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venerdì, Febbraio 23, 2024
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Lettera aperta al ministro Carlo Nordio

Lettera aperta al ministro Carlo Nordio da parte di Galileo Violini.

Galileo Violini

Onorevole ministro,

Ella ha ritenuto di non autorizzare (eufemismo per negare) l’estradizione del signor Franco Reverberi.

La prego mi voglia scusare se, pur di fronte a accuse sulle quali è impossibile ridere, le confesso che le motivazioni, riprese (e coincidenti) da numerosi organi di stampa, mi paiono risibili. «Età estremamente avanzata», «patologie cardiologiche», «stress psicologico», «la complessiva procedura potrebbe avere sul soggetto (…) conseguenze esiziali».

Età estremamente avanzata. 87 anni. In altri tempi, rimpianti da molti vicini alla Sua maggioranza, fu impiccato Omar Al Mukhtar (73 anni), fu fucilato Emilio De Bono (78 anni). Più recentemente, l’età avanzata (83 anni) non ha impedito la condanna all’ergastolo di Erich Priebke, né di responsabili ultranovantenni di eccidi nazisti, come quelli di Cefalonia (Alfred Stork) o di Padule di Fucecchio.(Johann Riss). Poco tempo fa, in Germania è stata condannata una negazionista novantatreenne che, a differenza della quasi totalità dei nazisti condannati in Italia, in carcere è andata davvero. Ma sa, su questo tema, a casa loro i tedeschi fanno sul serio, non spaccano il capello in quattro, quando si tratta di riconoscere e condannare simpatie per il nazionalsocialismo. Ne sanno qualcosa due connazionali che hanno creduto di poter fare quello che a Roma è possibile.

Ella è molto rispettoso delle forme che riconoscono l’indipendenza della magistratura. Da ministro si spoglia della sua esperienza come magistrato. Chapeau. Non ha commentato quanto accaduto a Capodanno. Ha saputo resistere, con interpretazione ampia del segreto istruttorio, alla tentazione di esprimere una sua opinione riguardo la normalità di accompagnamenti familiari, in scampagnate a centinaia di kilometri di distanza, per le scorte di uomini politici.

Per negare l’estradizione ha fatto uso di una facoltà che Ella ha in quanto ministro. La rispetto, pur sorpreso, tuttavia, che le possa essere sfuggito che le motivazioni che ne permettono e giustificano l’uso non possono che essere politiche.

È politicamente sostenibile che il nostro Paese lamenti la dottrina Mitterand, o le estradizioni negate dalla Germania, che abbia celebrato con la presenza di un Suo predecessore e del ministro dell’Interno, oggi vicepresidente del Suo governo, il quasi successo della domanda di estradizione di Battisti, che condanni con ventiquattro ergastoli gli accusati, quasi tutti contumaci, per il Piano Condor, e offra scudo a una persona accusata di delitti analoghi?

E il danno di immagine al Paese? Infobae, letto in tutta America Latina, ha dato un resoconto non lusinghiero. Lo legga, per favore.

Non le è sorto il dubbio che, valutando nel merito le patologie cardiologiche del signor Reverberi, Ella stava tramutando un atto formale in un grado di giudizio oltre la Cassazione non previsto dalla nostra Costituzione?

Sono dubbi formali, signor ministro, ma, anche ammettendo che Ella abbia legittimamente fatto uso di una Sua facoltà, permangono perplessità sostanziali. Parrebbe che Ella ritenga che le patologie di cui soffre il signor Riverberi “potrebbero avere conseguenze esiziali” non per il viaggio aereo, ma per la complessità della procedura che richiederebbe cautele “difficilmente attuabili”. Stupefacente il corto circuito che converte una generica difficoltà di attuazione, forse superabile, in impossibilità,

Verrebbe da osservare che in Argentina, durante la dittatura, sono stati imposti ben altri viaggi, senza tante preoccupazioni, soprattutto senza ritorno, e con la benedizione di cappellani militari come il signor Riverberi. Anche cittadini italiani ne furono vittime. E qualunque processo permetta di stabilire la verità dovrebbe essere benvenuto.

Mi permetta comunque manifestarLe il mio apprezzamento per l’uso del modo condizionale. Nel caso di Cospito l’unico modo verbale che Ella ha usato fu l’indicativo. Le fa onore tanta preoccupazione per la salute del signor Riverberi, e fa ben sperare per tanti reclusi o ospitati in Centri per l’immigrazione.

È difficile, mi consenta dirlo con il dovuto rispetto, condividere la Sua disamina delle possibili conseguenze dell’estradizione. Lo stress psicologico sarebbe aggravato dalla prospettiva di non poter tornare in Italia. In nome di quale principio dovrebbe essere tutelato il diritto al ritorno in Italia? È un’interpretazione estensiva dell’art. 16 della Costituzione?

Ricorda Klaus Barbie?, quello dei bambini ebrei di Lione? Condannato da tribunali francesi insensibili allo stress per non poter tornare alla sua Bad Godesberg, è morto in carcere. Succede con gli ergastolani, signor ministro. D’altro canto, credo che né Ella, onorevole ministro, né io, ci preoccupiamo più che tanto dello stress dei genitori di Saman Abbas per non avere speranza di rivedere il Pakistan. O intende Ella proporre una commutazione della loro condanna all’ergastolo?

Il signor Riverberi pare abbia ringraziato Dio. Non giudico se sia colpevole di quanto è accusato. Se lo fosse, sarebbe bestemmia. Forse meglio avrebbe fatto se avesse ringraziato Lei o la Dea Fortuna che gli ha fatto trovare un ministro pro-tempore di Grazia e Giustizia così sensibile ai diritti umani.

Mi permetta, signor ministro, un’ultima osservazione. Non sono sicuro che Ella abbia fatto un gran favore al signor Riverberi, il cui nome resterà pur sempre associato ad accuse infamanti di lesa umanità dalle quali non si sarà potuto difendere. Per di più in un momento in cui, come avrebbe potuto informarla il Suo consigliere diplomatico, il nuovo governo argentino non parrebbe restio a considerare una amnistia, a giudicare da dichiarazioni della signora vicepresidente della Repubblica, Victoria Villarruel.

Infine, diciamoci la verità tra connazionali, onorevole ministro. Siamo davvero sicuri che l’assistenza medica di cui il signor Riverberi potrà godere in Italia, sia migliore di quella che avrebbe potuto ricevere in Argentina?

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