Niente cambia!

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Da queste elezioni regionali è facile comprendere che tutto resterà come prima, dove manca la politica non ci può essere speranza di un futuro migliore. Il vero fatto politico successo nella Locride è stata la severa condanna di Mimmo Lucano, in questo senso la sentenza  di Locri è politica, a meno che per politica non si intenda il teatro dell’assurdo allestito in occasione delle recenti elezioni regionali.

Nelle liste vi erano dei candidati che, presi singolarmente, sarebbero stati anche molto validi. In genere, è mancata la politica soprattutto nei due schieramenti maggiori.

Il 56% dei calabresi non sono andati a votare. Il 90% dei votanti non ha scelto alcun progetto di governo ma “n’amicu” o, ancora peggio, un “protettore” .

È facile comprendere che tutto resterà come prima e, qualora approvassero “l’autonomia differenziata, ancora peggio. Dove manca la politica non ci può essere speranza di un futuro migliore.

Il vero fatto politico successo nella Locride è stata la severa condanna di Mimmo Lucano e dei suoi “Complici”. Ma attenti, soprattutto per quanti si colloca  “Sinistra” di non pensare di mettersi  la coscienza a posto limitandosi ad esprimere la giusta solidarietà a Mimmo Lucano. Così facendo c’è il rischio di far male a lui e di essere profondamente ingiusti con tantissimi altri. Si rischia, inoltre, di mettere in discussione il principio di uguaglianza come valore fondamentale della Sinistra e di provare il sottile piacere ad auto-confinarci in una specie di accademia per spiriti eletti dove hanno accesso solo i “colti”, i “puri” e gli “onesti”. Ed al diavolo chi resta fuori dell’eletta schiera perché si tratta di “sospetti”, “collusi”, “mafiosi”, “zingari” o al massimo plebe senza nome.

Questa strada non è solo sbagliata, ma porta dritti alla sconfitta.

Ma andiamo con ordine: personalmente apprezzo e molto, chi, in questi giorni, ha partecipato ai presidi democratici di solidarietà ai condannati di Locri, iniziando dallo sconosciuto (e condannato) Ibrahim che, nella “banda” di Riace, aveva il delicato compito di custodire gli asinelli.

Ma nel momento in cui si scende in piazza (o comunque si esprime dissenso) contro una sentenza lo si fa perché la si ritiene ingiusta. In questo caso ingiusta, perché “Politica”. Qui, il passaggio diventa arduo perché è proprio la “Sinistra” in tutte le sue colorazioni, che da oltre trenta anni fiancheggia- in posizione di assoluta subalternità (ed a prescindere), la magistratura più aggressiva, ed oggi dovrebbe spiegare perché di colpo una sentenza diventa “preoccupante”, “aberrante”, “abnorme”, “politica”.

A questo punto, la via diventa stretta e non ci sono scorciatoie. Bisogna necessariamente passare da una sincera autocritica e prender atto che, in Calabria, lo Stato di diritto è stato distrutto. Quindi, perché sorprendersi del caso Lucano? E perché mai sorprendersi di una condanna che, ai miei occhi sembra follia, dopo aver assistito inermi ad una strage di innocenti (certificata dalle Corti di appello) finalizzata alla colonizzazione di una Regione? Perché non far sentire la propria voce in Parlamento e nel paese per centinaia e centinaia INNOCENTI tenuti per anni nelle patrie galere? Il prefetto che manda gli ispettori a Riace e che al momento di andare via da Reggio si saluta scrivendo un libro “prefetto in terra di ‘ndrangheta”. Uno così sa che l’immagine di Riace è incompatibile con quella della “Calabria criminale” costruita a suon di retate e processi sommari. Incompatibile, come già lo era stata, la missione apostolica del vescovo Carlo Maria Bregantini allontanato per non essere arrestato. Quindi? Riace deve distrutta perché questo paesino parla di POLITICA e ci costringe a scherzarci.

La sentenza su Riace si inquadra in un tale contesto, ma è POLITICA anche per altro. Il tribunale di Locri è a cento metri dell’ospedale, centro della disastrata sanità della Locride. Se guardassimo indietro nella storia della sanità e dell’ospedale in questa parte della Calabria, troveremmo una voragine di molto superiore ad un miliardo di euro. Ora, premettendo che per convinzione e per principio sono contrario alla galera (se non in casi estremi), sono certo che qualora  fossero state fatte indagini, soprattutto dopo l’omicidio Fortugno, sul banco degli imputati avremmo trovato il fior fiore della “borghesia” calabrese. Mafiosa e no. Una classe sociale che in Calabria non si processa e non si fa processare. Ufficiali di collegamento tra un popolo sconfitto ed il “Potere” che comanda in Italia, ed ha ridotto la Calabria in queste condizioni. Infine, ma è la cosa più grave, questa classe sociale esercita l’egemonia (che la Sinistra ha perso) sul popolo calabrese e quindi ne conduce i giochi. Nella magistratura e fuori di essa. Sono convinto che in Italia, ed in Calabria vi siano tanti bravi magistrati, ma la magistratura non è un’isola in cui operano cavalieri della Valle solitaria alla ricerca della verità. La magistratura è parte dello Stato, di questo Stato che in Calabria assicura impunità e determina condanne. Parte del potere ed in quanto tale generalmente è sensibile a quanto matura nella società. I giudici sono naturalmente contaminati dalle idee egemoni nell’ambiente circostante. A Riace, secondo gli inquirenti mandati dal prefetto, (quello del libro :” prefetto in terra di ‘ndrangheta) si sono spesi negli anni cinque milioni di euro per dare sollievo a migliaia tra  gli ultimi della terra. Forzando le “leggi” o meglio la burocrazia  s’è fatto qualcosa in più della mera “accoglienza”, creando un paese-albergo- un frantoio solidale, le scuole, le botteghe artigianali, la fattoria didattica e, soprattutto, indicando alla Calabria un altro orizzonte. Riace (e non solo) è diventata lo specchio positivo della Calabria nella stessa misura in cui l’ospedale e la sanità sono diventati negli anni, (salvaguardando la dignità di chi vi lavora), sinonimo di tanta ma tanta sofferenza,  di sprechi, di incompetenze, di imbrogli e di vergogna. A “Riace” non c’era alcuna borghesia da processare,  nessun “potente” da indagare, perciò le indagini dovevano esser condotte con un rigore eccezionale e non badando a spese e con l’impiego massiccio di forze dell’ordine. Eppure alcuni imputati e condannati sono persone come Lem Lem di nazionalità etiope, arrivata su una barca dopo aver perso la sorella morta durante il viaggio e dopo aver subito inenarrabili violenze in Libia. Abeba. Tigrigna, vive lavorando alla giornata; Cosimina (8 anni e nove mesi di carcere) una precaria che rispondeva al telefono ed oggi é senza lavoro e senza reddito. Mi fermo al terribile Keita muratore saltuario. Se ne avessi la possibilità chiederei al Ministro della Giustizia e al CSM , e solo a fini conoscitivi, una commissione di studio per verificare le condizioni di vita degli imputati di Riace e così si capirebbe, una volta in più, che  il processo è solo politico. Si processano gli “ultimi” per garantire la sostanziale impunità ai “Primi”, ai responsabili dello sfascio della Calabria.

In questo senso la sentenza  di Locri è POLITICA, a meno che per politica non si intenda il teatro dell’assurdo  allestito in occasione delle recenti elezioni regionali.