Una nuova alba

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C’è una parola che non si dice a cuor leggero in queste bellissime terre animate da passioni culturali antiche e magnifica accoglienza. È la parola calabrese più nota al mondo. È la ‘ndrangheta che ha le sue capitali globali proprio nella Locride. Come a Matera si rovesciò lo stereotipo della vergogna d’Italia che diventava Capitale europea della cultura, la Locride deve saper esprimere la sua volontà collettiva di trasformare la perduta gente delle anime nere negli abitanti di una grande bellezza sconosciuta alla grande parte del mondo. Una sfida difficile, ma possibile e da tentare.

Sono stato invitato al Borgo antico di Casignana a chiudere i lavori del dibattito “La vita dei borghi. La cura delle parole. Svelare la bellezza. Quali finanziamenti”.

Ho ascoltato preti che ravvivano l’oratorio, pro loco che rivalutano il genius loci, un’assessora poetessa come Agata Mazzitelli che riempie i fogli con il cuore, anche la scheda tecnica di Loredana Musolini per i finanziamenti ricevuti pulsava passione, la villa romana tanto curata dall’impegno della famiglia Crinò insieme a tutti gli abitanti, un emigrato di successo come Francesco Spanò direttore delle risorse umane alla Luiss.

A quest’ultimo, che ha recentemente scritto un libro sulla sua Gerace, ho dedicato il passo di Pavese che recita: “Un paese ci vuole, non fosse che per andare via, un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei ti resta ad aspettare”.

Spanò è molto impegnato a proporre soluzioni nazionale di rianimazione per piccoli comuni e borghi. Ha riferito di un convegno in cui il sindaco di Santa Maria del Cedro vantava con orgoglio delle 80000 presenze turistiche ogni anno nel comune della Riviera cosentina. Ho fatto presente che sono numeri che vanno letti con lenti molto acute. Quelle 80000 persone sono turisti balneari che si concentrano in un breve periodo e che rendono la vita del posto poco amena. A Santa Maria del Cedro bisognerebbe puntare su un turismo internazionale legato alla raccolta del cedro da parte dei rabbini che vengono in questo pezzo di Calabria e che possono essere traccia del progetto della Regione legato alle radici degli ebrei che il presidente Occhiuto ha annunciato di voler realizzare. Ho anche speso apprezzamenti per il progetto “La terra dei padri”, dell’assessore Orsomarso. La Calabria di fuori è un contenitore di persone che può funzionare bene per un indicatore di turismo mai considerato.

Ho smontato luoghi comuni a Casignana antica, nella Locride. Come quello delle case vendute ad un euro che campeggiano su tutti i siti per fare click. Quando ne sono state assegnate in Italia? Non esiste uno studio serio sul fenomeno. E gli alberghi diffusi, più numerosi dei turisti che li ospitano, sono veramente la ricetta giusta per paesi inaccessibili e pieni di barriere architettoniche naturali che ostacolano la buona vita del turista esperienziale?

Ho aperto gli occhi anche sul concetto di borgo recentemente sottoposto a revisionismo dell’intellighenzia di sinistra.

Carmine Donzelli, calabrese di successo emigrato a Torino, e editore di chiara fama, ha dato alle stampe un volume collettivo che rimescola le carte sull’argomento. Esemplari i titoli dei capitoli del libro: “Decostruire i borghi”, “Borghi per borghesi”, “Condannati a diventare borghi”, “La cucina dei borghi non esiste”.

Il borgo per gli autori è definizione afflitta da chi vive nelle comode città. Anche Vito Teti è presente nel libro e sostiene che il suo paese “non è un borgo” ma, appunto, un paese. Ha scritto nella sua “Restanza” che “il ritorno al paese viene oggi spesso evocato nell’ambito di una visione estetizzante delle rovine, espressione di una sorta di flânerie contemporanea”. Teti è per il movimento della restanza, quell’andare e venire che rende moderno il nostro nomadismo digitale. Vito Teti nei giorni scorsi ha ricevuto la cittadinanza onoraria della municipalità di Nardodipace con questa motivazione: “A Vito Teti narratore e interprete del sentimento dei luoghi, acuto e appassionato lettore della storia di Nardodipace e della sua anima”. E il pensiero di Vito è andato alle sue spedizioni in questo paese in bilico tra passato e futuro chiosando per il premio ricevuto: “Ho ricordato uno ad uno gli abitanti di quelle case ormai vuote che ci accoglievano per parlare, raccontare, aprire la loro anima, con un senso di ospitalità antico. Mi sono detto che questi luoghi non dovrebbero morire, non possono morire. Tutto è difficile, complicato, ma, forse, non tutto è accaduto fino a quando gli ultimi abitanti continueranno a guardare ad avere memoria e a guardare al futuro”.

