Io, Vittorio Spadaro, il calcio e i “Diavoli Rossi”

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Dalle nostre parti il pallone negli anni ‘60 era l’unico sport conosciuto, in particolare per uno che abitava nella contrada Donisi, tra campetti o piazzette vicino alle case, oppure sulla spiaggia in giornate assolateDalle nostre parti il pallone negli anni ‘60 era l’unico sport conosciuto, in particolare per uno che abitava nella contrada Donisi, tra campetti o piazzette vicino alle case, oppure sulla spiaggia in giornate assolate. Crescendo, ai tempi liceali, nel ‘70 ho giocato con i “Diavoli Rossi” del patron e mister come si dice adesso, allora semplicemente allenatore, Vittorio Spataro, che giocava nelle giovanili. Ci teneva alla sua squadra, in concorrenza con un’altra di Locri. Ormai sono passati 50 anni da allora e quindi i ricordi sono svaniti, perché fine 1971 sono andato a Torino a studiare. I ricordi sono labili, ci teneva alla sua squadra. Io ho fatto poche partite da titolare, anche perché nel mio ruolo, mezz’ala, numero 10 c’erano altri che lui preferiva, ricordo un certo Pelle di Gerace. Io andavo poco agli allenamenti e quindi una scusante poteva esserci. L’ultima partita fatta da me è stata a Gioiosa Marina – quella volta ero andato convinto di non giocare -, a ripensarci ho ancora i postumi di quell’incontro, causa scarpette strette e un’unghia persa che non è mai più cresciuta. Anche allora qualche imbroglio si faceva, un altro calciatore, anche lui di Donisi, secondo mio cugino, mi ha fatto capire che il mio cartellino, veniva utilizzato per far giocare qualcun altro, che non poteva essere schierato, causa età. Bastava sostituire la foto. Non ho fatto più di tanto caso, ormai ero fuori dal calcio, a Torino mi interessavo di altro, anni di contestazione, dove io partecipavo sotto le bandiere dello stesso colore, il rosso, di chi lottava per un avvenire migliore.