Non sarà un bel 2022

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Il 2022 non sarà un anno facile. Anzi, probabilmente affronteremo una delle crisi più pesanti della nostra storia recente. Lo dico da imprenditore e da padre di famiglia fortemente preoccupato per il futuro. I rincari di luce e gas impoveriranno aziende e famiglie.

È  inutile illudersi. Il 2022 non sarà un anno facile. Anzi, probabilmente affronteremo una delle crisi più pesanti della nostra storia recente. Lo dico da imprenditore e da padre di famiglia fortemente preoccupato per il futuro. E non mi riferisco né alla problematica dei contagi né al dibattito sulla presidenza della Repubblica. Temi sicuramente importanti ma che, ormai da mesi e mesi, inondano tutti i media in maniera quasi totalizzante! Lo tsunami che si abbatterà sulle nostre vite di semplici e comuni cittadini, nel silenzio incomprensibile e assordante della politica, dei sindacati e delle associazioni di categoria, sarà quello dei costi energetici. Probabilmente, e lo dico con rabbia, non è chiaro a tutti quello che sta per accadere. Dal primo gennaio il nostro Paese sta già registrando aumenti del 55% per l’elettricità e del 41,8% per il gas. In termini diretti e immediati ciò significa, ad esempio, per una famiglia-tipo che prima spendeva circa 2.300 euro per le bollette (circa 823 euro per la luce e 1.560 euro per il gas), che nel 2022 ci sarà una stangata da oltre mille euro in più: con una maggiore spesa di 1.008 euro solo per le bollette, 441 euro per luce e 567 euro per il gas.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg, perché l’effetto economico a cascata si propagherà su tutti i beni e i servizi! Nessuno, infatti, ne uscirà indenne. Oltre all’annunciato aumento di elettricità e gas, solo attenuato dagli interventi del Governo in manovra, gli Italiani sono attesi da sovrapprezzi che riguarderanno numerosi altri comparti, dall’alimentare fino alla sanità. Le stime di Federconsumatori già confermano in questi giorni aumenti del: +4,2% per i beni alimentari; +2,3% per le assicurazioni auto; +2,1% per i servizi bancari; +3,4% per le tariffe autostrade e caselli; +3,2% per i trasporti; +2,7% per prodotti e servizi per la casa; +3,4% per le prestazioni sanitarie; +2,6% per i servizi di ristorazione; +1,8% per le comunicazioni.

Una forbice che diventerà sempre più ampia nei mesi che verranno. E quali saranno gli ulteriori effetti sulle imprese? Questa situazione – è del tutto evidente – metterà a rischio anche migliaia di posti di lavoro, perché per molte aziende la tenuta finanziaria diventerà, ben presto, insostenibile. I consumatori tireranno la cinghia. I prezzi saliranno alle stelle. L’inflazione galopperà. Con buona pace per i tanti fondi speculativi che stanno brindando ai loro nuovi successi conquistati in borsa. Già oggi, nel mio specifico settore commerciale, i listini dei prodotti ci vengono inviati con il “beneficio” della transitorietà e, spesso, addirittura senza prezzi! In pratica, stiamo acquistando al buio e senza poter trattare. Le imprese come possono vivere sull’incertezza e sul timore di quel che dovrà accadere? Come si può pensare di programmare così la propria attività?

Peraltro, da quello che ci viene detto, gli aumenti delle bollette riflettono il trend di forte crescita delle quotazioni internazionali delle materie prime energetiche e del prezzo della CO2. Secondo Arturo Lorenzoni, docente di Economia dell’Energia all’Università di Padova, siamo di fronte a scenari come quello del 1973 con la guerra del Kippur o del 1979 con la rivoluzione islamica in Iran. L’impennata è frutto di una coincidenza di fattori: ripresa della domanda dopo lo stop dovuto alla pandemia, tensioni geopolitiche con la Russia, crescita della domanda di gas cinese, scarso livello degli stoccaggi, riempiti meno del solito.

Quindi, tutti ci dicono, dovremmo puntare ancora di più sulle rinnovabili. Ma anche qui qualcosa non mi torna. Non è paradossale che la Calabria, regione con uno dei maggiori surplus di energia elettrica rispetto alla richiesta (+11,5 terawattora), non abbia nessun vantaggio da questa tantissima energia “a km zero” che riesce a produrre e, addirittura, ad esportare? Abbiamo ettari di montagne devastati da migliaia di pale eoliche, eppure neanche un beneficio per i nostri conti energetici! Com’è possibile?

E possiamo accettare, in tutto questo, che non una sola voce si stia levando, in ambito politico o dalle varie sedi sindacali, per contrastare questa pericolosissima deriva in atto?

Ultimo capitolo della storia che meriterebbe un approfondimento mirato: già immagino il grido di dolore di tanti sindaci che nei prossimi mesi dovranno dichiarare dissesto perché impossibilitati a far quadrare i loro bilanci, di fronte all’alternativa: chiudo gas e luce alle mie scuole o mi indebito? Almeno da parte loro, possiamo aspettarci una qualche forma di protesta che faccia breccia nei palazzi del potere?

Giovanni Sgrò*

*imprenditore, titolare Urban Market-Naturium