Quando la Locride ti fa emozionare…

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Nuccio Ordine, professore di letteratura italiana presso l’Università della Calabria, oltre che una persona di elevata cultura, è dotato di una spiccata sensibilità, pertanto quando i suoi occhi hanno incrociato la villa romana di Casignana, l’area grecanica di Bova, Gallicianò e Pendedattilo non ha potuto fare altro che commuoversi, evidenziando un importante insegnamento: “Le opere d’arte non appartengono ad un popolo, appartengono all’intera umanità, perché ci insegnano l’idea di disinteresse e di gratuità.”

Nuccio Ordine, professore di Letteratura italiana presso l’Università della Calabria,è tra i massimi studiosi del Rinascimento e di Giordano Bruno. È, inoltre, membro d’onore dell’Istituto di filosofia dell’Accademia russa delle scienze, curatore di prestigiose collane editoriali nazionali ed estere, collaboratore del Corriere della sera; infine, è Presidente del Centro Internazionale di Studi Telesiani, Bruniani e Campanelliani e membro del Comitato scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia Treccani.In questa intervista racconta le emozioni vissute, entrando in contatto con i luoghi della cultura del nostro territorio, evidenziando come essa sia una risorsa indispensabile per l’umanità e, per questo, va protetta.

Professore, che impressione le ha fatto la villa romana di Casignana?

La visita alla villa romana di Casignana, accompagnati dall’ingegnere Totò Crinò, è stata un’esperienza entusiastica, ho trovato da una parte la bellezza del sito e l’importanza della villa romana; dall’altra l’accoglienza, la gentilezza e l’orgoglio di questi calabresi che seguono la villa, la proteggono e sono orgogliosi di questa cultura, che noi abbiamo ereditato. Da tutto questo ho sentito una profonda commozione. La villa romana mi ha impressionato, perché trovare un’area di così tanta estensione, con cinque o sei secoli di storia, con le stratificazioni delle varie epoche è stata una bellissima scoperta, soprattutto il complesso termale che è straordinario, con l’impianto di riscaldamento a pavimento e a parete, conservato ancora molto bene.

Secondo lei, è valorizzata abbastanza?

Penso che bisognerebbe fare molto di più. Mi hanno spiegato che c’è tutta un’aria che andrebbe scoperta. Purtroppo, le risorse destinate a queste imprese sono poche: errore gravissimo. Penso che questo patrimonio vada valorizzato e, allo stesso tempo, vadano investiti soldi per gli scavi archeologici, perché questa villa per l’estensione e per la posizione strategica aveva un ruolo importante, trovandosi sulla strada di collegamento tra Locri a Reggio Calabria: due grandi città con un peso e un’influenza enorme nella storia. In seguito, sono andato a vedere gli scavi di Locri e trovandolichiusi, per lavori di ristrutturazione. Questo mi ha fatto male al cuore.

Come bisognerebbe valorizzare le nostre ricchezze culturali?

La Calabria è piena di cultura, il paradosso vuole che proprio le regioni più povere siano quelle più ricche in questo ambito. Immaginiamo, ad esempio, cosa sia adesso l’area della Mesopotamia, che è stata la culla della civiltà. Oggi, in quest’area c’è desolazione, perché non si trovano le risorse, per conservare i monumenti. Ma la Calabria dovrebbe fare uno sforzo per valorizzare questi beni, che non sono beni dei calabresi, ma beni che appartengono all’umanità. Quando l’UNESCO ha pensato di creare dei siti, come patrimonio dell’umanità, ha lanciato un segnale ben preciso: le opere d’arte non appartengono ad un popolo, appartengono all’intera umanità, perché ci insegnano l’idea di disinteresse e di gratuità: quando guarda un monumento, non c’è bisogno di possederlo per goderlo. Purtroppo, le grandi potenze mondiali si mobilitano per andare a difendere i pozzi di petrolio, ma non lo fanno per salvaguardare i monumenti. La differenza è che un pozzo di petrolio lo si può trovare in una qualsiasi parte del mondo, mentre se la Gioconda viene danneggiata, sarà distrutto qualcosa di unico e irriproducibile. Io, insieme a  questo gruppo di persone, come Salvatore Orlando (che da anni coordina iniziative per valorizzare in paesini intorno a Bova) con cui ho visitato l’area grecanica di Bova, con l’artista Mimmolino Nucera, con cui sono stato a Gallicianò, proseguendo poi per Pendelattilo, ho avuto modo di conoscere persone stupende che lavorano in questi piccoli borghi, con l’obiettivo di mantenere in vita la lingua, le tradizioni e la cultura. Ho avvertito una forte emozione quando ho visto i giovani di questi paesi che parlavano ancora il greco, fieri di sentirsi dei greci calabresi. Questi giovani entusiasti lasciano ben sperare per un futuro migliore, sono una risposta alternativa a questo modello che tende a distruggere la società.

Rosalba Topini

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