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Piano dimensionamento della rete scolastica: nessun taglio in Calabria

L’annuncio dell’approvazione da parte della Giunta Regionale della Calabria della Delibera n. 681 del 19 ottobre 2026 senza aver operato tagli alle autonomie delle istituzioni scolastiche per l’a.s. 2027/2028 è di buon auspicio.

Vito Pirruccio

L’annuncio dell’approvazione da parte della Giunta Regionale della Calabria della Delibera n. 681 del 19 ottobre 2026 senza aver operato tagli alle autonomie delle istituzioni scolastiche per l’a.s. 2027/2028 è di buon auspicio.

Ricordiamoci che lo schema di Decreto Interministeriale del 30 giugno 2023 ha previsto per la Calabria una riduzione a regime nel triennio 2024/2025 – 2025/2026 – 2026/2027 di ben 84 autonomie scolastiche e a questo ci siamo attestati nell’anno scolastico in corso (Fonte: elaborazioni Osservatorio Istruzione e diritto allo Studio Regione Calabria).

Il fatto che si sia arrestato il taglio alle istituzioni scolastiche autonome per l’a.s. 2027/2028 è un aspetto che salutiamo con grande favore per gli effetti positivi che potrà avere sulla qualità dell’offerta formativa e sui livelli occupazionali nel settore.

Ma per chiudere positivamente il cerchio è chiaro che occorre marcare gli altri parametri che concorreranno sia a realizzare un’offerta formativa di qualità e sia a bloccare l’emorragia occupazionale che, visti i dati preoccupanti sul calo demografico, potrebbe colpire ugualmente gli organici.

A tal proposito incrociando i dati ISTAT con le proiezioni offerte dai centri studi sul fenomeno demografico e l’incidenza sul sistema scolastico (Nel nostro caso utilizziamo l’Osservatorio della Fondazione Agnelli), non si è lontani da quanto pubblicato dai media regionali il mese scorso di un “calo nel periodo 2025 – 2028 della popolazione calabrese tra zero e 19 anni del 5,9%. Il calo più consistente riguarderà i bambini tra i 5 e i 9 anni per i quali la contrazione prevista è del – 10,18%” (Fonte ripresa dal Corriere della Calabria del 15/09/2026).

Questi dati, pur in presenza di una scelta positiva da parte della Giunta Regionale della Calabria di non ridurre le istituzioni scolastiche autonome, se non verranno sostenuti da politiche formative di compensazione, porteranno inevitabilmente alla riduzione del numero delle classi e alla riduzione degli organici sia del personale ATA (Collaboratori Scolastici e Assistenti Amministrativi) che del personale docente. Si salveranno, per il momento, solo DSGA e Dirigenti Scolastici.

A questo punto, quindi, incassato il risultato di non tagliare ulteriormente le scuole autonome esistenti, occorre concentrarsi su un aspetto fondamentale di politica scolastica: ampliare urgentemente nel Primo Ciclo il tempo scuola ORDINARIO possibilmente a tutti gli alunni. Dico possibilmente in quanto, a legislazione vigente, non si possono obbligare le famiglie a far frequentare i loro figli un Tempo Scuola di 40 ore, ma occorre creare i presupposti affinché una tale opzione sia riconosciuta valida ed efficace dai genitori e dagli alunni. Non mediante la disseminazione incontrollata di progetti ai quali le famiglie e gli alunni (Spesso sempre gli stessi) aderiscono più sulla base di un pressing asfissiante da parte delle scuole interessate che per effettiva necessità avvertita dall’utenza; i cui effetti, detto per inciso, sono sotto gli occhi di tutti, per chi vuole prestare la dovuta attenzione ai dati INVALSI e alle rilevazioni OCSE-PISA.

Occorre, invece, monitorare costantemente che il Tempo Pieno richiesto e autorizzato sia effettivamente tale e non elargito spesso sulla carta o con escamotage che neanche la vecchia scuola metteva in atto. Penso, ad esempio, alle mense garantite con pasto portato a scuola dalle famiglie (Diseducativo e classista); alla mensa col panino o alla mensa garantita non su tutto l’arco dell’anno facendosi palesemente beffa, ad iniziare dagli stessi amministratori, delle deliberazioni comunali approvate in sede di stesura degli organici.

