Placanica: la legislatura dichiara le dimissioni

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 A Placanica sono avvenute le dimissioni da parte dell’ormai ex amministrazione comunale, la quale, dal 2017 in poi, è andata via via sgretolandosi, perdendo definitivamente la fiducia dei propri cittadini. 

Al consiglio comunale di Placanica, nel corso della legislatura che sta per scadere, sono state di scena le dimissioni. Un consiglio, composto con le ultime elezioni nel 2017 da una maggioranza e una minoranza come prassi vuole, si vede azzoppare il proprio assetto democratico nel 2019 con l’abbandono dei tre consiglieri dell’intera minoranza e una grottesca e buffa motivazione come il classico capro espiatorio, ‘mancanza di democrazia’ (sic!). Ora a 15 giorni dalla scadenza naturale del mandato, non si capisce perché anche altri 2 consiglieri questa volta di maggioranza, abbandonano i banchi dell’aula consiliare rassegnando le dimissioni per ‘deriva oligarchica’. A questo punto, a parte il nonsense della scelta a fine mandato, la prima domanda che si pone un comune cittadino, quello più distante e alieno dalla politica è: Ma questi consiglieri cosa sono andati a fare in consiglio. Inagibilità democratica e deriva oligarchica, motivazioni simili e poco convincenti alle orecchie di chi in politica ha sempre militato. Anche se così fosse, un delegato del popolo che non lotta e non apre un conflitto per questi valori cosa pensa che sia la politica, come la intende. Solo cemento forse, sagre paesane e cattedrali nel deserto. Probabilmente una deriva democratica non rappresenta un buon motivo di lotta. Le dimissioni da una carica pubblica, se non sono strettamente motivate da problemi familiari, di salute o comunque prettamente personali, sono sempre una negazione della politica che configurano una sorta di tradimento. Certo l’esempio arriva dal parlamento, il massimo organo politico dove, anziché lottare per i diritti e i bisogni della popolazione, si assiste continuamente a dimissioni, cambi di casacca e piroette come a un circo. Ma sarebbe bene e anche ora che le cattive pratiche in politica fossero bandite, specie nei piccoli consigli comunali dei nostri piccoli paesi. Chiunque, dal più anonimo consigliere comunale al consigliere europeo, utilizza questo dispositivo senza il consenso dei propri elettori, dovrebbe pagare pegno, perché equivale a un inganno, anche a fine mandato, è un gesto scorretto. E’ una colpevole mancanza di rispetto nei confronti della cittadinanza e specialmente del proprio elettorato. Chiunque potrebbe pensare: delle due una, si è talmente sprovveduti al punto di non accorgersi e allora è meglio prenderne atto e abbandonare definitivamente la politica o si è complici silenti e questo è ancora più grave. Questi atteggiamenti politici, sono inconcepibili per chi è cresciuto nelle sezioni di partito a pane e politica e ha sempre seguito le vicende del proprio paese e dell’Italia intera. Chi viene da un lungo attivismo sa che di fronte a una deriva democratica, non si scappa, soprattutto non si tace, ma si denuncia pubblicamente comunque e dovunque e si intraprende una lotta per il ripristino della Democrazia insieme agli elettori e ai cittadini perché è per loro e con loro che ci si candida e a loro bisogna rendere conto. Gli antichi insegnamenti delle scuole di partito sono questi, funziona così, altrimenti non è politica, è altro. Il magnifico Mandela ci dice: Un popolo educato, illuminato e informato è una delle vie migliori per la promozione della democrazia”. Purtroppo a Placanica, a parte qualche timido tentativo andato a vuoto, mai nessuno ha pensato seriamente che anche la partecipazione popolare alla vita politico-amministrativa potesse essere uno degli obiettivi in un programma elettorale.