Nuova SS 106: ditta del Nord lascia sul lastrico quindici imprese della Locride

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Quindici aziende della Locride coinvolte nella costruzione della ss 2016 rischiano di dover chiudere per i conti non pagati dalla ditta del Nord

Il debito totale accumulato dalla Tunnel srl, di Gorizia, è di due milioni e 700mila

Due milioni di debiti nei confronti di quindici fra società e privati della Locride e non solo. è quanto si è lasciato alle spalle la Tunnel Srl. L’azienda di Monfalcone (Gorizia), aveva vinto nel 2010 l’appalto per la costruzione della galleria Gerace, che rientrava nel mega-lotto 1 della nuova statale 106, da Marina di Gioiosa ad Ardore. In base ai documenti prodotti dal curatore fallimentare Piergiorgio Renier, la società friulana ha lasciato nei guai, tra fallimenti e situazioni finanziarie difficili, le seguenti imprese: Parasporo srl per 1.612.822 euro; Carmela Parisi per 44.429,40 euro; Italcom srl per 60.135,25; Antonio Careri per 5.203 euro; Elettro S.O.S snc per 51.921,17 euro; Taps Consulting srl per 33.891 euro; Tuttogomme (Cosenza) per 1.282 euro; Futura 90 srl per 530.039,81 euro; Sud Asfalti (Ardore) per 67.626,77 euro; Casilina Presagomati srl (Roma) per 174.824,40 euro; avvocato Cristiano Di Giosa per 16.432 euro; avvocato Frantoni per 16.308 euro; Motel Costa Blu per 67.397 euro; Officine Tropeano per 6.811 euro; Geografic per 67.484,71 euro.
La Tunnel, oltre all’appalto per la galleria Gerace, vinse in un primo momento anche quello per la realizzazione dello svincolo Merici, opera alla quale rinunciò immediatamente.
Durante il primo anno di lavori, un certo numero di ordini di servizio per ritardi e incapacità giunsero all’Anas da alcune ditte subappaltatrici. «Già dall’agosto-settembre del 2011 – racconta a “la Riviera” Carlo Parasporo – la Tunnel ha cominciato a tardare nei pagamenti». Il titolare dell’azienda di Locri nel febbraio 2012 cominciò a inviare degli esposti ad Anas e Astaldi, rispettivamente supervisore dei lavori e general contractor, lamentandosi per i crediti accumulati. L’andazzo avviato dalla Tunnel consisteva nel subappaltare incarichi alla ditta Parasporo e ad altre, pagando dapprima un anticipo consistente, per poi ritardare nel saldo finale. Se, per esempio, affidava opere per 400.000 euro, anticipava subito una cifra pari all’incirca a 100.000 euro.
Ci si chiede, a questo punto, come mai le ditte che via via accumulavano sempre più crediti non abbiano interrotto i rapporti con la Tunnel. Parasporo, a questo proposito spiega: «Speravo in un intervento dell’Anas o dell’Astaldi, le quali nonostante i ritardi e le numerose lamentele, non solo mie, non hanno mosso un dito. Al contrario, nel caso dell’Astaldi è incomprensibile il motivo per cui non abbia scisso il contratto chiedendo i danni per il mancato completamento dell’opera. Ma addirittura abbia siglato una transazione per 700.000 euro con la ditta di Monfalcone – sottolinea l’ingegnere di Locri – e abbia sbloccato i 2 milioni versati come caparra».
A questo punto torna utile fare due conti: sommando le cifre dei debiti lasciati dalla Tunnel si arriva a un totale di 2.737.000 euro. L’Anas e la Astaldi, in sostanza, hanno favorito l’impresa friulana versandole 2.700.000 euro. Perché i due supervisori non hanno utilizzato questa somma per ridimensionare i debiti? Se la matematica non è un’opinione i passivi della Tunnel ammonterebbero paradossalmente soltanto a 37.000 euro. Non contenta la società , al termine dei lavori e dopo aver abbandonato il cantiere, ha addirittura contestato un mancato guadagno ad alcune delle aziende creditrici.
Della serie: alla spudoratezza non c’è limite. Tra coloro che avrebbero dovuto ricevere uno dei compensi più alti, c’è proprio Parasporo: «Oltre al danno la beffa. La Tunnel, che con questo appalto ha guadagnato la bellezza di 12 milioni, non mi ha pagato, mi ha contestato e io ho dovuto fare i salti mortali per dare il dovuto ai miei fornitori e operai. Inoltre – prosegue il titolare della ditta – mi ritrovo con un’istanza di fallimento presentata da una delle aziende che hanno lavorato per me. Una situazione che mi ha tagliato le gambe, ho dovuto svendere mezzi e macchinari».
L’intera vicenda ha del grottesco: una ditta del Nord scesa nella Locride per contribuire all’arricchimento della zona e delle sue imprese, ha invece affossato l’economia locale e compromesso finanziariamente la vita di molte famiglie. Molti credevano in questo progetto e nelle nuove possibilità che avrebbe potuto creare. La nuova ss 106 rappresentava nell’immaginario collettivo una svolta epocale. Doveva portare progresso e prosperità, invece ha lasciato un senso d’impotenza e, in alcuni casi, disperazione. Alcune famiglie avevano investito soldi e tempo in questi lavori e sono stati ripagati con debiti e fallimenti. Questo è stato per il momento lo sviluppo che l’infrastruttura ha portato alla Locride. Ben poca cosa.