Silenziare gli intellettuali contrari alla guerra

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Assisto all’attacco furibondo, sui social, ma anche in TV, contro docenti universitari che provano a mettere in discussione le scelte dei governi. Si spera che sia ancora possibile poter esprimere le proprie posizioni, anche con il rischio di essere classificati “disertori”, per difendere la vita del pianeta, che ha bisogno di interventi improcrastinabili per la questione ecologica e non di guerre locali o nucleari.

Vita grama per gli intellettuali che non vogliono accettare acriticamente le scelte dei governi!

Senza voler entrare, in questa situazione drammatica con una invasione in atto, in polemiche sterili, assisto all’attacco furibondo, sui social, ma anche in TV, contro docenti universitari che provano a mettere in discussione le scelte dei governi. Due casi sono alla ribalta in questo periodo, il professore di Sociologia del terrorismo, Alessandro Orsini e la professoressa di Filosofia Donatella Di Cesare.

Alessandro Orsini è direttore e fondatore dell Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS e del quotidiano Sicurezza Internazionale e con innumerevoli pubblicazioni sull’argomento. Nominato membro della commissione del governo per lo studio dellestremismo jihadista, nel 2016 con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, quando sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri era Marco Minniti. Si può pensare che abbia tutte le caratteristiche di competenze e di affidabilità, non sospettabile di avere simpatie per la Russia.

In questo periodo appare in molte trasmissioni, in cui cerca di analizzare il contesto, che ha portato all’invasione russa dell’Ucraina. Discorsi complessi, non tipici delle TV, basati sul botta e risposta, in cui mette in discussione le scelte fatte dai governi europei e anche ai rischi associati alla continuazione della guerra, che secondo le sue argomentazioni portano a un numero maggiore di morti ucraini in primo luogo, a causa della superiorità russa in termini di armamenti. È stato “richiamato” dalla Luiss, specificando che parlava a titolo personale, quando interviene in dibattiti. In TV appaiono figure “eccentriche” in tutte le trasmissioni giornaliere e molti prendono un gettone di partecipazione. Al professore Orsini, una trasmissione Rai aveva proposto di essere presente in sei puntate, con un compenso. Apriti cielo, intervento di alcuni parlamentari e la Direzione Rai 3, d’intesa con l’amministratore delegato, blocca il contratto.

Caso simile riguarda la professoressa Di Cesare.

Presente in TV, anche in trasmissioni che parlano di temi filosofici e con molti libri tradotti in varie lingue. Ha svolto ricerche all’estero, e partecipa a conferenze nel mondo, invitata dalle Università estere. Da anni è una editorialista di punta di “La Stampa” e del settimanale “Espresso”. Editoriali richiesti dal direttore del quotidiano settimanalmente su diversi argomenti. Nelle prime settimane della guerra in atto, ha pubblicato articoli, in cui esprime nettamente la sua avversione per le guerre, i nazionalismi e una visione di un mondo senza confini. Improvvisamente il giornale di Torino, schierato in modo netto sulle posizioni europee e contro la Russia, decide di non pubblicare un suo articolo.

Malgrado la sua volontà di continuare a scrivere per “La Stampa” decide di passare al “Fatto Quotidiano” che pubblica l’articolo censurato.

I due docenti, in questo mese di guerra, hanno sempre cercato con ragionamenti a mettere in discussione la vulgata corrente, per cui sono stati accusati essere “pacifisti”, come fosse una vergogna, quando non “putiniani”, che contrasta nettamente con la loro storia.

In ultimo, per schernirli sono stati anche definiti in modo sprezzante “complessisti”, in quanto nelle loro argomentazioni articolate si schierano per la fine della guerra e dei massacri, contro l’invio di armi all’Ucraina, ritenendo che questo implichi maggiori tragedie e morti, se non il rischio di una guerra nucleare.

Invece di trovare una soluzione ai conflitti e ragionare, la maggioranza dei giornalisti e politici presenti in TV, sposano la causa dell’invio di armi all’Ucraina e dell’aumento delle spese militari.

Brutti tempi per gli ucraini, che saranno vittime di una guerra condotta al posto degli Stati Uniti e degli stati europei dell’Est.

Anche per gli europei e noi si presentano nuvole nere, in quanto l’aumento delle spese in armi, sono a scapito di interventi per la salute, i costi sociali, per attenuare gli aumenti che causa la guerra stanno rialzandosi ulteriormente.

Dalla possibilità che l’Europa diventasse un perno per politiche di pace, siamo ritornati alla guerra fredda, e di nuovo sotto l’ala “protettrice” dell’impero USA, nella sua fase decadente.

I due professori continuano a sostenere le loro posizioni. La maggioranza degli italiani è contraria alle scelta di inviare le armi. Sperando che sia ancora possibile poter esprimere le proprie posizioni, anche con il rischio di essere classificati “disertori”, per difendere la vita del pianeta, che ha bisogno di interventi improcrastinabili per la questione ecologica e non di guerre locali o planetarie, nucleari o chimiche.

Francesco Martino