Vassalli, un uomo giusto e coraggioso

60
Foto: umbriajournal

Ripercorrere la vita di Vassalli è disegnare il viaggio suggestivo e coraggioso di una Italia che, con i suoi uomini migliori, è approdata alle sponde sicure della democrazia. Dopo l’8 settembre 1943, era divenuto membro della giunta militare del CNL e nel gennaio 1944 aveva organizzato, con falsi documenti, l’evasione di Sandro Pertini e di Giuseppe Saragat dal carcere romano di Regina Coeli.  Catturato, poche settimane dopo, fu gravemente torturato, costretto a mangiare, come i cani, in una scodella con le mani legate dietro la schiena.

 Aveva gli occhi pieni di lacrime Giuliano Vassalli, quando ricordava le torture che aveva subito nel 1944, in via Tasso, dal colonnello Kappler. Per pochi giorni era riuscito a scampare alla strage delle Fosse Ardeatine e sottratto alla morte da uno scambio di prigionieri che con l’aiuto di Pio XII si era riusciti ad organizzare. Ricorre quest’anno il centenario della nascita di uno dei maggiori protagonisti della vita democratica del nostro paese.

Per uno strano caso del destino Giuliano Vassalli era nato, a Perugia, il 25 aprile del 1915, nel giorno fausto della Liberazione dalla dittatura fascista, giorno che egli stesso aveva contribuito a esaltare come data della riconquistata libertà.

Ripercorrere la vita di Vassalli è disegnare il viaggio suggestivo e coraggioso di una Italia che, con i suoi uomini migliori, è approdata alle sponde sicure della democrazia. Lo zio materno Mario Angeloni era morto in terra di Aragona militante delle Brigate internazionali a difesa della Repubblica Spagnola. Docente di diritto penale all’università di Genova giovanissimo, dopo l’8 settembre 1943 era divenuto membro della giunta militare del CNL e nel gennaio 1944 aveva organizzato, con falsi documenti, l’evasione di Sandro Pertini e di Giuseppe Saragat dal carcere romano di Regina Coeli. Un’incredibile beffa per i nazisti. Catturato, poche settimane dopo, fu gravemente torturato costretto a mangiare “Come i cani“ in una scodella con le mani legate dietro la schiena.

“Animato da malinconico amore per il diritto penale e la giustizia”. Così amava dire del suo impegno culturale di una vita dedicata allo studio del diritto penale. Fu ministro di grazia e giustizia e poi presidente della Corte Costituzionale e prima deputato e poi senatore.

Sotto la sua guida fu varato nel 1989 il nuovo codice di procedura penale, che voleva soprattutto equiparare i diritti dell’accusa e quelli della difesa. Si batté come un leone, perché entrasse in vigore anche in Italia lo Statuto della Corte Penale Internazionale che riconoscesse la responsabilità individuale di capi di Stato e di governo e i limiti posti all’inderogabilità dell’ordine superiore, in nome della sua manifesta illegalità nel commettere genocidio o delitti contro l’umanità e perché fosse garantita continuità di rapporti tra la Corte  e l’ONU:

Militante socialista aderì alla scissione socialdemocratica di palazzo Barberini nel 1947 per poi rientrare nel PSI.

Il suo essere uomo coerentemente antifascista e anticomunista gli costò l’elezione al Quirinale, infatti nel 1978, come presidente della Repubblica gli  fu preferito Sandro Pertini, che con i comunisti aveva diversi e più intensi rapporti.

Inutilmente Craxi, quando si dimise Cossiga, cercò di riproporre la candidatura Vassalli. Si disse che era malato, invece con grande onestà Vassalli sapeva che sul suo nome non c’erano i voti necessari e impose a Craxi di ritirare il suo nome, così nel 1992 fu eletto Scalfaro.

Nel respingere la legge proposta dal ministro della difesa Larussa che voleva il riconoscimento dello stato di combattente ai fascisti di Salò, Vassalli era stato lapidario e in punta di diritto senza sbavature ideologiche aveva detto. “Nessun paese europeo ha mai premiato i collaborazionisti del nazismo”. Nel 2009, quando morì il presidente Napolitano scrisse di lui “Giuliano Vassalli personalità tra le maggiori della nostra vita democratica si è distinto come grande giurista, come coraggioso combattente della libertà, come appassionato militante fedele agli ideali e alla storia del socialismo italiano”. Subito dopo la caduta del muro di Berlino il grande Vassalli si affrettò a compilare un volume nel quale cercava di spiegare come i crimini contro la libertà dei cittadini nella Germania dell’Est potessero essere sottoposti alla giurisprudenza della Germania dell’Ovest.

Il mondo dei tribunali e il mondo delle facoltà di giurisprudenza, con un piccolo sforzo di fantasia, potrebbero contribuire a segnalarne la vastissima produzione intellettuale alle nuove generazioni alle quali Vassalli aveva dedicato il suo impegno civile e tanti sacrifici  esistenziali per lasciare loro un mondo migliore.

Matteo Lo Presti