Locride neocolonia ellenica

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Dopo una cena tra amici, in un locale sulle spiagge fuori dai centri urbani, eravamo rimasti pochi a fare le ore piccolissime, proprio quattro amici al bar (e non farò i nomi), a raccontarci storie e fatti e a fantasticare (lo facciamo da più di mezzo secolo) sullo sviluppo della Locride: una provincia, una conurbazione generale. Fantasticavamo allorché un signore si intromise e ci gelò tutti con una notizia sconvolgente.

 Non possiamo svelare la fonte, né siamo sicuri che la nostra gola profonda ci abbia raccontato il vero o abbia voluto prendere in giro anche noi stessi, tanto è incredibile la notizia! La dovizia di particolari, però, ci pare particolare e ci ha molto impressionati.

Dopo una cena tra amici, in un locale sulle spiagge fuori dai centri urbani, eravamo rimasti pochi a fare le ore piccolissime, proprio quattro amici al bar (e non farò i nomi), a raccontarci storie e fatti e a fantasticare (lo facciamo da più di mezzo secolo) sullo sviluppo della Locride: una provincia, una conurbazione generale.

Fantasticavamo allorché un signore si intromise e ci gelò tutti con una notizia sconvolgente.

Restammo quasi increduli.

Neppure la circostanza dell’ora tarda e di uno stato alcolico rilevante chiarisce se la notizia fosse vera o una fantasia: il vaneggiamento di un ubriaco o la classica in vino veritas?

In redazione ne abbiamo parlato: il neo direttore Franco Arcidiaco, prudentemente ha consultato un avvocato specialista; Ilario Ammendolia ha intravisto l’occasione di una nuova Repubblica di Caulonia e si è proposto come ministro della Giustizia; Gioacchino Criaco ha trovato ispirazione e scriverà un romanzo in grecanico; Vladimir Condarcuri sta già prendendo lezioni per imparare il ballo di Zorba il Greco; solo la saggia Rosalba Topini, ha fatto spallucce e se n’è andata a mare.

Si è comunque deciso di dare la notizia, lasciando all’intelligenza del lettore la valutazione. Comincio da qui la cronaca di quanto sentito l’altra notte, in un locale significativamente davanti l’antica Locri Epizefiri.

Secondo il racconto della nostra gola profonda, un alto funzionario dell’amministrazione centrale dello Stato, ovviamente locrideo di origine, che chiameremo per comodità Eunomo, il citarista locrese, che con la sua cedra “cantava”, l’Ambasciatore della Grecia a Roma avrebbe presentato una rivendicazione dello Stato ellenico sulla regione della Locride.

Ovvio lo spirito di voler emulare Putin: questi rivendica il Donbass, la Grecia una porzione dell’antica Magna Grecia.

La pretesa di annessione non sarebbe stata lì per lì tenuta in alcuna considerazione. Si era nel periodo della crisi, nei giorni difficili dello scioglimento delle Camere; e, francamente, la Grecia non faceva paura a nessuno. Tutt’al più, qualche dirigente più svelto ipotizzava di sfruttare la richiesta di annessione per un negoziato da fare ad agosto in un’isola greca; meglio se jonica, per evitare il Meltemi del mar Egeo.

Proprio in questi ultimi giorni, sembra invece, secondo il racconto del nostro citarista Eunomo, la proposta sarebbe stata presa sul serio.

Incredibilmente, però, in senso positivo: per accoglierla!

