Vito Pirruccio: “Spero che Benedetta possa rimettere la palla al centro e ripartire”

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Lettera aperta del dirigente scolastico, Vito Pirruccio, a Franco e Anna, genitori di Benedetta la ragazza con disabilità visiva non ammessa a sostenere gli esami di Stato. 

 

Carissimi Anna e Franco,

ho appreso dell’esclusione di Benedetta dalla partecipazione all’Esame di Stato (Lei dovrebbe avere solo una certificazione attestante il percorso di studio superiore seguito) da un mio collaboratore di segreteria che mi ha fatto leggere la vostra lettera pubblicata sui social. La mia prima reazione, da uomo di scuola, è stata quella di capire le possibili ragioni alla base della decisione, anche se sarebbe necessario approfondire le carte o almeno il verbale del Consiglio di Classe che ha deliberato in tal senso. Probabilmente ho pensato che nella decisione abbia pesato l’iter di chiedere al Ministero una prova ad hoc da somministrare in sede d’esame (nel caso di Benedetta una prova col metodo braille) e la difficoltà di far ricorso a un docente con specifica abilitazione. Conoscendo Benedetta, la vostra sensibilità e pacatezza di genitori e la vostra dedizione alla crescita culturale della ragazza ho, anche, messo in conto che solo la delusione vi abbia spinto a rendere pubblica una situazione francamente incresciosa. E, pur con tutte le cautele prima accennate, qualificare incresciosa la decisione di non offrire a Benedetta l’opportunità di gustare un passaggio importante della sua vita, è dire poco. Benedetta, come tanti ragazzi privati dalla sfortuna a godere con tutti i sensi della bellezza di ciò che ci circonda, ha moltissimi altri elementi fondamentali, oltre ad altre abilità naturali, che la compensano della sua disabilità: voi genitori amorevoli, il contorno familiare, gli amici e, nonostante quest’ultima amara esperienza, lasciatemi mettere nell’elenco la scuola. Voi stessi nel legittimo sfogo avete parole di apprezzamento sul “percorso svolto – fino al 4° anno n.d.r.- con tanto impegno e professionalità dalla docente di sostegno che ha seguito in tutti questi anni Benedetta”. Quindi, la scuola sta legittimamente e autorevolmente in pista a fianco di alunni/e come Benedetta che devono sentirla portatrice dei loro interessi e delle opportunità di inclusione.

La parola magica che apre a persone come Benedetta la strada della normalità è, appunto, “inclusione”. Con tutti i difetti e gli errori che possiamo commettere, come Scuola ci sostiene una legislazione d’avanguardia (fin dai Decreti Delegati del ’74) e una cultura pedagogico-didattica di grande respiro. Però, mi rendo conto, non basta né una legislazione avanzata né una cultura inclusiva radicata nella formazione dei docenti, se le risposte sul campo sono quelle date a Benedetta nel suo ultimissimo tratto di percorso scolastico. Intanto, c’è un vulnus che, da tempo, è stato immesso nell’ingranaggio organizzativo scolastico dal legislatore diventato, nel tempo, Giano bifronte e che fa come Penelope con il sudario di Laerte: di notte disfa ciò che tesse durante il giorno. Infatti, nonostante una legislazione e una cultura pedagogia d’avanguardia in materia d’inclusione, assistiamo all’ostracismo della Legge 104, divenuta “la legge dei furbetti” a scapito dei veri beneficiari e allo scadimento formativo dei docenti con l’irrompere sulla scena di abilitati in Romania, Cipro e Paesi dei diplomifici a “go-go!”, come se non bastassero quelli prolifici in madrepatria. Proprio su quest’ultimo aspetto, il Ministero mi pare faccia orecchio da mercante e lascia alla magistratura il compito di risolvere l’intricata matassa: campa cavallo … prepariamoci all’arrivo dell’ennesima sanatoria!

Chi denuncia da anni questo stato di cose, non solo rimane inascoltato, ma è costretto ad inseguire “tribunali-tribunali” fascicoli, unificazioni di cause, costituzione parte lesa e via di seguito, con tutto il campionario de “La legge è uguale per tutti” (sic!) che, come l’Araba Fenice, muore-rinasce-risorge e si trascina la soluzione fino allo sfinimento.

Tornando a quanto è successo a Benedetta, spero che motu proprio la scuola ritorni sui suoi passi e riconosca l’errore. Mai come in questo caso l’umiltà e la sensibilità sono le buone consigliere in grado di riparare al torto. Ancora gli Esami di Stato devono iniziare e in “zona Cesarini” si risolvono le partite più complicate: per Benedetta sarebbe rimettere la palla al centro e ripartire… Auguri!

Con sentita vicinanza,

il vostro amico Vito Pirruccio

Dirigente Scolastico e Presidente

Associazione Museo della Scuola “I Care!”