La discussione del libro prima citato tutela l’opera svolta in passato dal ministro Barca. Se ne trova traccia in un’altra opera della casa editrice “L’Italia lontana. Una politica per le aree interne”. Un’intervista a Fabrizio Barca apre il libro per rievocare quel programma chiamato Snai che doveva portare interventi statali nelle comunità lontane “con attenzione persino maniacale a utilizzare le energie locali, anche a scapito del ruolo ambiguo delle élite della provincia italiana, sempre in bilico tra il ruolo di guida delle comunità smarrite e di freno alle nuove energie non allineate”.

Ma anche quel programma frutto di uno dei migliori ministri che ci siano stati non ha ancora prodotto grandi risultati. Se i finanziamenti del Pnnr si sono ridotti ad una lotteria per 21 comuni sparsi per l’Italia, Snai ha prodotto quasi solo pubblicistica per le iniziative ad Aliano promosse da Franco Arminio che con il suo concetto di paesologia almeno un percorso lo ha indicato attualizzando la svolta teorica compiuta prima da Franco Cassano con il pensiero meridiano.

Casignana  sta dimostrando essere una buona locomotiva per la Locride. Sta svelando la sua bellezza con la crescita dei turisti che visitano ogni giorno i mosaici della Villa romana e l’antico borgo, o paese fate voi. Casignana non vuole morire dimenticato sulla montagna.

La Locride con i suoi 42 comuni si è candidata ad essere capitale italiana della cultura nel 2025. A Casignana ho fornito qualche indicazione memore delle mie esperienze per l’affermazione di Matera capitale europea della cultura nel 2019, prima volta di una città del Sud.

Comunque vada, si perda o si vinca, quello che si prevede nel dossier di candidatura va attuato, e in caso di sconfitta va attuato a sostegno della capitale italiana del 2025.

Concorrere per questo titolo non significa partecipare ad un concorso di bellezza. Non vince chi è più bello ma chi ha il progetto più convincente. La sfida è come un Palio di Siena. Le contrade non prendono il fantino solo in città, ma lo cercano tra i migliori. A Matera è stato determinante Paolo Verri, torinese con una grande esperienza in manifestazioni culturali che ha amalgamato, non senza difficoltà, le popolazioni della realtà locale.

La candidatura della Locride deve essere in grado di essere bandiera di quella della Calabria e del Mezzogiorno. Ha bisogno di una parola d’ordine chiara. C’è una parola che non si dice a cuor leggero in queste bellissime terre animate da passioni culturali antiche e magnifica accoglienza. È la parola calabrese più nota al mondo. È la ‘ndrangheta che ha le sue capitali globali proprio nella Locride. Una rappresentazione visto che l’organizzazione tiene le file del gioco tra la Borsa di Milano e i capitali sporchi delle segrete banche svizzere. Come a Matera si rovesciò lo stereotipo della vergogna d’Italia che diventava Capitale europea della cultura, la Locride deve saper esprimere la sua volontà collettiva di trasformare la perduta gente delle anime nere negli abitanti di una grande bellezza sconosciuta alla grande parte del mondo. Una sfida difficile, ma possibile e da tentare.

A fine dibattito ho dormito in una casa di Casignana antica, cullato dalle tarantelle che animavano il borgo o il paese, fate voi.

Al mattino ho visto sorgere il sole dal mare tra il frinire di grilli e cicale, il fischio degli uccelli, il canto del gallo. Ho visto una nuova alba.

Mi sono trovato dove cammina la storia. Noi. Nessuno si sente escluso. Soprattutto nella Locride. Borghi o paesi che siano facciamola la Storia.

Paride Leporace