U Senzali con la fiction “La sposa” non c’entra nulla

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Lo scrittore Santo Gioffrè regala una non scontata visione sulla fiction “La sposa” andata in onda il 16 gennaio, su Rai 1, ambientata in Calabria, ma girata in Puglia, una visione che merita un’attenta riflessione da parte di tutti i calabresi: “U Senzali con la fiction “La sposa” non c’entra nulla. Solo un’operazione di Bassa Lega, d’altronde, il tutto sta nel proseguo della logica du sceccu di Gabriele Muccino”.

Lasciamo stare il fenomeno dei sensali, che non è solo un epigramma calabrese, ma planetario e che era ed è usato quando, per povertà, per interessi e per politiche di alleanze tra potenti e case coronate, si ricorre ad un mesteriante della materia per maritare una figlia o un figlio e combinare un matrimonio, dietro compenso. Chi sostiene che la fiction di domenica, “La Sposa”, parlava di sensali, dice il falso ed è complice di una schifosissima operazione di razzismo di rinculo. Non c’entrano i sensali o il sorriso di Maria la Calabrese e varie sparate da baraccone per costruire un personaggio che denigra il ruolo della donna calabrese, nel 1967, quando eravamo già Avanguardie militari e non fenomeni da circo medievale. È il contesto, lo stravolgimento storico e lo stereotipo che si vuol lanciare e che solo chi è complice, minimizza, come leggo, cum gaudio, nel confutare il successo di audience  raggiunto dalla fiction. La prima domanda è: perchè, se un eventuale copione racconta di tratte di donne meridionali, prive di qualsiasi coscienza e conoscenza, come le scimmie, dentro una Terra primordiale, morta, analfabeta e senza rigurgiti di progresso, girata in Puglia, non debba prevedere l’identificazione con donna autoctona Pugliese ma, per forza, deve essere fimmina i lettu Calabrisi? Il mio intento non è difendere l’indole di appartenenza regionale, l’orgoglio ferito calabro, il campanile paesanotto, la dignità, concetti che non mi appartengono e non esistono più. I calabresi, come assistiamo da 30 anni, si vendono a chiunque, ogni piè sospinto  per un pacco di pasta. Io protesto per altro…Questa precisa scelta commercial -editoriale nasce dalla convinzione che, ormai, sanno benissimo di poter, di questa  Terra, farne l’uso più convenevole e intraprendere ogni scorreria, consci che il  suo tessuto sociale non esiste più, nè  è in grado di alcuna reazione a ogni insulto malcelato. Il tutto  col fine di creare audience e malevoli convincimenti presso un pubblico che considera la Calabria stessa, un mondo a parte, perduto. Ed è così, se no, perché costruire, senza  un minimo di ricerca storica e sociale del periodo, una falsità che serve a chi la vede,  al di là delle mielose battute nel prosieguo, a rafforzare l’idea che, in fondo, se veniamo da indoli e  processi storici così nefasti e destruenti, non dovremmo avere la ‘ndrangheta, una sanità da III mondo, corruzione, soverchiamento destruente e violenze continue degli organi deviati dello Stato, il voto di scambio come modalità di selezione della classe di governo e il culto per un’ignoranza abissale? Perché no, e perchè non avere al governo della Regione gente che ha costruito il proprio potere,  (la Lega nord, ricordate?) manipolando, sfruttando e alimentando i temi portati avanti nella fiction? Certo, capisco: la gente non è in grado di comprendere l’articolazione, pur minima, di un costrutto di ragionamento. Loro, ormai sono ridotti ad anime spente. Non lo è chi ha fatto l’operazione filmica. Loro sapevano di poterlo fare. Chi è il grado di replicare, in Calabria? Ognuno pensa ai padroni, attuali, suoi. Ma non mi si dica che che si tratta, in fondo, di una banale fiction. La televisione di uno Stato non alimenta la totale perdizione morale- sociale e politica di una parte del suo territorio, pur coloniale. Almeno, che non sia comandata o che sa di poterlo fare.

Santo Gioffrè