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Niente pane la domenica, i panificatori alzano la voce. Anche noi abbiamo diritto di vivere

Peppe Giannetto

NIENTE PANE LA DOMENICA, I PANIFICATORI REGGINI ALZANO LA VOCE. RODOLFO MAGNO: «ANCHE NOI ABBIAMO DIRITTO A VIVERE»

Rincari, costi energetici, difficoltà nel trovare personale e sacrifici che si ripetono ogni giorno. La categoria cerca una nuova strada per difendere le imprese e la dignità del lavoro. Abbiamo incontrato Rodolfo Magno, componente del direttivo Assipan Confcommercio Reggio Calabria.

La domenica senza pane fresco potrebbe diventare una nuova realtà per alcuni panifici di Reggio Calabria. Una scelta che potrebbe sorprendere i consumatori, abituati a trovare ogni giorno il pane appena sfornato, ma che racconta una difficoltà sempre più evidente: quella di un settore artigianale che rischia di non riuscire più a sostenere i costi e i sacrifici necessari per garantire un servizio quotidiano.

Non è una protesta contro i cittadini, ma una richiesta di attenzione verso una categoria che svolge un servizio essenziale e che, troppo spesso, sembra dover affrontare da sola il peso della crisi.

Ne abbiamo parlato con Rodolfo Magno, componente del direttivo di Assipan Confcommercio Reggio Calabria, protagonista del confronto che ha riunito gli operatori del settore insieme al presidente provinciale Nino Laurendi, a Nino Santoro e al direttore di Confcommercio Fabio Giubilo.

Magno, partiamo dalla domanda che in queste ore si stanno ponendo tanti reggini: perché i panificatori stanno pensando di chiudere la domenica?

«Perché è arrivato il momento di fermarsi e riflettere. La produzione domenicale comporta costi importanti, spesso non giustificati dalla richiesta effettiva. Dietro ogni giornata di apertura ci sono persone che lavorano, consumi energetici, organizzazione e sacrifici. Non possiamo continuare a considerare tutto questo come qualcosa di scontato».

Quindi non è soltanto una questione di guadagni?

«Assolutamente no. C’è anche una questione di dignità del lavoro e di qualità della vita. Il panificatore comincia a lavorare quando la maggior parte delle persone dorme. Sono ritmi impegnativi, che si ripetono per tutta la settimana. Anche noi abbiamo una famiglia, affetti e il diritto di poter trascorrere una giornata di riposo».

Quanto stanno pesando gli aumenti dei costi sulle attività?

«Pesano moltissimo. Energia, gas, farine e materie prime hanno subito aumenti che incidono direttamente sui bilanci delle nostre attività. A questo si aggiunge la difficoltà di trovare personale disponibile a svolgere un lavoro così impegnativo. Epoi c’è il problema dell’abusivismo, che crea una concorrenza sleale nei confronti di chi lavora rispettando tutte le regole».

Durante il confronto con Assipan è stata avanzata anche la proposta di prenotare il pane. Di cosa si tratta?

«È un’iniziativa semplice, ma importante. Chiediamo ai consumatori di collaborare, prenotando il pane di cui hanno bisogno. In questo modo possiamo programmare meglio la produzione, evitare di preparare quantità superiori alla domanda, ridurre gli sprechi e contenere i consumi energetici. È un piccolo cambiamento nelle abitudini che può produrre benefici per tutti».

La sperimentazione delle chiusure domenicali è già partita?

«Alcuni colleghi hanno deciso di dare un primo segnale concreto, avviando una sperimentazione. Non si tratta, almeno in questa fase, di una decisione generalizzata. Sarà importante valutare i risultati e proseguire il confronto all’interno di Assipan, coinvolgendo progressivamente altri operatori».

Che cosa chiedete, in definitiva, ai cittadini?

«Comprensione e collaborazione. Non vogliamo creare disagi, ma far capire che il pane non arriva sulle tavole per caso. Dietro ogni prodotto ci sono professionalità, investimenti e tante ore di lavoro. Acquistare il sabato il pane necessario anche per la domenica può essere un gesto di attenzione verso chi ogni giorno lavora per garantire un prodotto fresco e di qualità».

UNA QUESTIONE CHE RIGUARDA TUTTA LA CITTÀ

La riflessione avviata da Assipan Confcommercio va oltre la semplice apertura o chiusura domenicale. Tocca il futuro della panificazione artigianale, un mestiere antico che rappresenta una parte importante della tradizione economica e sociale di Reggio Calabria.

La posizione espressa da Rodolfo Magno richiama un principio fondamentale: il diritto dei consumatori ad avere un servizio non può cancellare il diritto di chi lavora a condizioni sostenibili.

La sfida, dunque, è trovare un equilibrio tra le esigenze delle famiglie e quelle delle imprese, contrastando l’abusivismo e riconoscendo il valore di un’attività che continua a garantire ogni giorno un bene essenziale.

Perché dietro una pagnotta di pane c’è molto più di un prodotto da acquistare: c’è il lavoro di uomini e donne che, spesso nel cuore della notte, si mettono all’opera mentre la città ancora dorme.

E forse è proprio questo il messaggio più importante che arriva dai panificatori reggini: il pane è un bene essenziale, ma anche la dignità di chi lo produce lo è.

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