Una spinta per organizzare la rete della procreazione assistita in Calabria

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Ci sarà da lavorare, in Calabria, per dare concreta attuazione alle linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità sul trattamento dell’infertilità di coppia e organizzare così una risposta efficace all’ingresso del percorso riproduttivo nei LEA, i livelli essenziali di assistenza con cui lo Stato garantisce ai cittadini il diritto universale alla salute. È questa una delle conclusioni cui è giunto il Terzo Congresso Regionale della SIRU, Società Italiana di Riproduzione Umana, che ha chiuso i suoi lavori con una tavola rotonda dedicata proprio alla realtà calabrese. 

Il professore Stefano Palomba, coordinatore scientifico del congresso, lo ha definito: “Un confronto molto interessante poiché, in primo luogo, è servito a selezionare i Centri che realmente sono interessati ad una politica sanitaria efficiente. Ci siamo confrontati sulla necessità di avere dei protocolli e delle linee di indirizzo condivise, al fine di offrire in Calabria un servizio di qualità attraverso una rete riproduttiva che con moduli standard formativi possa proporsi in seno ai singoli ordini dei medici per coinvolgere medici di medicina generale e specialisti territoriali. Dopo l’attivazione dei LEA e l’istituzione di Centri di riferimento per la diagnosi e cura dell’infertilità di coppia, l’impegno SIRU sarà quello di intervenire sulle Direzioni Sanitarie e sulle Unità Operative Complesse”.

Un percorso sicuramente complesso, lungo il quale, tuttavia, la SIRU potrà contare anche sulla piena disponibilità del governo regionale, manifestata dall’assessore Gianluca Gallo, intervenuto al congresso in rappresentanza del presidente Roberto Occhiuto. Non è poco, almeno sul piano delle intenzioni, in una regione che sconta, giusto per fare qualche esempio, la mancata attivazione in molti presìdi ospedalieri della parto-analgesia in ostetricia, fondamentale per la politica di “ospedale senza dolore” e degli ambulatori per l’endometriosi in ginecologia, qualificata qualche anno fa come “malattia sociale”.

Sul piano squisitamente medico, nonostante in Calabria non manchino esperienza, competenza e tecnologia, la percentuale delle nascite ottenute grazie alla procreazione medicalmente assistita è poco più dell’1% contro, ad esempio, il 7% della Lombardia. Il problema è dunque di natura organizzativa. Da qui la necessità di una rete efficace ed efficiente, che dalla medicina di base, passando per la specialistica, accompagni la coppia fino ai centri specialistici ad alto flusso in grado di fornire prestazioni di qualità e ad alte probabilità di esito finale positivo; basti pensare, infatti, che grazie agli strumenti diagnostici e terapeutici oggi a disposizione, su tutta la popolazione infertile una coppia ha mediamente un 20% di tasso di successo considerato come “bimbo in braccio”, che può raggiungere il 35% in pazienti selezionate con fattori prognostici positivi.