Un posto d’onore nella Hit parade dei batteristi

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Alessandro Commisso è conteso da Siderno e Locri. La madre è sidernese, il padre Locrese doc, con l’assolo di batteria ha chiuso il mega concerto di Diodato all’Arena di Verona.

Le bacchette (“I mazzola”) si alzano dopo l’ultimo colpo secco sul piatto. Le immagini TV rimandano l’assolo di batteria che chiude il mega concerto di Diodato all’Arena di Verona. “Fai rumore”. Ed allora esplode quello incalzante, crescente, coinvolgente indotto dalle protesi del braccio, le bacchette che, guidate dal cervello che si divide in quattro, mentre i piedi ritmano grancassa e charleston, fanno sì che ripetuti passaggi dal rullante ai Tom Tom al timpano ai piatti scatenino l’appassionato applauso del pubblico. Totalmente rapito da tanta abilità musicale. Primo piano su Diodato che, riconoscente, sembra ringraziare il suo batterista al quale ha “Affidato” la fine del concerto. La parte più esaltante. Ed allora compare il bel viso, in cui riconosci la bellezza di mamma Francesca, incastonato da folti capelli ricci e barbone alla Marx di papà Totò, u sponzu. Alessandro Commisso è conteso da Siderno e Locri. La madre è Sidernese il padre Locrese doc. Il solito campanilismo ormai superato. In effetti è nato a Roma, dove i suoi genitori si trasferirono per lavoro. Alessandro è nipote di don Turi, u fetusu, uno dei primi imprenditori edili del dopoguerra. Ma per tutti il compagno Commisso, comunista di grande simpatia. Noi ragazzi eravamo i “Fetuselli”. L’aneddotica su di lui meriterebbero un articolo a parte. Faceva impazzire i preti, murava in casa il giorno del voto il vicino democristiano, i socialisti del primo centro-sinistra furono ribattezzati ” socialistellidu cori i Gesù”. Per uno strano gioco, nel 1995, quando Alessandro aveva appena cinque anni, vinse lo Zecchino d’oro, con la canzone “Il batterista”, tal Alessandro Commisso. Oggi i due Alessandro sono amici su facebook. Poi dici il destino. Il talento di Alessandro lo intuisce una sua giovanissima amica. Tamburellava a casa, come spesso faceva Totò, mio compagno di scuola. Con la giovane amica sidernese andò ad una festa di ragazzi. C’era una piccola batteria, cominciò a percuoterla, forte ed ancora più forte spinto dalla passione per il ritmo incalzante. La bambina non mancò di sottolineare le doti a Totò e Francesca. Nel tempo lo ascoltarono e lo seguirono due grandi batteristi locresi, forse i migliori, Pasquale Pedullà e Massimo Cusato. Pasquale lo introdusse nella sua immensa raccolta di dischi. “Prendine uno, a caso, lo accompagno con la batteria”. Estasi.

Massimo lo spinse al perfezionamento dal Maestro Mancini, a Roma, che era stato anche il suo maestro. Dopo il liceo classico, concluso brillantemente, era necessario scegliere. Alessandro seguì la passione. Al Conservatorio di Campobasso frequentava con profitto, ma per nulla interessato a violini, chitarre, trombe e quant’altro. Lasciò. Per lui c’erano le percussioni e la batteria. Andò in Africa a suonare con i ragazzini. Poi gruppi Punk, i Placebo, gruppo rock inglese. Due edizioni di Ossigeno su Rai 3, la collaborazione con Manuel Agnelli. Infine Diodato, le grandi platee. Un successo che non ha mai turbato un ragazzo tranquillo. Non litigheremo con i cugini sidernese per la “Paternità ” di Alessandro. Gioiamo per i suoi successi e godiamoci le sue performance. Anzi poiché gli amanti della batteria sono tanti organizziamo un flash mob di batteristi, dai più piccoli ai più “maturi”.

Alessandro, Massimo Cusato, Domenico Ammendolea, Luigi Pedullà, il piccolo Memmo Carabetta, la Scuola Senocrito e tanti altri, sono invitati.

Francesco Riccio