Il tempo dei ricordi

92

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 14 gennaio.

Accadde che:

1858 (164 anni fa):un repubblicano italiano, Felice Orsini, attenta alla vita di Napoleone III di Francia, colpevole di aver posto fine alla Repubblica romana e di aver tradito gli ideali della Carboneria. Così la sera del 14 gennaio, mentre transitava con la carrozza di fronte l’Opéra in Rue Le Peletier, l’Imperatore subì il lancio di tre bombe con innesco a fulminato di mercurio e riempite di chiodi e pezzi di ferro, divenute poi celebri col nome di “Bombe all’Orsini”. La carrozza blindata gli permise di superare indenne l’attentato, ma sul selciato restarono 12 morti e 156 feriti. Orsini e i suoi complici riuscirono a fuggire, ma furono arrestati poche ore dopo. Cavour sfrutterà la vicenda per spingere Napoleone III ad allearsi con il Piemonte per risolvere la questione italiana.

1900 (122 anni fa): la “Tosca” di Giacomo Puccini viene rappresentata per la prima volta a Roma, al Teatro Costanzi. La trama si svolge a Roma nell’atmosfera tesa che segue l’eco degli avvenimenti rivoluzionari in Francia e la caduta della prima Repubblica Romana, in una data ben precisa: martedì 17 giugno 1800, qualche giorno dopo la Battaglia di Marengo. Solo la capitale d’Italia avrebbe potuto accogliere il debutto di un’opera, così intimamente connessa ai suoi luoghi più rappresentativi. Puccini ha fissato un ritratto indelebile di quel mondo bigotto e corrotto, ma la grandezza del suo lavoro è soprattutto quella di sfruttare questo impianto drammatico per arricchire la narrazione, oltrepassando gli angusti limiti di una recita teatrale e di un tempo rigidamente determinato. La verosimiglianza stimola l’immaginazione simbolica dello spettatore e se le opere d’arte sono anche strumenti per interpretare la realtà, a Tosca non si può negare il primato dell’aver saputo rappresentare, come nessun altro lavoro, l’autentico spirito di Roma. Il suo ritratto visto con gli occhi del giacobino Cavaradossi fu, forse, una causa delle contestazioni e tumulti scoppiati durante la prima: il pubblico era talmente affezionato ai propri potenti da non desiderare che venissero così, palesemente, messi in evidenza i loro vizi. Ma ciò non valse ovviamente a limitare il successo dell’opera, che nel corso delle repliche si affermò con inesauribile vitalità, la stessa che mantiene al giorno d’oggi. Puccini perseguì, fedelmente, l’intento di rappresentare una realtà, un ambiente, dei personaggi, mettendo la musica a servizio del dramma.

Nato oggi:

1919 (103 anni fa): nasce a Roma Giulio Andreotti politico, scrittore e giornalista. È stato tra i principali esponenti della Democrazia Cristiana, partito protagonista della vita politica italiana per gran parte della seconda metà del XX secolo. Uno dei politici tra i più amati, ma anche fortemente discussi, ha praticamente dominato la scena politica degli ultimi cinquant’anni del XX secolo: sette volte presidente del Consiglio, otto volte ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri, due volte delle Finanze, del Bilancio e dell’Industria, una volta ministro del Tesoro e una ministro dell’Interno, sempre in Parlamento dal 1945, ma mai segretario della Dc. Dopo essersi laureato in giurisprudenza nel 1941, è presidente della FUCI già a ventidue anni, ed eletto in seguito all’Assemblea costituente. Entra alla camera come deputato democristiano nel 1948 e viene rieletto anche nelle successive legislature. Il 1 giugno 1991 il Presidente della  Repubblica Cossiga lo nomina Senatore a vita. A metà degli anni ’90 viene processato da due procure: quella di Perugia e quella di Palermo. I magistrati umbri lo accusano di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, il direttore dell’Op, ucciso il 20 marzo 1979 e che avrebbe ricattato Andreotti, tra l’altro, per le verità del memoriale Moro. I magistrati di Palermo, invece, lo accusarono di essere colluso con la mafia. Da entrambi i processi ne uscirà assolto. Autore di diversi libri che fotografano la storia del nostro paese, Andreotti ha conservato fino in tarda età una personalità brillante, intelligenza e acume politico, frutto delle esperienze che l’hanno visto perenne protagonista della vita politica italiana. È morto a Roma il 6 maggio 2013, all’età di 94 anni.