La Regione Calabria e l’Ufficio Scolastico Regionale devono monitorare costantemente il Tempo Pieno autorizzato dal MIM con uno esborso di denaro che, spesso, non va a beneficio dell’allargamento del tempo scuola.

Nella Scuola del Primo Ciclo, dalla Scuola dell’Infanzia alla Scuola Primaria e Media, se si vuole puntare ad una formazione di qualità, occorre portare il Tempo Scuola a 40 h settimanali, possibile già a legislazione vigente. A maggior ragione occorre farlo da oggi in poi, dal momento che sono stati investiti fior di quattrini per attrezzare le scuole di Mense Scolastiche (Con cucina interna e a risparmio energetico mediante l’installazione di pannelli solari), oltre che di palestre e laboratori di vario genere.

Altre strade, a mio modestissimo parere, sono scorciatoie senza risultato. Prima si parlava di “classi pollaio” (La parabola è rimasta negli slogans di qualche agitatore senza idee), oggi la bugia fa a pugni col calo demografico e con l’evidenza della realtà che è sotto i nostri occhi (Per rendersene conto, invito i responsabili politici e amministrativi a farsi un giro nelle scuole, a richiedere al MIM i numeri degli organici approvati dagli ATP e confrontarli con quelli effettivi o, a limite, fare una visita ai siti degli istituti e consultare i dati “Scuola in Chiaro”). Lasciare, quindi, in vita plessi con numeri risicati, se da un lato fa recuperare nel breve periodo qualche posto in più di collaboratore scolastico o docente; dall’altro si rende un pessimo servizio ai ragazzi e alle loro famiglie (Confrontare i dati INVALSI anche su questo per rendersene conto). La scuola, dobbiamo ricordarcelo, ha al centro la crescita culturale e civile dei ragazzi, non è un ufficio di collocamento! E, nel medio e lungo termine, neanche il piano occupazionale verrà garantito dalla scelta di optare per mini-plessi diffusi sul territorio (Salvo nelle aree realmente montane). Pertanto, abbiamo una sola scelta: più scuola per tutti!

Discorso a parte, anche se per alcuni aspetti è uguale, merita la Scuola Secondaria di II grado.

Anche su questo segmento formativo sta per riversarsi, senza alcuna scialuppa di salvataggio, il problema del calo demografico. Pensare, com’è stato annunciato, di assegnare nuovi indirizzi o ampliarne la portata più di quanto i territori sono in grado di assorbire, senza una oculata collocazione strategica determinata sulla base di un vero e proprio “piano di fattibilità”, si rischia, come già avvenuto nel recente passato, di piantare indirizzi come funghi e, spesso, senza i presupposti di base. So di essere ripetitivo, ma lo dirò fino alla noia, deleterio è stato, finora, sul nostro territorio l’uso che si è fatto dell’assegnazione, per esempio, dei licei sportivi, senza impianti adeguati alla portata formativa nominale dell’indirizzo, spesso senza neanche una palestra, che rappresentano il più macroscopico danno all’erario che sia mai stato commesso nella scuola. Danno quadruplicato dal momento che abbiamo diplomato un’intera generazione che non ha messo mai i piedi in un impianto sportivo degno di questo nome; impiegate 6 ore settimanali nel biennio e 5 nel triennio tra Scienze Motorie e Partica Sportiva con ricadute formative affidate alla fantasia degli estensori di relazioni e osservazioni sistematiche; inculcato erroneamente l’idea agli alunni, evidentemente con false promesse in sede di orientamento, di avere sbocchi spendibili nel mercato delle professioni; aver creato un bacino di offerta formativa sportiva nominale  così diffusa da generare una concorrenza tra istituti più vicina all’idea del mercato di quanto si possa immaginare e che, a parole, noi tutti condanniamo.

L’assegnazione degli indirizzi va preceduta da un piano che disegna una mappa formativa sul territorio che non deve cozzare né con i numeri della popolazione scolastica, né con le distanze, né con i dati in uscita rispetto ai flussi occupazionali.

Registriamo positivamente, quindi, l’annuncio “niente tagli agli istituti scolastici autonomi”, ma senza scelte mirate compensative sarà difficile arginare gli effetti negativi del calo demografico sugli organici e sulla qualità della formazione.

 

 

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