Da operaio all’Afroditea Filmaker di successo!

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Dopo il successo alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia, con il film “Il buco”, parla lo zio di Michelangelo Frammartino, Nicola: “Mi commuove di più il fatto, come rilevava una collega, che ha avuto il pregio di riuscire a spostare sulla Calabria i riflettori non in funzione di cose cattive, mafia, omicidi eccetera, ma in funzione di cose belle, bellezza, poesia, arte”.

Al Planet bar, caffè e granita, ottimi, seduti con l’antico amico e compagno di tante battaglie per il riscatto e il progresso della Locride Nicola Frammartino, già sindaco di Caulonia, consigliere provinciale, oggi pensionato ma sempre, tiene a precisare con orgoglio, “Irriducibile e mai rassegnato combattente comunista…”.

 Come e quando hai saputo del prestigioso Premio a tuo nipote Michelangelo e quale è stata la tua prima reazione?

La notizia non solo per me, ma anche per lui è stata una sorpresa. Eravamo a mare, sulla spiaggia quel giorno. Nella mattinata è giunta la telefonata. Lui è un tipo molto riservato…Se tu gli fai delle domande e gli chiedi di parlare magari del Premio lui ti risponde con una certa timidezza, sembra che debba discolparsi di qualche cosa. Quella stessa mattina un mio amico di Caulonia Marina, che ha la figlia che vive a Soverato, mi aveva chiesto se potevo farlo incontrare con Michelangelo e sulla spiaggia, c’era la sorella e altre persone e li ho presentati. Non sapevamo ancora nulla, la comunicazione da Venezia è arrivata un pò più tardi. Inattesa…Ognuno nel suo animo ci sperava, e anche Michelangelo per la verità ci sperava, ma lui, che è tipo difficile anche con se stesso, non si confidava, non faceva parola, magari anche per scaramanzia e senza la sicurezza non avrebbe detto niente…

 E quando la notizia è diventata ufficiale, di pubblico dominio e poi hai visto tuo nipote in televisione, a Venezia, cosa, da zio paterno (Michelangelo è figlio di Francesco Frammartino, fratello di Nicola ndr), cosa hai provato?

Una grandissima emozione. Una cosa bella. Straordinaria. Michelangelo mi piace, perché è mio nipote. Ma di lui mi piacciono tante altre cose. Innanzitutto il riferimento che ha fatto alla Calabria, di grande dignità, e a Caulonia. Anche questo è stato bellissimo: il paese si è esaltato per questo omaggio. È stato intelligente e bravo a ricordarsi di Caulonia. Michelangelo, come Angelo prima (il fratello, accoltellato a morte il 10 agosto 2006 a Gerusalemme, mentre era in missione di pace presso il centro “La torre del Fenicottero” per aiutare i bambini vittime del conflitto israelo-palestinese, al quale Caulonia ha intitolato l’Auditorium “Angelo della Pace” ndr), avevano in comune il rifiuto di questa società fatta di consumi, questa società, come dice il Papa di cui io sono un grande ammiratore e che seguo moltissimo, il denaro sterco del diavolo. Angelo è morto mentre aiutava i bambini e la povera gente. Michelangelo fa dei film di una profondità unica, sempre puntati sulle tematiche degli ultimi… Ogni tanto con lui scherzo e gli dico, va bene, noi in fondo siamo una famiglia modesta e non ci possiamo lamentare, ma ogni tanto non potresti fare anche dei film commerciali, di cassetta, per avere qualche guadagno?

 E lui?

Irremovibile. Mai, risponde. E anche la sorella dice: zio, rassegnati, Michelangelo non si farà mai conquistare dal consumismo. Nei suoi film c’è il rifiuto del consumismo ed è la ricerca di una spontaneità, di una verginità, di una purezza della vita come se andasse indietro nel tempo per cercare qualcosa che è perduto e che certamente il capitalismo ci fa perdere ogni giorno di più.

 

Lo hai sentito subito dopo la consegna del Premio, e cosa vi siete detti?

Gli ho fatto solo gli auguri. Io so come la pensa. Noi non comunichiamo tanto, ma dialogo molto di più con i genitori, con la madre in particolare che l’ha seguito sempre. Mia cognata era pazza di gioia, anche perché Michelangelo in più di una occasione ricordava la nonna materna, che aveva, come tutti gli anziani, anche mia suocera che ha 98 anni, questa concezione animistica del mondo. Mia suocera pensa che noi quando moriamo ritorneremo nella casa dove siamo nati. Michelangelo ha preso dalla nonna materna questa cultura nostra, calabrese, meridionale, animistica per cui i morti, quelli che non ci sono più, sembra che non ci siano più, sono invece vicino a noi, seduti nella sedia accanto…

 Ricordi particolari dell’ infanzia di Michelangelo?

Che era serio. Sempre serio. Lui è stato qui qualche anno, ha lavorato all’Afrodite (un celebre camping, all’epoca gestito da una cooperativa), ed era un operaio serio. Aveva con tutti rapporti di grande rispetto e serietà, non si abbandonava mai, sempre pensoso, quasi riflessivo… Certo era un giovane bravo, ma che la sua mente potesse partorire, germogliare queste idee, che potesse arrivare a tanto noi non ci pensavamo, nessuno di noi ci pensava, anche perché io, da calabrese, sapevo e so che per noi calabresi i traguardi sembravano irraggiungibili. Per fortuna mi sbagliavo, i tempi sono cambiati e oggi devo riconoscere e apprezzare la genialità di mio nipote e sono appassionato di lui. Tu mi conosci e conosci il mio passato politico, che mai rinnegherò. Michelangelo di politica non si è mai interessato. Ma io oggi sento che c’è questo afflato, questa ventata a favore degli ultimi, di quelli che non hanno niente, sia stata sempre dentro di lui, come era dentro suo fratello Angelo. Infatti, se ti capitasse di vedere il film precedente, “Le quattro volte”, vedrai che aveva una dedica speciale, in basso a destra, ad Angelo, appunto…

Quando Michelangelo scenderà a Caulonia per ricevere l’abbraccio della famiglia e della sua Comunità?

Non sappiamo quando, ma sono convinto che sarà presto, perché qui c’è un entusiasmo immenso. In tantissimi mi hanno chiesto il suo recapito telefonico, lo hanno chiamato per congratularsi, sul mio profilo facebook ho messo solo una registrazione, ma sono arrivate centinaia e centinaia di commenti e di condivisioni, di compiacimento ed espressioni di gioia, segno che a Michelangelo tutti vogliono un gran bene e ciò mi commuove profondamente. E mi commuove di più il fatto, come rilevava una collega, che ha avuto il pregio di riuscire a spostare sulla Calabria i riflettori non in funzione di cose cattive, mafia, omicidi eccetera, ma in funzione di cose belle: bellezza, poesia e arte.