:15). La ricostruzione di Consolato (pur esauriente e corretta) glissa molto elegantemente sullo “stormir di ombre” che hanno avvolto la vicenda sin dal momento dello scoppio e quindi quel che dirò da qui in poi, non è assolutamente attribuibile a lui ma ad una mia libera e molto meno elegante interpretazione dei fatti. L’attentato non provocò per fortuna alcuna vittima e gli stessi danni furono insignificanti, si scoprì dopo una breve ricognizione di non essere al cospetto di un lavoro di professionisti, poiché l’ordigno consisteva in una bombola di gas innescata da qualche pizzico di polvere esplosiva, gran bagliore, forte boato e nulla più. Le indagini ed i successivi attentati seguiti nel volgere di qualche mese, fecero emergere le responsabilità di un boss da operetta (Nino Lo Giudice) che appariva e scompariva secondo le necessità degli inquirenti e dei “servizievoli” personaggi che lo manovravano. Il bilancio, dopo tredici anni, è a dir poco sconfortante sia dal punto di vista della Giustizia che della Criminalità. La Procura, al di là del lodevole impegno di pochissimi magistrati, è rimasta con un pugno di mosche in mano che comunque non hanno mancato di arricchire i curricula di vari personaggi che hanno fatto del passaggio a Reggio un trampolino di lancio per brillanti carriere; la Criminalità si è dissolta come piuma al vento, i capi si sono trasferiti armi e bagagli nel ricco Nord, lasciando la città in balia di esattori di mazzette e manovalanza di basso conio. La sera del 3 gennaio si registrò la nascita del movimento spontaneo “ReggioNonTace” che però, buone intenzioni a parte, si smarrì nei paludosi sentieri del qualunquismo giustizialista e dell’antipolitica. Un bilancio positivo però si è registrato ed è quello del Ministero della Difesa, l’operazione “Strade Sicure” ideata nel 2008 trovò proprio a Reggio (su questi temi siamo sempre stati e resteremo una “città laboratorio”) terreno fertile e proliferò senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri e continuerà chissà per quanti anni ancora. I conti li lascio fare a voi, sappiate che lo stipendio medio netto di ogni militare impiegato è di 2.000 € al mese; provate a calcolare 13 anni di servizio h24 per almeno 5 postazioni con almeno 20 militari in tre turni al giorno; aggiungete la logistica, le spese e i costi di acquartieramento e vedrete se non si arriva più o meno alla cifra che è mancata per completare il Palazzo di Giustizia. A proposito di sedi, vi informo che la sede della Procura generale è di proprietà della Curia e costa al Ministero di Giustizia la bellezza di € 25.545,30 al mese solo di affitto, mentre Procura della Repubblica, aule e uffici vari sono nei locali del CEDIR di proprietà del Comune con spese astronomiche per locazione, manutenzione e sicurezza.

rev. Frank