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venerdì, Febbraio 23, 2024
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PD: il partito che non vuole esserci

Filippo Veltri ci narra di alcune vicende inerenti il Partito Democratico e di come questi pare quasi non esistere nella vita reale del Paese.

Oggi raccontiamo ai lettori della Riviera due storie del Partito Democratico. Di questo partito ne scrivono ormai tutti e di tutti i colori, del prima e del dopo la gestione della nuova segretaria. Ce n’è per tutti i gusti, di politica nazionale, locale, di gruppi dirigenti malmessi, di correnti mai sciolte, di cacicchi vecchi e nuovi (il libro di De Luca è, a tal proposito, un’autentica chicca da divorare) ma queste storie che stiamo per raccontarvi hanno dell’incredibile e del paradossale.

1) Storia tutta vera, narrataci tra l’ironia e lo stupore da una coppia di amici di cui ovviamente non facciamo i nomi (e dunque anche la esatta localizzazione geografica la nasconderemo) accaduta in Calabria, anzi sta ancora accadendo a quanto ci viene detto, tranne clamorosi colpi di scena in zona Cesarini avrebbe commentato il buon telecronista di calcio. Tutta in ogni caso verificata e con documentazione di cui abbiamo copia (per evitare improbabili smentite). Una storiella piccola ma grande assieme, emblematica potremmo dire, che testimonia come di questo partito, che dovrebbe essere il seguito di due grandi ed organizzati partiti popolari (parliamo della Dc e del Pci ovviamente) che hanno fatto la storia dell’Italia, si stia facendo strame per colpa di burocrazia, correntismo, inefficienze varie, anche sciatteria. E lasciamo perdere i grandi temi politici per carità di patria.

Dunque, i due decidono di iscriversi al PD. Eroici li potremmo definire. Non conosciamo le motivazioni ma importa poco ai fini di quel che accadrà. Ora dovete sapere che al Pd ci si iscrive soprattutto per via telematica, cioè, compilando e ultimando una non facile procedura di accesso al sito nazionale di quel partito, versando una quota tramite carta di credito o post pay o altro. Già questo un problemino da niente (pensate a qualche pensionato che non ha il Pc solo per fare un esempio) ma tant’è il problemino viene superato dai due, dopo vari passaggi di controlli e ricontrolli sull’identità effettiva, manco avessero chiesto di iscriversi alla CIA.

Ai due arriva immediatamente una e-mail dalla loro banca che certifica che il bonifico è andato a buon punto, che i soldi sono stati dunque prelevati dal conto corrente e poi – ironia della sorte – una e-mail dal Pd nazionale che li ringrazia per l’iscrizione (bontà loro!) e che però si è ora ‘’in attesa delle relative verifiche’’ che confermeranno l’avvenuta iscrizione.

Cosa siano queste verifiche resta un mistero (i due lo scopriranno più tardi in realtà) ma in ogni caso – scrive ancora il Pd da Roma – la tessera sarà materialmente consegnata dalla Federazione territoriale o dal circolo (sarebbe la nuova denominazione di quelle che si chiamavano sezioni nel tempo che fu. Dio ce le abbia in gloria). Procedura più macchinosa, lunga e incerta non poteva comunque essere scelta. Ma il bello deve ancora venire perché’ nessuno contatta i due, che ad un certo punto chiedono lumi e gli viene detto che quella famosa verifica (su cosa sia in realtà lo vedremo da qui a poco) deve essere fatta dal segretario provinciale, o da chi per lui, solo che costui non ha la password per entrare nelle richieste fatte e pagate. La pw ce l’ha infatti uno al quale volta per volta deve essere chiesta per cortesia (teatro dell’assurdo).

Ma ovviamente non è finita qui perché’ i nostri due eroi scoprono così un mondo in cui il tesseramento può essere accettato o ritardato per i motivi più vari: se gli sei simpatico, se appartieni ad una cordata interna oppure no. Se soprattutto vai a rimpinguare un pacchetto di tessere che poi potranno servire alla bisogna, quando si scelgono i candidati alle elezioni per esempio. Ma questa è una malignità nostra.

Oppure potrebbe pure essere se porti i capelli lunghi o la barba! Ma non è un caso isolato: un signore è andato oltre.

2) La tessera ci era pure riuscito a prenderla il suddetto ma poi, visto che non era stato mai chiamato per un incontro o una riunione, ci ha rinunciato e non si è più tesserato. Anche in questo caso ovviamente non faremo il nome della persona in oggetto ne’ del luogo geografico dove è avvenuto il tutto. Diciamo solo che non si tratta della stessa zona del nostro primo racconto: sempre in Calabria siamo ma in zona differente. Come a dire: tutto il mondo è paese!  Ci scrive dunque questo signore: ‘’ circa 7 anni fa riuscii ad iscrivermi al partito che non c’è previo appuntamento con il segretario del circolo. Ero pieno di entusiasmo e di dare il mio contributo nel circolo. In quell’anno molte cose accaddero in Italia e nella nostra Regione ed io attendevo invano che arrivasse una e-mail o un Watts app per incontrarci nel circolo….attesa vana! Essendo cocciuto inseguii il giovane segretario per rinnovare la tessera e, infine, ci riuscii. Trascorso il secondo anno di adesione al partito che non c’era senza che ci fosse stata una convocazione del Circolo decisi di non rinnovare la tessera…Nessuno mi cercò’’.

Il signore in questione noi lo conosciamo molto bene: è stato un dirigente di primo piano dell’allora Pci e anche consigliere comunale. Non uno qualsiasi, insomma, e se decide di mollare lui forse un minimo di preoccupazione dovrebbe pure suscitare.

Peggio di così, infatti, non potrebbe accadere e ai nostri due primi amici potrebbe scattare la stessa molla di buttare la spugna come fanno i coach dei pugili che sono sul punto di crollare. Ma il punto va al di là dei casi singoli – che sono tanti – e coinvolge un modo d’essere (di non essere in verità) di un partito erede di nobili tradizioni e ora in mano a gruppi, gruppetti, correnti, aree (le chiamano così), che hanno snervato e reso quasi impraticabile il terreno di gioco, nonostante i proclami che arrivano da Roma un giorno sì e un altro pure. E’ ovvio che ci sono eccezioni e che esistono situazioni diverse ma dopo 8 mesi di segreteria Schlein il nodo dell’organizzazione, della struttura e della vita del PD non pare proprio che sia stato davvero preso in considerazione. Qualcuno lo dica al segretario di quanto accade da queste latitudini e che correnti e gruppetti li organizzano anche sui sodali! Alla faccia della chiamata alle armi della povera segretaria Schlein, che ha preso nelle mani una faccenda del genere e sta tentando di mutare la rotta, con l’aiuto di qualche volenteroso anche nella nostra bella Calabria. E’ un Pd, in conclusione, che non c’è ma – quel che è più grave – non vuole nemmeno esserci! Dio salvi la Schlein!

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