Vladimir il terribile

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Credo che l’ossessione per Vladimir Putin sia l’assillo di rimanere nella storia, non come un dittatore qualsiasi, ma come uno degli zar del passato: forte, crudele e invincibile. E pur in un momento storico stracarico di pericoli non solo per il suo popolo, ma anche e soprattutto per il resto del mondo, il nuovo Zar non resiste alla tentazione di scatenare il finimondo su un popolo tranquillo e laborioso, con l’unico difetto, per Putin, di avere un presidente democraticamente eletto.

Mentre nell’Occidente dell’Europa fioriva da tempo la nuova civiltà risorgimentale, specie nel nostro paese, che ha dato al mondo, anche con le sue contraddizioni e le guerre intestine, a volte violente, un nuovo modo di vivere basato sulla bellezza e sulla scienza, nel granducato di Moscovia, saliva al potere un ragazzino di nome Ivan che a soli 17 anni si autoproclamò Zar, titolo che deriva dal latino Caesar, convinto di esercitare il potere assoluto nel nome di Dio e che Mosca fosse la Nuova Roma. Fu il primo Zar della storia russa. Il titolo fu conservato poi fino agli ultimi imperatori, i Romanov, giustiziati nel 1917. Ivan IV, detto il terribile, fu il teorico e iniziatore di quel modo di concepire il mondo che tuttora perdura nel popolo russo, il quale è convinto di doversi difendere su tutti gli sterminati confini, perché circondato da nemici e difendere anche la sua “civiltà” e, per poterlo fare, occorre conquistare e sottomettere i popoli confinanti. Così ha fatto Ivan IV che a Sud sterminò i Tartari, ad Ovest sconfisse i Polacchi e i Lituani, Danesi e Svedesi; e poi, via via tutti gli Zar che si sono succeduti hanno continuato questo modo di procedere, compresi Pietro il Grande e Caterina II. Così, avvenne con Stalin che dopo la rivoluzione sovietica, divenuto il padrone assoluto, si costruì intorno un cuscinetto di Stati satelliti.

Vladimir Putin non vuole essere da meno, io credo che la sua ossessione sia l’assillo di rimanere nella storia, non come un dittatore qualsiasi (ce ne sono stati tanti), ma come uno degli zar del passato: forte, crudele e invincibile. Ciò ha a che fare non la sanità di mente, visto il momento storico. E pur in un momento storico stracarico di pericoli non solo per il suo popolo, ma anche e soprattutto per il resto del mondo, il nuovo Zar non resiste alla tentazione di scatenare il finimondo su un popolo tranquillo e laborioso, con l’unico difetto, per Putin, di avere un presidente democraticamente eletto, ed un popolo attivo che aspira ad affermare e consolidare la democrazia. Ovviamente, per apparire credibile di fronte al popolo ha dovuto ricorrere a cose normali per un autocrate, che sono le più balorde bugie, (scusate se non le chiamo fake news), all’oscuramento completo della stampa di qualsiasi tipo, alle minacce e alla galera per coloro che si ostinano a non inghiottire le sue imposture. Gran parte del popolo, anche per l’appoggio del Patriarca di Mosca, segue il tiranno e la sua banda di malfattori arricchiti a dismisura all’ombra del Cremlino. E pensare che questa grande nazione che ha dato al mondo uomini di grandissimo valore, tra i più importanti scrittori, musicisti, scienziati delle varie discipline, geni teatrali e cinematografici, non riesca a scrollarsi di dosso il secolare pregiudizio della minaccia dell’Europa occidentale, alimentato dall’irrazionale ottocentesco nazionalismo. Ma Putin sa che solo soffiando sul nazionalismo può essere ascoltato come salvatore della patria, minacciata dalla corrotta e quasi putrida, secondo lui, società occidentale.

Fortunato Nocera