Missione italiana in Libia, continueremo ad “addestrare” la Guardia costiera disumana?

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Oggi il Parlamento deciderà se rifinanziare le sue missioni all’estero, uno dei punti caldi di questo provvedimento è il rinnovo dei fondi che il nostro Paese stanzia per la Guardia costiera libica. Si tratta delle scheda 48, in questo documento sono riportati gli scopi e i fondi stanziati.

Questo organismo è un vero e proprio corpo armato e dovrebbe sorvegliare le coste della Libia impedendo ai migranti di partire alla volta dell’Europa. Il problema è che gli uomini della Guardia Costiera libica utilizzano dei metodi violenti e inappropriati per svolgere questo compito.

L’ONU e le associazioni che si occupano di rifugiati e di soccorso in mare hanno segnalato numerose violazioni dei diritti umani. Nei giorni scorsi è stato diffuso un video in cui una delle imbarcazioni libiche apriva il fuoco contro un barcone carico di migranti. Sono stati denunciati tentativi di speronamento delle imbarcazioni e inseguimenti anche extra territoriali. La denuncia delle associazioni ha anche evidenziato come spesso la Guardia costiera libica, composta da miliziani di diverse fazioni, sia corrotta e faccia affari con i trafficanti di migranti.

Perché oggi parliamo di Guardia Costiera libica e come il Governo italiano è coinvolto?

Bisogna tornare al 2015, anno in cui è stata approvata l’Operazione Sophia. Questa missione doveva combattere il traffico di esseri umani e al contempo prevedeva l’addestramento della Guardia costiera libica. L’organo così per com’è organizzato oggi è però stato formato solo nel 2017.

Dal 2017 al 2020 il nostro paese ha stanziato ben 22,1 milioni di euro per sostenere il progetto di addestramento della Guardia costiera libica. E per il 2021 la previsione di spesa è di altri 10,5 milioni di euro. Una cifra elevatissima per finanziare un organo che viola sistematicamente diritti umani.

Oggi il Partito Democratico chiede che l’addestramento della Guardia Costiera libica passi in carico all’Unione Europea e diventi parte del programma militare IRINI. I democratici hanno proposto come ultima istanza di non autorizzare il supporto alla Guardia costiera libica e di sospenderne l’operatività fino a quando non ci sarà una garanzia da parte delle autorità libiche sul trattamento dei migranti. Il governo della Libia non ha ancora accettato la revisione definitiva del Memorandum, non ha aderito alla aderito alla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati e quando vengono fermati i profughi vengono condotti in centri di detenzione illegali e in cui si praticano violenze e torture.

Tutto ciò è inaccettabile.

Le ONG e le associazioni umanitarie cosa chiedono?

Le organizzazioni umanitarie ActionAid, Amnesty International e Medici Senza Frontiere hanno fatto sentire la loro voce in audizione alle Commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato. Ecco il comunicato diffuso: “Gravi i profili di criticità, avvertono le organizzazioni, riscontrati nel Decreto Missioni, varato dal governo, che conferma per il quinto anno consecutivo il supporto alla Guardia Costiera Libica e all’Amministrazione Generale per la Sicurezza Costiera.

Se il Parlamento approverà il rinnovo, l’Italia non solo continuerà a finanziare e sostenere l’attività di intercettazione in mare e lo sbarco nei porti libici di rifugiati e migranti, ma aumenterà i fondi per queste attività con 500 mila euro in più rispetto al 2020”.

Crescono anche i finanziamenti per le missioni Irini e Mare Sicuro, che prevedono azioni a sostegno delle forze libiche, con un aumento rispettivamente di circa 15 e 17 milioni rispetto al 2020. Viene inoltre prorogato il dispiegamento di una nave italiana a Tripoli, a supporto delle forze navali libiche.

Intanto in Libia migranti e rifugiati continuano ad essere sistematicamente esposti al rischio di detenzione arbitraria e ad altri gravi abusi dei loro diritti.

Nei centri di detenzione, in cui vengono trattenuti illegalmente e a tempo indeterminato immediatamente dopo l’intercettazione in mare e lo sbarco in Libia, le condizioni di vita continuano ad essere disumane. Il numero delle persone detenute è cresciuto significativamente negli ultimi mesi, mentre continuano a venire documentati casi di torture, violenze sessuali e sfruttamento.

A seguito di ripetuti episodi di violenza contro migranti e rifugiati, a giugno abbiamo annunciato la sospensione temporanea delle attività in due centri di detenzione di Tripoli.

A partire dalla firma del Memorandum d’Intesa siglato con l’allora Governo di Accordo Nazionale nel febbraio 2017, l’Italia ha svolto un ruolo chiave nell’ideazione e nell’attuazione delle politiche di contenimento dei flussi migratori.

Dei quasi 100 milioni di euro stanziati per il controllo  dei confini terrestri e marittimi del Paese, circa un terzo è stato finanziato dal Decreto missioni: una spesa completamente svincolata dall’adozione di misure necessarie ad evitare lo sbarco in Libia delle persone soccorse o intercettate in mare, o per garantire il rispetto dei diritti di rifugiati e migranti in Libia.

Con ciò, l’Italia si è resa corresponsabile per le violazioni e gli abusi commessi in Libia. In una memoria firmata anche da Human Rights Watch e trasmessa a Deputati e Senatori membri delle commissioni interessate, le organizzazioni hanno ribadito l’urgenza di modificare i termini della cooperazione con la Libia“.