Tutto sarebbe nato da una relazione della Ragioneria: un rigoroso studio, fatto in epoca non sospetta, dell’esborso annuo dallo Stato verso la Locride, del deficit fisso che il territorio determinava. E, soprattutto, dell’investimento necessario da parte dello Stato se si volesse portare la Locride – il territorio economicamente più depresso d’Italia – al livello della media nazionale. Una somma pari al 3% del Pil, che salirebbe al 7% se la ‘ndrangheta riuscisse ad entrare nei meccanismi degli investimenti. Con la conseguenza, in quest’ultimo caso, che tutto potrebbe addirittura risultare inutile. Inevitabilmente verrebbe scoperta l’ingerenza del malaffare, ma ad opere compiute e danari elargiti (serve naturalmente la commissione del reato per agire; la prevenzione e la lotta al crimine è di altri regimi) con la conseguente confisca di tutto ed un nuovo super maxiprocesso di durata decennale.

Da qui, ci riferisce Eunomo, una serie di approfondimenti, affidate a relazioni tutte col massimo grado di segretezza, limitate solo a livello dei Ministri interessati. Eunomo afferma di avere potuto avere solo visione di un appunto di sintesi per il Consiglio.

In buona sostanza ci svelava, oltre al vantaggio economico, ci sarebbe il parere favorevole all’accoglimento della pretesa di annessione della Grecia del Ministero della Giustizia che, con un solo colpo, potrebbe dichiarare di avere risolto la questione ‘ndrangheta, divenuta un problema greco e, contemporaneamente, di avere tolto d’impaccio il CSM, prevedendosi di stabilire nella bozza del trattato di secessione il passaggio all’ordine giudiziario ellenico di tutti i magistrati nati nel territorio della Locride. Ma anche quello del Ministero della Cultura, che, con buona pace del Barone Macrì, non dovrebbe più esaminare l’imbarazzante candidatura della Locride, ormai ellenica, a Capitale della Cultura italiana (avrebbe tutte le carte in regole, ma non si può; c’è la ‘ndrangheta) e, soprattutto, del Ministero della Sanità, che si leverebbe un pensiero da niente: «beni chi ti vitti» pare abbia esclamato il Ministro Speranza, in dialetto calabro-lucano all’idea della Secessione locridea.

In realtà, riferisce Eunomo, nessuna voce nelle stanze dei bottoni si è levata a difesa dell’integrità territoriale italiana, non sembrando vero a tutti di eliminare per sempre un territorio ed una popolazione che da sempre costituiscono un problema, non una risorsa.

Sarebbe anche stato commissionato un sondaggio «daresti la vita, combattendo in difesa del territorio della Locride?». Pare, dice Eunomo, che raramente si sia avuto un risultato più sicuro e uniforme, molto vicino al 100% di no; anche se qualche radicale ha avuto da dire sulla formulazione del quesito giudicata, appunto, troppo radicale.

Questa la cronaca nuda e cruda di quanto narrato da Eunomo, nella notte estiva locrese.

Ve l’abbiamo riportata acriticamente come l’abbiamo sentita e senza avere fatto verifiche sulla sua fondatezza.

Se sarà vera lo vedremo presto, perché sarebbe comodo che l’annessione della Locride alla Grecia, come colonia neo-ellenica avvenisse prima delle prossime elezioni.

Come reagirà la gente della Locride possiamo soltanto ipotizzarlo: festeggerà spinta dalla curiosità il cambiamento, tanto… peju i accussì…; o guarderà alla locale neocostituita sezione dei Partigiani d’Italia per organizzarsi e resistere?

Devo confessare che non ero del tutto impreparato al tema, perché proprio nei primi giorni dopo l’avvio dell’«operazione speciale» di Putin nel Donbass ne avevamo parlato in una riunione conviviale (una costante di questa storia) della redazione romana de La Riviera, e Francesco Femia (a cui va riconosciuta l’intuizione del tema odierno) ci aveva posto il problema: che ovviamente ci era sembrato non credibile.

Intimamente e personalmente confido che Eunomo sia stato solo preda dei fumi dell’alcol.

Perché la Locride ed i suoi cittadini sanno benissimo di essere parte dell’Italia: anche se, forse, è proprio l’Italia che non è convinta che la Locride e i suoi cittadini siano parte di Essa.

Tommaso Marvasi