Sacrificio, impegno tenace e testardo pagano sempre!  

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Michelangelo Frammartino visto da Bruno Grenci, suo compagno di avventura, quando Michelangelo lavorò come operaio in un campeggio a Caulonia. Secondo Grenci: “Nel lavoro di Michelangelo c’è un messaggio forte per le ragazze e i ragazzi calabresi, ovvero che la fatica, il sacrificio, l’impegno tenace e testardo, alla fine pagano”.

Lo aveva anticipato, nella intervista concessa a Riviera, suo zio Nicola: Michelangelo Frammartino, ragazzo umile e riservato, arrivato alla notorietà internazionale con Venezia, da giovanissimo ha fatto anche l’operaio. Dove? All’”Afrodite” di Caulonia. E noi siamo andati alla caccia dei suoi “Compagni di avventura” dell’epoca, imbattendoci in Bruno Grenci, che nel primo film dell’oggi celebrato regista calabrese ha interpretato “Tanto per cambiare, ricorda compiaciuto, la parte di un brigatista che alla fine viene ucciso dalla polizia…”. Perché, gli chiedo, tanto per cambiare? Forse le tue simpatie andavano, e magari vanno ancora, in direzione di quella “Rivoluzione” in cui tanti credevano…”. Sibillina la risposta: “Se dovesse servire alla causa io ancora oggi non mi tirerei indietro. Pertini diceva, a brigante, brigante e mezzo…”. Remember, altri tempi, ormai lontani, molto lontani, irripetibili. Giusto rimanere con i piedi ben piantati a terra e tornare all’attualità.

 Bruno tu sei presidente della cooperativa “La Comune” che gestisce il camping nel quale ha prestato la sua opera anche Michelangelo, del quale del resto sei rimasto amico, che ricordi conservi di lui e di quell’esperienza?

Michelangelo era venuto per lavorare al campeggio, anche perché segnalato da uno zio che fungeva da trait d’union, in realtà poi tutto abbiamo fatto tranne che lavorare con lui…

 In che senso, scusa?

Perché lui mi organizzava le serate di teatro naif, non saprei come definirlo, nel senso che, ad esempio, si riprendevano le gag di Benigni, facevamo poi le costruzioni di sabbia sulla spiaggia oppure organizzavamo escursioni, c’era tra noi un forte legame e una forte condivisione, fino al punto che mi inserì tra i protagonisti di un suo primissimo film che se non ricordo male – sono passati 30 anni – aveva per titolo “A luJazzu”. In realtà, sì mi aiutava, registravamo gli arrivi e le partenze dei campeggiatori…

 Una sorta di animatore, di tuttofare di fatto…

Si, un’ animazione ambulante, che faceva anche ridere, perché deformava i cognomi delle persone, il suo estro di personaggio controcorrente emergeva già nitidamente, tutto quello che toccava lo plasmava a fine di gioco…Guarda, proprio in questi giorni mi è venuto in mente Marcuse, che abbiamo studiato all’università… Diceva Marcuse, trasformare il lavoro in gioco, ebbene sì, è proprio così e lo ha confermato lui stesso in una intervista a Venezia una volta ricevuto il premio per “Il Buco”: quando sono sceso in quella grotta mi sembrava di morire. E io ci credo. Io sono sicuro che nell’intensità del film, nella costruzione del film, lui abbia provato davvero questa paura di morire. Ma abbia pure provato sensazioni forti di vita e della massima essenza della vitalità e della vita di una persona. E si è anche divertito, di sicuro. Questa capacità che è di pochi, non so se lo possono fare tutti, di coniugare nel lavoro e nella professione una grande passione. Un’altra cosa che mi viene in mente è che lui da solo, con quella dichiarazione d’amore per la Calabria e per Caulonia ha fatto 100 Muccino. È valsa solo quella battuta li, da lui certamente non cercata, ma nata spontaneamente, per mettere la Calabria e Caulonia al centro dell’universo mondo. C’è in questo un pò di filosofia Zen. Lui fa una cosa non perché deve raggiungere uno scopo, ma perché gli nasce dal cuore…Queste sue straordinarie caratteristiche io le avevo già intuite, anche se non ci voleva molto per capire, già allora, che Arcangelo, una volta liberate le ali, avrebbe raggiunto prestigiosi traguardi nella vita e nella professione.

 In relazione all’esperienza dell’Afrodite, hai nella tua memoria altri aneddoti curiosi?

Abbiamo fatto insieme un bellissimo viaggio in Svizzera, con delle ragazze clienti nostre del campeggio, e anche quella è stata un’esperienza illuminante, con aspetti un pò così… Ci siamo addirittura persi in territorio elvetico, si andava da una parte all’altra e non sapevamo più dove ci trovavamo… C’è un’altra cosa a cui penso intensamente, strettamente a lui collegata. La sua positività. Michelangelo si sentiva, e si sente, calabrese e cauloniese, in modo diverso da noi, dalla nostra indole tesa sempre a drammatizzare tutto e a vedere tutto in negativo, tutto nero. Lui non è così, con il suo comportamento ci esortava a non prenderci troppo sul serio, a non considerarci più di serie B. Nel subconscio e nell’immaginario collettivo nazionale noi calabresi e noi del sud veniamo considerati di serie b. Michelangelo, col suo ottimismo calato nel lavoro che fa egregiamente, è invece il contrario e testimonia che noi, come quei calabresi in fondo alla sua grotta, siamo assolutamente di serie A, mai secondi o subalterni ad altri. Noi quindi, e la conferma ci viene dai calabresi in fondo a quella grotta, non eravamo e non siamo secondi o subalterni ad altri….

 Dopo Venezia hai avuto modo di risentirlo?

Gli ho mandato un bellissimo messaggio. Ho provato a chiamarlo, probabilmente perché molto preso dalla pressione di quei e di questi giorni…Gli ho mandato un bellissimo messaggio whatsapp, e lui mi ha inviato l’icona del pollice alzato

Non ci resta dunque che attenderlo a Caulonia…

Speriamo molto presto. Gli amministratori si sono già congratulati con lui, ed anche i parenti, gli amici, ma posso dire tutta la comunità non solo di Caulonia, ma anche calabrese, che non poteva non commuoversi (io personalmente ho ancora la pelle d’oca…) dopo avergli sentito dire dal palco di Venezia Caulonia ti amo, ti tengo nel cuore, la Calabria è la regione più bella del mondo… Ma quale Muccino…Il nostro vero messaggero, con quelle poche parole, è stato Michelangelo Frammartino, a cui va tutta la gratitudine dei suoi concittadini e dei calabresi….Ma c’era davvero bisogno di Muccino? Nel lavoro di Michelangelo, lasciamelo infine dire, c’è in buona sostanza un messaggio forte per le ragazze e i ragazzi calabresi che nessuno trasmette loro, ovvero che la fatica, il sacrificio, l’impegno tenace e testardo, valori e bussola indispensabili per la vita, alla fine pagano.