Portigliola: un laboratorio teatrale con grandi attori italiani

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Per due mesi è stato proposto un progetto basato non solo di portare, attraverso diverse fasi, una commedia che trova le sue radici in questa terra e i suoi contenuti nell’attualità, ma anche la “Compagnia Scena Nuda”e un gruppo di grandi attori italiani a vivere per due mesi con gli abitanti del paese, in un felice scambio conil sindaco Rocco Luglio in prima fila.

A  Portigliola, un giorno, un uomo che in maniche di camicia sta lavorando con la zappa per rendere accessibile al pubblico la cavea del teatro, viene avvicinato da una coppia che gli chiede dove possa trovare il sindaco e lui risponde: «Sono io». La donna è una grande attrice e regista, Elisabetta Pozzi, un mare di opere teatrali, film, premi – tra cui un David di Donatello– alle spalle, ora direttrice della Scuola di recitazione del Teatro Nazionale di Genova, e sta ammirando i meravigliosi reperti archeologici con suo marito Daniele D’Angelo, famoso compositore di colonne sonore per il teatro e progetti musicali.

Comincia così l’avventura che dopo la sosta forzata del Covid, fa convergere nel luglio di quest’anno, nel paesino collinare guidato da Rocco Luglio, poco più di 1.100 abitanti appena fuori Locri, una Compagnia che raggruppa 4 tecnici e 15 attori molti dei quali con nomi altisonanti e poi i consulenti e le figure che la macchina teatrale mobilita quando si mette in moto. E Portigliola si anima, per oltre due mesi partecipa alla grande avventura dello spettacolo perché tutti prendono casa nel paese, vivono e familiarizzano con la gente del luogo, mentre la tradizionale ospitalità calabrese fa il resto.

Elisabetta Pozzi

Il progetto di Elisabetta Pozzi, che ha portato in scena il 19 e 20 agosto con la “Compagnia Scena Nuda” fondata a Reggio Calabria nel 2006 da Teresa Timpano, direttrice artistica e Filippo Gessi (fresca di riconoscimento del Fondo unico per lo Spettacolo da parte del Ministero della Cultura, come impresa teatrale nazionale)e dalla casa di produzione “Fatti non foste” di Pozzi, con il contributo del Ministero della Cultura e il patrocinio e la collaborazione di Regione Calabria, Città Metropolitana di Reggio Calabria e Comune di Portigliola, non è cosa di tutti i giorni. La commedia, stupenda nell’adattamento, nella sceneggiatura, nello scenario naturale del teatro Greco-Romano – “La Festa delle Donne” di Aristofane, adattamento della drammaturga Maria Pia Battaglia – è stato infatti l’ultimo atto di un lungo percorso di studio, ricerca e formazione che potrebbe fare da apripista per un futuro culturale di altissimo livello; tanto che il 14 giugno scorso il sindaco Luglio ha sparato alto e partendo da qui si è affidato al GAL per farsi portavoce della candidatura della«Locride Capitale italiana della Cultura 2025».

«La commedia – spiega dal canto suo la regista Elisabetta Pozziè una delle meno note e rappresentate di Aristofane: le donne, riunitesi in occasione delle Tesmoforie – le feste in onore di Demetra e Persefone – decidono di mettere a morte Euripide, colpevole di aver parlato male di loro nelle sue tragedie. Il grande poeta tragico deve dunque usare ogni astuzia per salvare la pelle. Il culto di Demetra e Persefone ha radici profondissime nella terra della Locride, che vanta resti archeologici unici al mondo e miti che affondano le loro radici nell’universo femminile. “La Festa delle Donne” è dunque un testo che in questo luogo assume un peso specifico eccezionale.

