Gli “effetti speciali” di Claudio Cosentino

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Intervista a Claudio Cosentino, scenografo internazionale, nato in Calabria. Fin da ragazzo, il suo sogno è sempre stato quello di lavorare nel mondo del cinema e, grazie alla sua determinazione e talento, ha raggiunto risultati importanti, collaborando in molte fictions italiane, come  “Don Matteo” e “ Montalbano”.

Chiacchierare con Claudio Cosentino è come entrare in una sala cinematografica ed assistere ad un film capace di portare lo spettatore da San Vito sullo Ionio a Manila, dal Kenya alla Calabria, attraverso un racconto entusiasmante, coinvolgente e, soprattutto, vero.
Ho sempre, fin da ragazzo, inseguito un sogno, quello di lavorare nel mondo del cinema e, devo dire, ci sono riuscito. Poco più che ventenne ebbi la possibilità di arredare, vincendo un concorso come interior designer, la sede romana del Credit Foncierde France; in seguito ho avuto modo di progettare gli interni di moltissime importanti, case romane, ho lavorato come aiuto scenografo in tante produzioni cinematografiche. In una trasferta nelle Filippine, nel 2000, Angela Alterio, sia a causa della pandemia di aviaria sia perché aveva vinto un concorso per entrare alla Rai, mi propose come suo sostituto. Dal 2000 al 2009 ogni sei mesi ho lavorato su numerosi set di film destinati al mercato orientale, Giappone, Cina … Acquisendo, in tal modo, esperienza, ad esempio per quanto riguarda le costruzioni e gli effetti speciali, ed instaurando contatti anche con importanti produzioni. Contemporaneamente, nei semestri di pausa, lavoravo in Italia come aiuto e capo costruttore negli stabilimenti cinematografici della Videa, che si trova a Prima Porta a Roma, collaborando in molte fictions italiane, come “Sotto Casa”, “Don Matteo”, “ Montalbano”, “Ricominciare Rai1”.

Vedo sempre con piacere, in replica su La7,“Tut – il destino di un Faraone”, dove hai partecipato alla costruzione di 26 set; in pratica tutta Tebe.
In quel caso grazie a Marco Trentini, grande scenografo e art director  che attualmente lavora in Marocco, ebbi la possibilità di entrare in quel progetto che consisteva in un film in tre puntate per l’americana Spike Tv. Ancora oggi alcune parti dei set sono in piedi; io ero conceptartist, mi occupavo della parte visuale, mentre lo scenografo era Mchael Z. Hanan; in quell’occasione andai in nomination per l’Art director Guilds Awards, un premio internazionale solo per gli scenografi.

Una vita da artigiano del cinema che, conquistando notorietà internazionale, ha lavorato con Dario Argento a film dove il protagonista è Ben Kingsley (“Tut” n.d.r.).
Sempre raccomandazioni zero. A piccoli passi bisogna dimostrare di essere capaci di fare questo lavoro. Sei sempre sotto esame, perché una carriera può affidarsi al caso per un paio di film, ma per essere duratura deve basarsi su qualità professionali reali e riconosciute.

Insegnante all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, un forte legame con  allievi  territorio.
Nel 2021, dopo aver curato le scenografie in Kenya del film “Il paese delle piccole piogge”, per Rai 1 e “Dracula 3D” di Dario Argento, decisi di prendermi un periodo sabbatico e colsi l’opportunità di partecipare al concorso per soli titoli alla cattedra di scenografia a Catanzaro. Ho avuto la possibilità di portare in classe il know how acquisito sui tanti set. Alcuni ragazzi, non tutti, hanno fatto tesoro di queste esperienze unendole al loro talento, e qualcuno di loro si è inserito, anche prima di laurearsi, nel mondo del cinema. Penso a Ilaria Cascardo, già con cinque film all’attivo. Ha lavorato alla serie di fantascienza “The Swarm” di Frank Schätzing partecipando alla progettazione e costruzione di numerosi set. Inoltre, è inserita in un grande film americano come disegnatrice, di cui non posso “Spoilerare” nulla per adesso di prossima uscita.

