Un enorme street food

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Che Palermo sia una delle capitali mondiali del gusto è storia antica; inoltre, da qualche anno, grazie a coraggiose decisioni delle amministrazioni locali (vedi pedonalizzazione delle strade principali, Via Maqueda in primis), tutto il centro storico è diventata un’unica sterminata street food. Dal tramonto all’alba, estate e inverno, un numero incredibile di locali con altrettanti dehors accolgono persone di tutte le età. Dal cocktail bar, alla trattoria, al ristorante stellato, alla sontuosa pasticceria tradizionale ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Unico neo, fino a qualche anno fa, era una proposta vinicola frammentata e occasionale e una scarsa attenzione verso il mercato enologico che invece, nell’altro versante dell’isola (vedi Etna), ha raggiunto livelli di offerta paragonabili solo a quelli della Toscana e del Piemonte. Per fortuna, dal 2019 grazie all’iniziativa di Stefania Milano, Manuela Laiacona, Franco Virga e Giovanni Gagliardi, Palermo ha inaugurato un calendario di eventi, dedicati al vino e al cibo, di tutto rispetto, tra cui la “Not Rassegna dei vini franchi” giunta al terzo anno di vita; una grande reunion dei vini naturali con centinaia di produttori e piccoli artigiani del vino provenienti da tutta Italia e dall’estero, con oltre 500 etichette in degustazione. Anche quest’anno ai Cantieri Culturali della Zisa si è tenuta (il 15 e 16 gennaio scorsi) la kermesse “dedicata al movimento culturale che ha cambiato il modo di bere, divulgato una coscienza di consumo rispettosa della terra e ridato dignità e centralità alla figura del vignaiolo”.

Palermo ha richiamato a raccolta i piccoli viticoltori, gli artigiani del vino il cui lavoro “promuove la coscienza del bere come atto culturale di salvaguardia dell’identità territoriale e della Natura”. L’evento apre l’anno solare delle fiere del vino riprendendo il percorso interrotto causa Covid: creare ponti tra esperienze diverse, per territorio e storia, basate sulle medesime scelte in vigna e in cantina. Con la riunione dei vignaioli si riaccende nel capoluogo siciliano l’occasione di incontro di respiro internazionale al centro del Mediterraneo.

Quando mi trovo in Sicilia, spessissimo per fortuna, provo sempre il rammarico di constatare la differenza evolutiva che intercorre tra siculi e bruzi. La Calabria è il regno delle occasioni perdute e delle promesse mancate. Evito, per carità di patria, di fare confronti sulla presenza turistica e mi limito a sottolineare come, per esempio, a Palermo siano riusciti a sublimare e trasfigurare il degrado. Nel centro storico molti palazzi d’epoca sono stati restaurati magnificamente e tanti altri sono ridotti a scheletri o a cumuli di macerie, ma la loro maestosità è intatta agli occhi dei turisti grazie alla creatività e all’operosità dei cittadini.

Gli stessi Cantieri Culturali della Zisa sorgono in un enorme complesso monumentale Normanno, recuperato da secoli di degrado con progetti innovativi che hanno favorito lo sviluppo del quartiere e creato centri di aggregazione culturale.

Il fermento culturale del movimento del vino naturale e artigianale non poteva non esprimersi nuovamente in questo luogo che rappresenta un tassello importante della storia di Palermo. Il plesso risorto dall’ex mobilificio Ducrot, che esportò il Liberty palermitano nel mondo, è oggi l’hub culturale più vivace della città. Se penso all’area fieristica di Pentimele, ridotta a discarica a cielo aperto sulle sponde dello Stretto, mi viene da piangere.

Dulcis in fundo, vi svelerò che due dei principali artefici del Not, Giovanni Gagliardi (calabrese di Castrovillari) e Manuela Laiacona (palermitana) vivono tra Palermo e Campotenese di Morano Calabro dove tra l’altro gestiscono “La Catasta”, l’immaginifica Porta del Pollino che è diventata la Porta della Calabria; casa delle eccellenze enogastronomiche e delle escursioni naturalistiche che ha rivitalizzato un’area che per decenni è stata ritenuta a torto una landa impervia ed inospitale dagli automobilisti che percorrevano la Salerno-Reggio Calabria. Stefania Milano e Franco Virga dal canto loro, hanno creato e gestiscono una rete di locali che in breve tempo hanno scalato le classifiche delle guide gastronomiche, abbinando alla buona ristorazione la caratteristica di essere insediati in vecchi magazzini del centro storico e della Vucciria, che negli anni passati ospitavano botteghe artigiane o negozi di vari generi, mantenendo le bellissime insegne liberty e gli arredi originali.

Franco Arcidiaco