Attraverso un lavoro collettivo e laboratoriale che ha coinvolto artisti, allievi e studiosi di questa terra abbiamo immaginato e rappresentato un mondo in continua tensione tra passato e presente, maschile e femminile, rituale e grottesco – onorando le tradizioni antiche e recenti della Locride (passando dalle antiche formule magiche per i riti di Demetra alle straordinarie pupazze di Bova) e ridisegnando queste tradizioni all’interno della macchina comica aristofanea. L’occasione del testo era di evocare tematiche più che attuali, raccontando la coesione di un gruppo di donne riunito per combattere il pregiudizio e allo stesso tempo lo sgretolamento progressivo, sorprendente e rocambolesco, di tutti gli stereotipi legati al sesso, al genere e all’identità dell’individuo».

Fatto sta che Euripide chiede a un suo vicino parente di tirarlo fuori dai guai infiltrandosi, travestito, nel Consiglio delle donne per difenderlo e salvarlo e, come si può immaginare, nascono situazioni comiche e surreali, ma che richiamano anche molte scene di vita dei giorni nostri.

Il parente, manco a dirlo, è uno degli attori teatrali, televisivi e cinematografici – di lungo corso fra i più noti al pubblico: Francesco Migliaccio, geracese, attorno alquale girano tutte le vicende della storia, rendendolo protagonista della commedia. Con un cast di nomi altrettanto eccellenti come Filippo Gessi, Elisabetta Femiano, Barbara Esposito e docenti prestigiosi da Francesca Ciocchetti a Barbara Esposito, Elisabetta Femiano, Silvia Salvatori, Filippo Gessi, Giuseppe Nitti, Gabriele Rametta, la stessa Timpano. Accanto a loro, selezionati in uno degli step del laboratorio condotto dalla Pozzi, il gruppo di 5 coriste (Adriana Cuzzocrea, Lucia Femia, Giulia Lombardo, Nicole Strangio, Miriam Chilà di Siderno, Gioiosa e Reggio), che hanno cantato brani in dialetto calabrese, ma senza eccessive ricercatezze filologiche, grazie alla traduzione in greco-calabro della Battaglia.

Francesco Migliaccio

Tre gli step per arrivare allo spettacolo: ricerca scientifica condotta dall’associazione Arpa Firenze, che ha intervistato un campione di cittadini calabresi sul tema “Uguaglianza di genere“, argomento portante della commedia; drammaturgia perl’adattamento dell’opera di Aristofane; laboratorio “La festa delle donne”, centrato sullo studio dei personaggi e delle scene dialogate della commedia, sull’approfondimento di alcune scene corali, per valorizzare l’esperienza di incontro tra i partecipanti e la possibilità di studio collettivo, per un trainingattoriale a tutto tondo, con 14 allievi, sia calabresi che non. Tra i formatori, una parte degli attori, nomi di rilievo nazionale, con all’attivo collaborazioni con mostri sacri del teatro italiano come Ronconi, Lavia, Strehler.

E infine il grande giorno del debutto, il 19, con replica il giorno successivo, con un uso straordinario dello sito: gli attori impegnati su tutti gli spazi utilizzabili del teatro e il pubblico collocato al centro in modo da poter seguire tutte le scene “Ruotando”, con le poltroncine, in modo da seguire ogni scena da una postazione pensata per non perderne nemmeno una.

Ora si aspettano gli sviluppi, che già il prossimo anno potrebbero far vedere qualche germoglio partendo proprioda una compagnia straordinaria e dall’inventore, con le sue Satire nei confronti di Euripide, del Teatro dell’assurdo comico.

«Conosco Elisabetta Pozzi, è il commento di Francesco Migliaccio, da molto tempo e ho sempre detto di ritenerla una delle più grandi attrici italiane, se non la più grande. Quando mi ha chiamato per il ruolo del parente di Euripide non solo ho accettato con entusiasmo, ma mi ha fatto piacere lavorare nella mia terra non in una semplice commedia, ma in un progetto che ha gettato dei semi che potranno germogliare producendo cultura in una catena che potrà continuare. La Calabria, la Locride, hanno bisogno di produzioni di questo tipo, che lascino il segno, che formino e rappresentino una speranza per il futuro».