Riace, Si spengono le luci di Città futura

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L’intervista a Domenico Lucano sulla sua vicenda personale e politica, le delusioni e la forza nel continuare a combattere. In questi giorni alla Fondazione è stata anche staccata la corrente, non ci sono più fondi e Riace è sempre più buia. Foto e video

Avremmo dovuto partecipare con Domenico Lucano ad un incontro per parlare di vaccini e diritti di migranti, rom, sinti, camminanti, senza tetto e di altri soggetti invisibili per le amministrazioni. Quando abbiamo telefonato a Mimmo per ricordargli l’appuntamento era piuttosto scosso e ci ha detto: “Non posso, hanno staccato la corrente alla Fondazione”. La nostra domanda un po’ incredula è stata: “Ma cos’è successo?” “Non abbiamo i soldi per pagare e ci hanno tolto la luce”.

È stato un momento difficile, non tanto per l’episodio in sé ma per la sensazione di solitudine, di sconforto che abbiamo sentito nel suo pronunciare le poche frasi che ci siamo scambiati.

Immaginare Città Futura senza luce, senza vita non è una cosa che vogliamo. La Riace di Città Futura è stato un esempio, è stata una vera ispirazione nel mondo e Mimmo è per noi un disobbediente civile.

Le accuse che gli vengono rivolte sono associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per presunti illeciti nella gestione del sistema di accoglienza.

Lui ammette di avere firmato dei documenti che non doveva firmare, come quando ha rilasciato la carta d’identità ad un bambino di 4 mesi per consentirgli di fare una visita dal pediatra. È un reato questo? Sì, non avrebbe potuto farlo se avesse seguito le regole amministrative.

Il progetto Riace, la storia di Città Futura non sarebbe stata possibile se lui non fosse stato un anarchico. Già quando creò le prime comunità di accoglienza per i curdi sbarcati sulle spiagge della Locride era andato oltre le regole, ma all’epoca il clima politico era differente e Riace non lo conosceva nessuno, era un anonimo paesino della Locride.

Avevano anche provato ad accusarlo di aver favorito l’immigrazione clandestina per interessi personali. “Non abbiamo i soldi per pagare le bollette”.

Anni fa abbiamo realizzato queste fotografie a Riace.

ph. @Stefania Azzurra Gitto

Oggi entrando nel Paese non si incontra più il cartello “Riace, il paese dell’accoglienza”, è stato sostituito da quello con su scritto “Riace, il paese di Santi Cosma e Damiano”. I laboratori che avevamo visitato sono chiusi e dei migranti che avevano ripopolato il borgo non ne restano molti.

Mimmo, ma cos’è stato e cos’è veramente Riace?

È stato come se avessimo scritto una fiaba, la gente era stupita e stentava a credere che la comunità, il Paese dell’accoglienza fosse reale. C’è chi ci ha creduto, chi è rimasto deluso e chi grazie a Riace ha cambiato la sua vita. Abbiamo fatto capire alle persone che era importante impegnarsi per gli altri, che si poteva restare e costruire. Riace è diventato conosciuto in tutto il mondo.

E poi…

Dal 2016 è cambiata l’Italia ed il mondo, sono rinati dei movimenti per i quali Riace probabilmente è divenuto uno degli obiettivi da contrastare e limitare. Un piccolo comune aveva mandato un messaggio forte ai grandi del mondo con la sua rivoluzione della normalità. Invece di divisioni, muri ed egoismi abbiamo fatto prevalere il senso dell’accoglienza. Nei vicoli si incrociavano persone con il burqua, gente di colore e persone provenienti da diversi Paesi del mondo. Anche il cimitero a Riace racconta l’accoglienza. Siamo stati l’utopia della Calabria. Un’utopia che nasce dalle nostre caratteristiche più pure. Siamo una terra d’amore e d’orgoglio. Tu mi hai chiesto cos’è stato Riace e io mi domando: Cos’è stato il mondo rispetto a Riace? Cosa sono i porti chiusi? I lager? Le barriere che sono state alzate? E lo scaricarsi di responsabilità da parte dei paesi europei di fronte alle questioni dell’immigrazione?

Quindi sostieni che Riace abbia fatto paura?

È evidente che dal 2016 è iniziata una scientifica strategia per tentare di depotenziare il messaggio umano e politico di Città Futura, il suo mostrare come il Sud fosse capace di fratellanza e di sviluppo, di una crescita positiva. La politica non voleva questo, forse arriverà un momento in cui questo messaggio non sarà più ostacolato ma non è oggi. Adesso si vuole ancora far credere alle persone che il mondo non può cambiare. E il fallimento del progetto di Riace serve a questo.

Dal 2016 la vicenda non è più una lotta mediatica con i ministri dell’Interno (Minniti prima, Salvini poi) ma sei stato trascinato in tribunale… Cosa significherebbe la tua condanna per Riace?

Rispetto al processo voglio dire che sono combattuto. In caso di condanna il mio primo pensiero è che non è giusto, credo che abbiano già deciso la mia storia intorno ad un tavolo. Dall’altra parte vorrei fare il carcere, ma con me devono farlo anche i poteri grigi nascosti di queste vicende. Non si può usare la vita delle persone. E comunque i miei ideali di una società giusta ed egualitaria me li porto anche nel carcere.

Nonostante tutto quello che è successo sei sceso di nuovo in politica. Non sei stanco?

Sono amareggiato. Ho preso l’impegno per queste elezioni sotto un impulso emozionale, anche perché De Magistris mi è stato molto vicino in questi anni. Ma non immaginavo che l’ideale progressista fosse così sconvolto e diviso, purtroppo questo stato di cose lascia lo spazio alle politiche della destra reazionaria che hanno avuto un ruolo importante nella storia di Riace.

Dal 2016 in poi credo che il fronte progressista, con Minniti come apparato militare, abbia cercato di fare la destra convinto di poterne trarre un beneficio elettorale. In questo contesto Riace non portava bene, come dissero all’ex presidente Oliverio in una telefonata.

Riace era l’opposto della società disumana, senza pari dignità, senza pari diritti e pari doveri che ha tentato di costruire il sistema Salvini. Ma ridurre questa lotta alla sola Riace non è corretto. Il sistema politico tra il 2016 ed oggi ha criminalizzato i valori umani e chi li ha difesi, è successo anche alle ONG.

Tu sei andato oltre le regole di un sistema ingiusto, hai varcato un confine per rispondere ai tuoi ideali. Qual è il limite da non superare?

Io ho difeso le persone e l’uguaglianza tra individui. Ho conosciuto queste persone e le umiliazioni che subivano, non potevo guardare da un’altra parte. Quando sono diventato sindaco ho giurato sulla Costituzione di difendere l’uguaglianza tra persone. Se c’è un’incompatibilità evidente tra rispetto dei diritti umani e legalità allora ritengo di dover seguire altre strade. E non dimentichiamoci che la legalità dipende anche dal periodo politico. I decreti sicurezza erano legge adesso non lo sono più. Mi domanda la legalità va bene, ma che fine fanno il diritto alla vita e alla tutela della salute? A volte le norme della politica vanno in un’altra direzione rispetto alla giustizia. Ed è giusto lottare per cambiare delle leggi ingiuste.

Video e foto @Dario Bernardo