‘Ndrangheta, Andrea Mantella parla dei suoi incontri con i Commisso

934

Le dichiarazioni del pentito all’avvocato Paride Scinica, tutto raccontato nella nuova puntata del format “Rinascita Scott” su LaC Tv. L’odio verso Pantaleone Mancuso, gli incontri con i Commisso di Siderno, il ruolo dei D’Amico e il gioielliere.

Nel corso della puntata, le dichiarazioni di Mantella nel corso del controesame dell’avvocato Paride Scinica (difensore di Luigi Mancuso), si concentrano sull’odio verso Pantaleone Mancuso. Nel 2002 era in progetto l’omicidio di quest’ultimo, ma il suo arresto per l’estorsione all’imprenditore Ceravolo gli salvò la vita. «In seguito io ed il clan dei Piscopisani abbiamo maturato – ha dichiarato il collaboratore – il proposito di uccidere Michele Palumbo, pedinandolo anche a Pizzo», fu ucciso la sera dell’11 marzo 2011. «Pantaleone Mancuso doveva morire perché era una persona prepotente e maleducata ed ha tradito anche suo zio Luigi Mancuso, tanto che in carcere pure i Pesce erano arrabbiati con Scarpuni»

L’ascesa di Luigi Mancuso

Andrea Mantella, nel corso del controesame, spiega come i Mancuso si siano riusciti ad affermare nel territorio di Vibo, uccidendo Francesco Fortuna, alias “Ciccio Pomodoro”, ucciso a Pizzo nel 1988 mentre si trovava al soggiorno obbligato, e di Antonio Arena, il quale sarebbe caduto in una trappola ordita da Giuseppe Mancuso.

«Il Crimine, ovvero il grado più alto nella ‘ndrangheta vibonese lo deteneva Antonio Mancuso – ha ricordato Mantella – e poi tale grado è passato al fratello Luigi di cui tutti i criminali del Vibonese ne subivano il fascino, tanto che non ho mai sentito nessuno parlare male di Luigi Mancuso che è stato sempre all’apice della ‘ndrangheta. Aveva questo dono Luigi Mancuso e non credo nella ‘ndrangheta ci sia una dote superiore alla sua. Anche il capo del Crimine internazionale, ovvero Pelle-Gambazza di San Luca, riconosceva Luigi Mancuso come capo crimine del Vibonese. Era il più giovane capo crimine della Calabria – ha dichiarato Mantella – e di ciò nei ho parlato anche in carcere con i Giampà e con Nicolino Grande Aracri. Nel carcere di Catanzaro, inoltre, Luigi Mancuso era solito passeggiare nel cortile con Francesco Giampà di Lamezia, fratello di mio cognato Pasquale Giampà, quest’ultimo poi ucciso.»

La collaborazione con Franco D’Onofrio

Verso il 2009-2010, a Piscopio, doveva nascere un nuovo locale della ‘Ndrangheta. Alla domanda dell’avvocato sul perché si siano rivolti a Franco D’Onofrio invece che a Luigi Mancuso, il pentito ha così risposto: «Luigi Mancuso era all’epoca detenuto ed inoltre i Piscopisani con i fratelli di Luigi Mancuso e con Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, non andavano d’accordo. Era poi noto che le nuove leve dei Piscopisani erano contro le gerarchie dei Mancuso. E’ per questo che i Piscopisani si recano pure dai Commisso di Siderno per ottenere il riconoscimento all’apertura del loro nuovo locale di ‘ndrangheta. Del vecchio locale di Piscopio faceva parte Ciccio D’Angelo, detto Ciccio Ammaculata, parente dei fratelli D’Amico che però andavano d’accordo anche le nuove leve del nuovo locale di Piscopio così come con tutte le famiglie di ‘ndrangheta».

L’incontro con i Commisso

Mantella raconta anche come andò l’incontro con Giuseppe Commisso, alias “U Mastru”, e sia con il nipote di quest’ultimo, Cosimino Commisso:«Ho incontrato Peppe Commisso nel 2009 a Siderno e ci sono andato insieme a Francesco Fortuna di Sant’Onofrio. Commisso – ha ricordato il collaboratore – mi disse che nel Vibonese c’erano i Mancuso e quindi di valutare bene se era il caso di mettersi contro di loro. Io risposi: Signor Commisso, voi pensate al paese vostro che al mio ci penso io”. Da quel momento si è formato uno schieramento di clan vibonesi contro i Mancuso che oltre al mio clan comprendeva pure i Piscopisani, i Bonavota ed il gruppo di Bruno Emanuele»

Il giro di usura

Il pentito ha poi raccontato del giro di usura in cui centrava Salvatore Zinnato, parente di Luigi Mancuso, ai Patania di Stefanaconi, e quindi alla figura del “gioielliere Vittorio Tedeschi” «ha una villa nella zona di Cocari – spiega Mantella – ed aveva una montagna di liquidità messagli a disposizione di Luigi Mancuso. Un grossista di diamanti che, grazie alla tutela di Luigi, ha fatto una montagna di soldi e non lo si poteva toccare perché protetto dai Mancuso. Anche Saverio Razionale mi raccontò queste cose”.