Stai diffondendo “SketchUp”, un programma innovativo per gli scenografi.
Nel 2006, Marco Trentini è stato il primo a Cinecittà a far conoscere questo programma, perfetto per l’attività degli scenografi, che consente, attraverso veloci previsualizzazioni, di ridurre molto alcuni tempi di progettazione: nel cinema il tempo è denaro! Insieme a Marco abbiamo fatto conoscere questo programma. Nel 2019 ho lavorato come Art directorin un film destinato all’uscita cinematografica, “Il Talento del Calabrone” scenografia di Ivana Gargiulo, regia del talentuoso Giacomo Cimini, con Sergio Castellitto, in formato 2:39 con lente anamorfico, un formato cinematografico particolare predisposto specificamente per il cinema con effetti molto amati dai nuovi registi. Avevamo ricostruito perfettamente gli studi di Radio 105 sulla sky line di Milano. Purtroppo, a causa della pandemia, il film è uscito su Amazon Prime ma non nelle sale.

Sottolinei sempre che, quando si va a vedere un film, bisogna poi restare fino all’ultimo titolo di coda, perché dietro un prodotto cinematografico c’è il lavoro di tantissime persone.
I nomi della troupe non li legge mai nessuno, nonostante il grande impegno che queste persone svolgono. Una grande Crew è fondamentale per la riuscita di un film.
Lavoravamo con mascherine e tamponi settimanali nel 2020 su un film del regista Paolo Costella in uscita nei cinema dal titolo “Per Tutta la vita” prodotto da Lotus, Leone film group, scenografia di Ivana Gargiulo, il film è stato interrotto per diversi mesi a causa dell’inizio della pandemia, era febbraio 2020, ed abbiamo lavorato e con molte difficoltà.

Progetti attuali, sempre rispettando la consueta scaramanzia cinematografica?
Sono appena tornato dal Marocco, dove chiamato da Marco Trentini abbiamo lavorato al film “On the Creation of Earthquakes”, la storia di Seneca ed il suo rapporto con Nerone.  Un film complesso sull’antica Roma ricco di rivisitazioni in chiave moderna con John Malkovichcome attore principale, regia di  Robert Schewentke (ricordiamo “Red” con Bruce Willis, George Freeman, John Malkovich ,nonchè tutta la serie “The Divergent” e Flightplan con Jodie Foster…)

Dire Marocco, significa riferirci ancora a Marco Trentini … Un Uomo che merita rispetto anche perché capace di continuare a parlare con me dopo aver lavorato e dialogato con Ridley Scott.
Marco Trentini, lavora con un altro grande capo costruttore Claudio Magrini un genio delle costruzioni, ho avuto il piacere di vedere che anche Claudio ama progettare le sue strutture più complicate con Sketchup. Lavorano tra Marrak eche Ouarzazate dove ci sono importantissimi e grandissimi studios, con un gruppo di grandi professionisti che hanno appunto lavorato per “Le Crociate” di Ridley Scott (i set sono ancora visitabili). Viene chiamata la Hollywood del Marocco, dove hanno girato tutte le più note produzioni americane. Marco mi ha scelto come suo assistente, ed abbiamo seguito le costruzioni, progettando con “SketchUp” la villa di Seneca e molte altre cose. Il Marocco è una splendida location. In Calabria, questa estate, è arrivata una produzione della Marvel “Captain Marvel”a Tropea, e potrebbe essere ripreso proprio un vecchio progetto di Marco Trentini e mio per realizzare studi di posa nel lametino.

Da scenografo un inseguimento alla 007 sarebbe fattibile sulle nostre strade?
Guarda con il cinema tutto è possibile, perché nel momento in cui si gira, si ha il controllo totale di tutto. Una cosa del genere porterebbe la produzione a rifare ex novo il tratto di strada interessato e una produzione americana lo farebbe. Pensa che per girare l’ultimo “Ben Hur” Marco Trentini e il suo Art Dep hanno ricostruito per intero la magnifica villa su un promontorio vicino ad un lago, era talmente bella che dopo il film è stata depredata da tutti i marmi e le decorazioni interne come fosse una vera opera d’arte, il cinema crea miti e leggende perché realizza l’impossibile.

Quanto si sta sviluppando in questi anni l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro?
L’Accademia si è aperta al digitale e a numerosi nuovi corsi, grazie al Direttore Virgilio Piccari, che sta continuando il lavoro dei suoi predecessori.

La scena più bella che hai costruito e quella che immagini di costruire in futuro?
Ho fatto un film nelle Filippine che si intitolava “The Tomb” in cui il regista mi ha lasciato libero di creare un tempio Maya grandissimo. La scenografia che immagino un domani è, spero, in un grande film americano, magari in Marocco (sogno o piccola anticipazione? n.d.r.)

Giorgio De Filippis