L’Avamposto, una scelta politica

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L’Avamposto è un terreno di Santa Caterina dello Ionio, su cui Raffaele e Sofia praticano l’autogestione, l’auto sostentamento e l’autoproduzione. È un luogo di riconnessione tra l’uomo e la natura, in cui la sacralità della tradizione agricola si mescola con la lungimiranza di una scelta politica, la quale presuppone l’abitare quel luogo nel rispetto dei suoi cicli naturali e traendo da esso l’energia per riscoprirlo.

 “Non è importante la rivoluzione ma essere rivoluzionari”, ha affermato Raffaele, 27 anni, fondatore dell’Avamposto Agricolo Autonomo insieme alla sua compagna Sofia, 25 anni. L’Avamposto è un terreno di Santa Caterina dello Ionio su cui Raffaele e Sofia praticano l’autogestione, l’auto sostentamento e l’autoproduzione. È un luogo di riconnessione tra l’uomo e la natura, in cui la sacralità della tradizione agricola si mescola con la lungimiranza di una scelta politica, la quale presuppone l’abitare quel luogo nel rispetto dei suoi cicli naturali e traendo da esso l’energia per riscoprirlo. L’avamposto oltre ad accogliere vigneti, uliveti e piantagioni di carciofini selvatici, ospita 6 asini, due maialini nani, una capretta e 4 galline i quali sostengono i due giovani agricoltori in diverse attività ricreative e educative. Tra queste rientrano l’archeo trekking someggiato e non, consistente nel ripercorrere i siti archeologici di Santa Caterina in groppa agli asini oppure a piedi; l’avvicinamento all’animale, consistente nel prendersi cura degli animali; attività teatrali con i bambini in natura e campi estivi volti alla bioedilizia e all’integrazione con la comunità migrante. La scelta di ripopolare il paese e non il borgo di Santa Caterina, per utilizzare i termini di Raffaele, è frutto di un naturale sentimento di continuità con le radici culturali del luogo. I caterisani sono storicamente un popolo di agricoltori che affondano le proprie tradizioni nel terreno intrecciandole con le radici degli uliveti e dei vigneti. Dunque un intimo senso di appartenenza e una conoscenza profonda delle dinamiche della propria terra hanno spinto Raffaele a fondare l’Avamposto agricolo. Scelta maturata insieme a Sofia nel corso dei loro anni universitari trascorsi a Bologna. Duranti i quali hanno capito che le scelte quotidiane hanno un valore politico poiché possono avallare o meno un sistema consumistico e discapito dell’ambiente. Conosciutisi come coinquilini a Bologna, sono diventati compagi di vita tessendo le proprie idee sociopolitiche intorno alla passione per l’agricoltura e i processi ambientali, sino a consolidare le proprie idee in una scelta di opposizione, ossia nella fondazione dell’Avamposto Agricolo Autonomo. Decisione che certamente non elude alcune criticità innate in Calabria che vanno dalle discriminazioni di genere e di provenienza, ai problemi logistici e di mobilità sino all’isolamento culturale e geografico. Pienamente consci delle problematicità con cui devono confrontarsi, Raffaele e Sofia rappresentano non solo delle risorse importanti a Santa Caterina, ma un grande stimolo per lo sviluppo di progetti artistici, ambientali e sociali in tutto il comprendonio. I ragazzi hanno, infatti, avviato una serie di collaborazioni con altre aziende agricole e compagnie teatrali della zona, con l’intento di raggiungere una serie di obiettivi. Tra questi risultano la necessità di accrescere la consapevolezza ecologica tra i cittadini, di diminuire la dispersione scolastica nei paesi, di stimolare un’integrazione di fatto con la comunità migrante e spingere per un miglioramento del collegamento tra paesi, istituendo più tratte degli autobus. In definitiva, determinanti ed entusiasti della loro scelta, Raffaele e Sofia continueranno ad innovare l’Avamposto nella consapevolezza che, utilizzando le loro parole, “Se parte dagli abitanti, la direzione è sempre giusta”.

Carla Macrì